a Pineto
|Il silenzio che il calcio non ha saputo dare: il gesto degli ultras del Campobasso per i tifosi del Foggia
C’è un silenzio che pesa più di mille parole, un’assenza che grida giustizia quando nessuno sembra ascoltare. Tre giovani tifosi del Foggia, di 13, 17 e 21 anni, sono morti tragicamente in un incidente stradale. Eppure, sui campi, nessun minuto di silenzio per loro.
Le autorità sportive, in un gesto che ha lasciato l’amaro in bocca, non hanno ritenuto necessario fermarsi un attimo, riflettere, ricordare.
Ma se le istituzioni hanno fallito, sono stati i tifosi, ancora una volta, a dimostrare cosa significa davvero appartenere a questo mondo. A Pineto, al fischio d’inizio, non ci sono stati annunci ufficiali, nè imposizioni dall’alto. C’è stato qualcosa di più grande: il cuore degli ultras rossoblù, che hanno deciso di onorare quei ragazzi nel modo più semplice e potente possibile. Le bandiere, simbolo di passione e appartenenza, sono state abbassate. In quei 5 minuti di silenzio, è apparso uno striscione che parlava per tutti: “Samuele e Matteo non mollate”.

Un messaggio che ha toccato idealmente tutti i tifosi d’Italia.
Non si è trattato solo di ricordare i tre ragazzi scomparsi, ma anche di sostenere due giovani, Samuele e Matteo, di 15 e 18 anni, che lottano tra la vita e la morte dopo lo stesso incidente.
Un appello a resistere, a non arrendersi, perché la passione per il calcio non è solo fatta di cori e vittorie, ma anche di solidarietà, di un legame che va oltre le rivalità e i colori.
Gli ultras del Campobasso hanno dimostrato che il vero spirito del calcio è questo: farsi comunità, soprattutto quando il dolore colpisce così duramente. Il loro silenzio è stato un urlo d’amore, un abbraccio ideale a quei ragazzi e alle loro famiglie. In quei trecento secondi non ci sono state squadre nè classifiche, solo persone unite dalla stessa emozione.
E se il calcio può davvero essere più di un gioco, allora è in gesti come questi che si trova la sua vera essenza. Forza Samuele, forza Matteo, il tifo vi aspetta. Oggi, più che mai, gli Ultras rossoblù hanno dimostrato che il calcio non dimentica chi è parte della sua famiglia.



