Ambiente
|Pizzone II, anche la Regione si oppone al mega impianto idroelettrico di Enel. A Roma arrivano 47 osservazioni
La Regione Molise si unisce a cittadini e ambientalisti nel dire “no” al progetto Pizzone II di Enel. Tra le principali criticità, l’impatto ambientale e i rischi economici legati alla scadenza delle concessioni nel 2029. Le osservazioni evidenziano la mancanza di un cronoprogramma affidabile e le conseguenze finanziarie per la Regione, mentre nuove normative ambientali potrebbero permettere al Governo di bypassare l’opposizione locale.
Cinque pagine, per un totale di 47 osservazioni al progetto Pizzone II, versione rivisitata ovviamente. Termine ultimo per la presentazione fissato al 18 ottobre. E il no arriva anche dalla Regione Molise dopo i tanti dinieghi opposti dalla società civile, da semplici cittadini, dagli ambientalisti, dal Comune di Castel San Vincenzo e anche da quello di Pizzone, dal Coordinamento No Pizzone II che si è fin da subito opposto al mega progetto che avrebbe avuto un impatto devastante sul patrimonio ambientale, sull’ecosistema e sulla economia che trova linfa vitale proprio nel patrimonio più pregiato del Molise.
Patrimonio che si è rigenerato perché il lago di Castel San Vincenzo è un invaso artificiale. Ma nel tempo, negli anni, si è ricostituito quell’ecosistema che ha generato turismo e quindi economia lì dove gli effetti dello spopolamento sono più evidenti e pesanti. Enel vorrebbe costruire una nuova centrale idroelettrica per sfruttare le acque degli invasi di Castel San Vincenzo e di Montagna Spaccata (in Abruzzo). Ripompare le acque, in pratica. Una mega centrale, da oltre 630 milioni di euro di investimento e dall’enorme impatto ambientale (anche se ridimensionato rispetto al primo progetto poi sospeso proprio da Enel che ha inteso rivisitarlo affidando la progettazione ai “più morbidi” scienziati spagnoli invece che agli oltranzisti americani estensori della prima idea).
Le osservazioni della Regione Molise sono chiarissime: parere negativo perché il progetto non esamina i possibili impatti ambientali e i rischi connessi nel caso in cui, alla scadenza delle concessioni (nel 2029), la Regione ritenga di voler usare quelle acque non a fini idroelettrici. Che in tempi di carenza idrica come quelli che si affrontano non è propriamente un’ipotesi peregrina.
Stentorea la dirigente del Servizio Difesa del suolo, demanio, opere idrauliche e marittime, idrico integrato su quelle che sono le zavorre che questo progetto porta con sé: manca un cronoprogramma che indichi i rischi effettivi che tale progetto non sia terminato per la data indicata su carta, con la conseguenza che ogni impegno assunto (e si parla di milioni e milioni di euro) si trasferisca in capo alla Regione. In sintesi, quindi, i tempi necessari per la realizzazione e per l’ammortamento rendono “il progetto assolutamente lesivo delle competenze e dei poteri della Regione” determinando “un insuperabile e fondato motivo ostativo alla realizzazione dell’impianto”.
Gli impianti del sistema idroelettrico Montagna Spaccata sono la centrale di Pizzone, quella di Rocchetta e quelle di Volturno I e Volturno II (a Rocchetta e Colli). Tutte le concessioni scadono il primo aprile del 2029 sebbene siano partite in epoche diverse.
Nel 1953 e nel 1959 quella di Pizzone (Rio Torto II Salto prima e poi III Salto), nel 1909 addirittura quella di Rocchetta (Volturno I Salto) e nel 1936 quella di Colli (Volturno II Salto). Il concessionario è sempre Enel Spa e la potenza complessiva ammonta a 57,77 MW. Cosa accade al termine delle concessioni? Gli impianti passano in proprietà dello Stato, “senza compenso”. In base al Decreto Bersani e alle sue modificazioni, alle Regioni viene attribuita la retrocessione gratuita della proprietà dei cosiddetti “beni bagnati”. Ma in caso di esecuzione da parte del concessionario, a proprie spese e nel periodo di validità della concessione, di investimenti, in sede di riassegnazione della stessa al concessionario uscente viene riconosciuto un indennizzo pari al valore non ammortizzato.
E qui la faccenda si fa complicata perché Enel non avrebbe il tempo materiale per ammortizzare il costo della Centrale Pizzone II: in base al cronoprogramma attuativo, infatti, ipotizzando che i lavori inizino nel prossimo mese di luglio, dovrebbero terminare nell’ottobre del 2028. E quindi sei mesi prima della scadenza della concessione. Questa tempistica è imposta dalle norme che in questo caso disciplinano i provvedimenti di valutazione di impatto ambientale per interventi Pnrr-Pniec come quello del progetto Pizzone II: entro la fine di gennaio, infatti, la Commissione dovrà pronunciarsi e nei successivi 30 giorni dovrà essere adottato il provvedimento di Via.
Il rischio per la Regione è di doversi accollare un ulteriore costo, oltre quello ambientale che è parimenti pesantissimo: oggi, tecnicamente, la Regione dovrebbe costituire un fondo di garanzia per accantonare le somme a copertura dei potenziali ritardi nella realizzazione del progetto, della ultimazione in caso fosse previsto per un periodo che superi la durata della concessione e comunque fino a quando non venga indetta una nuova procedura pubblica di assegnazione.
“Si tratta di un investimento dichiaratamente funzionale a quello già detenuto da Enel e in concessione fino al primo aprile 2029 – si legge nelle osservazioni depositate dalla Regione Molise – quindi non motivato da ragioni tecniche o da eventi imprevisti ma solo da scelte aziendali di carattere economico. Il notevole ammontare pari a oltre 635 milioni di euro dell’investimento non ne consentirà l’ammortamento entro il termine di scadenza previsto dall’attuale concessione imponendo all’Ente Regione un obbligo insostenibile di prudenziale accantonamento a fini restitutori delle quote non ammortizzate con l’ulteriore conseguenza che l’attuale concessionario sarebbe posto in posizione dominante nella futura gara per la concessione, con uguale pregiudizio per le offerte degli altri partecipanti, ugualmente gravati dall’obbligo restitutorio”. Insomma, il breve intervallo di tempo disponibile per la realizzazione del progetto e per il suo ammortamento, a ridosso della scadenza delle concessioni, e le scelte che la Regione vorrà fare per il futuro utilizzo dell’acqua rendono il progetto lesivo delle competenze della Regione e sono insuperabile e fondato motivo per dire no a Pizzone II.
Ma le 47 osservazioni saranno bastevoli a fermare il progetto viene da chiedersi alla luce delle recenti novità introdotte dal Governo in tema di autorizzazioni ambientali sulle grandi opere.
Una decina di giorni fa è stata modificata la norma sulle autorizzazioni ambientali delle opere di competenza dello Stato prevedendo che in caso di scontri tra enti e impossibilità di ottenere un via libera dalla commissione Valutazione impatto ambientale (Via) incardinata al ministero dell’Ambiente tutto venga avocato dal Governo. Quindi, con un provvedimento in Consiglio dei ministri si potranno autorizzare le opere bypassando la commissione di Valutazione impatto ambientale e nel novero dei progetti che potrebbero trovare la strada in discesa ci sono anche le nuove infrastrutture in campo energetico.
Una centrale idroelettrica lo è, nei fatti. Il governo può avocare a sé tutti i provvedimenti controversi che in commissione Via al ministero dell’Ambiente non riescono ad avere un via libera.
Il Progetto Pizzone II è sottoposto alla Via Pniec-Pnrr quindi una valutazione di impatto ambientale che integra quelle del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima e quelle del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Una disciplina specifica che sembra abbia anche un procedimento più spedito visto il valore economico superiore ai cinque milioni di euro. Ma non è questo che dovrebbe far preoccupare. La Pizzone II è un’opera classificabile come di pubblica utilità, strategica per la transizione ecologica del Paese? La risposta a questa domanda potrebbe fare la differenza.
Progetto Pizzone II (Enel)
Opposizione diffusa: Oltre alla Regione Molise, anche cittadini, ambientalisti e i Comuni di Castel San Vincenzo e Pizzone si oppongono al progetto Pizzone II di Enel, considerandolo devastante per l’ecosistema locale.
Progetto rivisitato: Enel ha rivisitato il progetto, che prevede una nuova centrale idroelettrica, con un investimento di oltre 630 milioni di euro, ma nonostante le modifiche, il rischio ambientale è considerato ancora troppo elevato.
Impatto ambientale: La Regione Molise ha presentato 47 osservazioni, evidenziando che il progetto non valuta adeguatamente gli impatti ambientali, soprattutto in caso di utilizzo futuro delle acque non a scopo idroelettrico.
Cronoprogramma: Tra le obiezioni maggiori la mancanza di un cronoprogramma chiaro che potrebbe far ricadere i costi dei ritardi sulla Regione, con possibili difficoltà economiche legate all’ammortamento dell’investimento prima della scadenza delle concessioni nel 2029.
Concessioni in scadenza: Le concessioni idroelettriche scadono il 1° aprile 2029, ma i tempi di realizzazione del progetto non consentono l’ammortamento completo, creando un rischio economico per la Regione.
Conseguenze economiche: Se il progetto venisse approvato, la Regione dovrebbe accantonare risorse per coprire eventuali costi non ammortizzati e ritardi nella realizzazione, pesando ulteriormente sul bilancio regionale.
Vantaggio competitivo per Enel: L’investimento potrebbe favorire Enel nelle future gare di concessione, creando uno squilibrio nella competizione con altri partecipanti.
Nuove normative ambientali: Il Governo potrebbe avocare a sé il potere decisionale bypassando l’opposizione locale, se l’opera venisse considerata di pubblica utilità e strategica per la transizione ecologica.
Domanda chiave: Il progetto Pizzone II sarà ritenuto strategico per la transizione ecologica? Questa decisione potrebbe influenzare l’esito del progetto.





