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Aumento Irpef e Irap, Fanelli si appella all’assessore Cefaratti: “Ridurre le tasse per i redditi bassi si può”

L’appello della capogruppo Pd in Consiglio all’assessore al Bilancio si traduce in tre proposte operative: ridurre l’aliquota per i redditi sotto i 28mila euro, attuare con trasparenza gli impegni previsti dalla legge di stabilità e accelerare le procedure per l’approvazione di atti fondamentali come il bilancio consolidato.

In Molise è chiaro l’impatto dell’aumento delle aliquote fiscali regionali per Irpef e Irap, rispettivamente dello 0,30% e dello 0,15%. A farne le spese sono soprattutto i redditi più bassi, che vedono aggravarsi il peso delle imposte a causa di un automatismo fiscale legato al Piano di rientro dal disavanzo sanitario. La capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Micaela Fanelli, interviene con fermezza, chiedendo all’assessore al Bilancio, Gianluca Cefaratti, di trovare soluzioni per alleggerire il carico fiscale sulle fasce di reddito più deboli.

“Ridurre le tasse per i redditi bassi si può”, ha dichiarato Fanelli, sollecitando anche un negoziato con il Governo nazionale per esentare le fasce più basse dall’aumento delle aliquote. “È necessario avviare un dialogo col Governo per esentare i molisani da un incremento delle imposte che deriva da scelte imposte dall’alto e non da colpe locali”.

L’appello si traduce in tre proposte operative: ridurre l’aliquota per i redditi sotto i 28mila euro, attuare con trasparenza gli impegni previsti dalla legge di stabilità e accelerare le procedure per l’approvazione di atti fondamentali come il bilancio consolidato.

La situazione finanziaria della Regione è critica. L’ultima pronuncia della Corte dei Conti (10 settembre) ha infatti certificato un disavanzo di oltre 589 milioni di euro per il 2020, rendendo ancora più urgente un intervento strutturale per la gestione delle finanze pubbliche. Fanelli ha inoltre puntato il dito contro la mancanza di strumenti adeguati in Consiglio regionale per svolgere il necessario controllo sugli adempimenti finanziari: “Non abbiamo le informazioni tecniche utili per esercitare il nostro ruolo in modo autonomo”, ha spiegato.

A preoccupare Fanelli è anche la gestione del bilancio sanitario, ritenuto incerto, nonostante l’affidamento a una società esterna per la verifica contabile. “Abbiamo un controllore del controllore”, ha ironizzato, evidenziando la confusione nella gestione dei conti regionali.

La capogruppo Pd ha annunciato la presentazione di una mozione in Consiglio per affrontare questi temi. “Discuteremo a breve una mozione su questi argomenti e mi aspetto che si entri nel merito in modo costruttivo”, ha concluso, ribadendo che il suo obiettivo non è puntare il dito, ma trovare soluzioni concrete per evitare che i molisani, in particolare quelli con redditi bassi, siano ulteriormente penalizzati.

“Ho dubbi sulla capacità di gestire in autonomia il controllo posto in capo al Consiglio. L’autonomia data dall’ordinamento all’Assemblea rispetto alla Giunta è inesistente. L’uso generalizzato delle deleghe ai consiglieri e la rilevanza delle stesse materie rende infatti ormai la funzione dell’esecutivo un unicum con quella dei consiglieri di maggioranza (conierei la crasi GI.GLIO come nuovo organo unico di Giunta e Consiglio, che ricorda bene anche il tema del Giglio magico), talché il nostro ruolo di controllori diventa quasi impossibile, oltre che inutile” scrive Fanelli.

“In riferimento all’aumento dell’IRPEF – aggiunge –  aspettiamo di capire meglio il perché dalla risposta che verrà data da una interrogazione depositata dal collega Romano il 16 settembre e in attesa di discussione. L’aumento delle tasse, tuttavia, andrebbe contestato alla radice dal Governo regionale. Dovrebbe essere uno dei pilastri della “vertenza Molise”. Non dovrebbero pagarlo i molisani perché, derivando dal disavanzo sanitario che da 15 anni è generato dallo Stato (perché i commissari sono funzionari governativi), i molisani non possono vedersi attribuire un costo che non hanno determinato, neanche come “colpa politica indiretta” (di mandatari di una classe politica inetta).

Che spazi ha quindi un Consiglio regionale fra esercizio stringente del controllo della Corte dei Conti, il Giglio in azione e l’assenza di informazioni tecniche adeguate? Sono pochi. Ma possiamo proporre e ci spingiamo a suggerire cose percorribili per una trattativa fattibile. Chiediamo che il governo regionale conduca un negoziato col Governo nazionale per un importo sicuramente esiguo, ma che tolga dalla prossima annualità l’aumento delle prime due fasce (es. stabilire gli importi di 1,50 fino a 15mila e 1,70 fino a 28mila). Era un impegno che anche la maggioranza aveva assunto. Si può stimare la riduzione di gettito che ne verrebbe e su cui dovrebbe acconsentire il Governo nazionale in qualche centinaia di migliaia di euro. Niente per una manovra di bilancio nazionale di miliardi. Molto per chi si trova ad avere poco sul proprio conto e risucchiato anche dalle tasse”.