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Alle porte di Tavenna si ricorda la barbara fucilazione nazista di due carabinieri e un contadino del posto

Il 13 ottobre la rievocazione dell’eccidio nazifascista di 81 anni fa

Riecheggia il valore della memoria alle porte di Tavenna tra la verdeggiante vegetazione. Nell’attesa il suo monito è forte e solenne. Scuote le coscienze. Nel luogo della commemorazione il contesto climatico è quello che consente una larga partecipazione di persone. Nonostante il cambio di stagione. Il calore riscalda, nell’occasione, i cuori dei presenti. Sono tanti. Scesi da Tavenna, che si erge, austera, col suo nido di case arroccate sull’alta collina. Tra le gente ci sono gruppi giunti da Colletorto, dai comuni limitrofi, dal capoluogo, da Termoli e da Montenero di Bisaccia, Palata e Mafalda. Tutti muti e commossi quando si rievoca la tristissima storia.

In ogni angolo della verde radura, tra un caseggiato rurale, un fitto canneto, e le querce di ieri, si respira senz’altro la presenza invisibile delle giovani vittime. Si avverte il dolore silente dei parenti che nascondono dentro. Una lacrima scende lentamente sul loro viso quando si pronunciano i nomi di chi, fin troppo presto, è stato ingiustamente strappato alla vita. Via via la percezione dei sentimenti più delicati aumenta. Anzi rifiorisce. Detta i valori. Trasmette i principi solidali e umani da mettere in campo. Per dare spazio alla speranza. Affinchè episodi simili non accadano mai più. Per costruire e vivere in una società migliore. Pacifica. Ma il vento di oggi, che soffia in tanti Paesi del mondo, certamente non trasporta questi valori, di cui tutti abbiamo bisogno.

Dopo i fiori sulle croci e la corona depositata da due carabinieri in grande uniforme, i sussulti emotivi salgono ancora. Gli sguardi sono di cuore. Crescono inaspettatamente. Ognuno zittisce al suono sacrale del silenzio che si diffonde nell’aria tutta trasparente. Quando sventola poi lentamente il tricolore tra le tenere braccia dai ragazzi delle scuole, cresce un po’ ovunque la commozione. La sensibilità è tanta. Decisamente affettuosa mentre i raggi del sole si fanno strada tra i rami degli alberi. Brillano sulle due croci e sul monumento in ombra che ricordano la barbara fucilazione. Una scena che ridà tono al coraggio e alla voglia di vivere a tutti quanti.

Siamo alle di porte Tavenna, presso Fontanella Canaparo, dove il 13 ottobre 1943, a partire dalle ore 16.00, due Carabinieri, Giovanni Iuliano e Vincenzo Simone, e un contadino del luogo Giuseppe Di Lena, vennero colpiti a morte dal plotone di esecuzione. Su questo ampio scenario, adiacente alla strada provinciale, in qualche modo rincuora la bella macchia verde di vegetazione. Ben poco è cambiato rispetto a quella brutta giornata. Ottantuno anni fa. Le querce secolari e il fitto canneto, cresciuti certamente di più in questi anni, sono gli stessi. Memoria di storia e di verde all’ombra si rinnovano. La loro presenza rafforza il racconto. Rianima i percorsi della mente. Riapre non pochi dettagli. Dopo l’intervento della professoressa Franca Ricci, il sindaco Paolo Cirulli rievoca la storia di quel giorno nei particolari.

“Oggi 13 ottobre celebriamo l’81 anniversario dell’eccidio nazifascista avvenuto qui, a Fontanella Canaparo, a Tavenna. E’ stata una delle fucilazioni più efferate del Basso Molise. Il giovane carabiniere Vincenzo Simone di Colletorto, tornando a piedi a casa da Lanciano, dopo furiosi combattimenti sul fronte, accettò l’ospitalità del suo amico carabiniere Giovanni Iuliano di Tavenna. Il giorno dopo inaspettatamente vennero presi come ostaggi dai tedeschi, a caso, dunque, tra la popolazione. Assieme ad un contadino del luogo, Giuseppe Di Lena, per essere fucilati per rappresaglia. In quanto un tedesco era stato ferito gravemente per aver preso con forza il bestiame in una stalla dell’abitato. Proprio qui, dove oggi celebriamo il Giorno del Ricordo furono costretti a scavarsi la fossa. Ma il 18enne carabiniere Giovanni Iuliano si salvò. Grazie alle sue lettere, che inviò dall’Argentina dove emigrò nel dopoguerra, sappiamo con precisione le ultime parole che pronunciarono durante la fucilazione”. E’ una narrazione piena di pathos. Viva. Che abbraccia i sentimenti dell’anima.

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Toccanti, pertanto, i discorsi a seguire delle autorità presenti sui valori della memoria. Oggi più che mai attuali. Hanno partecipato alla cerimonia il parroco don Michele Di Leo, il colonnello Luigi Di Santo, comandante provinciale della Compagnia dei Carabinieri di Campobasso, il maggiore Alessandro Vergine, comandante della Compagnia di Termoli, il maresciallo Saverio Franco di Palata. I carabinieri in congedo di Termoli e Montenero di Bisaccia. Le associazioni impegnate sul territorio. Il vice prefetto Di Giammarino, l’onorevole Elisabetta Lancellotta, il senatore Costanzo Della Porta, la Protezione Civile di Mafalda, i sindaci di Mafalda Egidio Riccioni e il vice sindaco di San Felice del Molise Paolo Mariano. Francesco Rinaldi in rappresentanza del Comune di Termoli. I nipoti delle vittime, dai più grandi ai più piccoli. I parenti e i familiari di Domenica Simone, nipote del carabiniere Vincenzo Simone, che viene ricordato ai piedi della Vittoria Alata, sul monumento di Colletorto. In rappresentanza dell’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani Italiani, Michele Petraroia precisa che “ dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945 l’Arma dei Carabinieri contribuì alla Liberazione dell’Italia con 2.600 caduti e 6.500 feriti. A conferma che la Resistenza fu una mobilitazione popolare ampia contro il fascismo. Come dimostrano i 650 mila militari italiani che scelsero i campi di concentramento anziché combattere insieme ai nazifascisti”. Tantissimi, dunque, i sacrifici dell’Arma dei Carabinieri, in difesa della libertà e della democrazia.