Acqua più costosa, Romano: “L’alternativa agli aumenti tariffari c’è e si chiama uso civico”
La proposta del Consigliere regionale all’indomani della seduta monotematica sull’emergenza idrica: “La Regione deve applicare con urgenza la legge 168/2017 che riconosce e tutela i diritti dei cittadini di uso e di gestione dei corpi idrici (superficiali e sotterranei) sui quali i residenti dei comuni o delle frazioni esercitano usi civici”.
“Invece di proporre ulteriori aumenti tariffari a carico dei molisani mettendogli ancora una volta le mani nelle tasche, la Regione deve applicare con urgenza la legge 168/2017 che riconosce e tutela i diritti dei cittadini di uso e di gestione dei corpi idrici (superficiali e sotterranei) sui quali i residenti dei comuni o delle frazioni esercitano usi civici”.
E’ questa la proposta del consigliere regionale Massimo Romano per evitare il paventato passaggio ai parametri massimi possibili delle future tariffe idriche come annunciato ieri in aula dal presidente della Regione Francesco Roberti. Il governatore, sintetizziamo, in buona sostanza ha detto che le bollette dell’acqua più care sono inevitabili e anche una conseguenza del fatto che molti, moltissimi comuni molisani, hanno debiti con Molise Acque che è “tecnicamente già fallita” per aver anticipato somme ingentissime mai più riscosse.
Secondo Romano invece l’alternativa c’è e si chiama uso civico, un diritto di godimento (come quelli della semina, del pascolo eccetera) che gli abitanti di un Comune esercitano sulle terre di proprietà del Comune stesso, ma anche su quelle private.
“Si tratta – ha spiegato l’esponente di Costruire Democrazia – di una rivoluzione culturale e politica, che richiede coraggio e lungimiranza, per consentire ai cittadini di riappropriarsi della risorsa più preziosa che esista in natura, l’acqua appunto, mettendola al riparo da pericolosissime rivendicazioni attuali e future da parte di altri territori e/o altri soggetti politici (e/o imprenditoriali) che già ci hanno messo gli occhi addosso (non da oggi). Peraltro, nel contesto dell’autonomia differenziata, sarebbe uno strumento politico e giuridico formidabile per dimostrare al Governo e anche ad altre regioni più spavalde che non siamo disposti a genufletterci per affermare i diritti della nostra gente, anzi siamo pronti a confrontarci alla pari, senza timori reverenziali né complessi di inferiorità verso chicchessia”.





