I tartassati
|L’Irpef del Molise sale ancora: è tra le più alte d’Italia. Aumenta anche l’imposta per le imprese
Il raffronto con il vicino Abruzzo è impietoso: qui negli ultimi anni vige (ed è stabile) un’addizionale regionale unica (uguale per tutte le aliquote) all’1.73%, mentre in Molise si va da 2.03 a 3.63, dunque decisamente più alta
Le aliquote fiscali regionali per Irpef e Irap del Molise hanno subìto un aumento, rispettivamente dello 0.30 e dello 0.15 punti percentuali: lo si evince sul sito del Dipartimento delle Finanze del Mef (come evidenziato pochi giorni fa dal consigliere regionale Massimo Romano che ha chiesto lumi all’assessore al Bilancio). L’aggiornamento al 12 settembre reca queste cifre.
Da sx a dx, il prospetto aggiornato a luglio ’23, maggio ’24 e settembre ’24
Praticamente rispetto a maggio dello stesso anno, le addizionali del Molise Irpef – tutte, per tutti gli scaglioni di reddito – sono aumentate di 0.3 punti percentuali. I due scaglioni di reddito più bassi, fino a 28mila euro, che erano stati ‘risparmiati’ dall’aumento deciso per esigenze di bilancio nel 2023, risparmiati dalla Giunta pure sono aumentati per via dell’automatismo. La minima è passata da 1.73 a 2.03, quella tra 15mila e 28mila euro da 1.93 a 2.23, quella per i redditi oltre 28mila euro e inferiori a 50mila da 3.33 a 3.63, e quella per i redditi ancora più alti idem a quest’ultima, dunque è ora a 3.63.
Parliamo dell’addizionale regionale (quella che ogni Regione ha l’autonomia di fissare, tenendo conto di un range prestabilito) e il Molise, già a fine 2023, aveva deciso di aumentare – per i due scaglioni di reddito più alti – per esigenze di bilancio. Ora si apprende di questo nuovo aumento (in verità lo stesso che c’è stato nello stesso periodo del 2023, dove pure c’erano state variazioni tra il primo e il secondo periodo dell’anno), che fa schizzare al massimo le addizionali delle aliquote sulle imposte sulle persone fisiche. Che non erano così nel 2021 o 2022 e un anno fa (nel 2023) l’aumento della stessa entità percentuale c’è stato, sì, sebbene solo per i redditi più alti, ma si partiva da livelli inferiori e non si arrivava, dunque, al 3.63. Andando a ritroso negli ultimi anni, come ognuno può vedere a questo link del Ministero , si nota come l’aumento sia stato costante e importante. Stavolta però non è stata una decisione della maggioranza di governo regionale (che non c’entra, perlomeno non direttamente).
Ma come sono messe le altre Regioni? Il raffronto con il vicino Abruzzo è impietoso: qui negli ultimi anni vige (ed è stabile) un’addizionale unica al’1.73, dunque più bassa. La Puglia va dall’1.33 all’1.85, anche in questo caso più bassa. La (per certi versi simile a noi) Basilicata l’aliquota (o meglio la quota addizionale regionale) è unica ed è all’1.23. In Calabria unica ma all’1.73. Più varia la situazione in Campania, con addizionali che vanno da 1.73 – per lo scaglione più basso – al 3.33 per quello più alto: mediamente sono comunque più basse. Emilia-Romagna, Friuli, Lombardia, Marche, Sardegna, Sicilia, Provincia autonoma di Trento, Umbria, Veneto, Valle d’Aosta: la comparazione è nettamente a favore loro (nel senso di aliquote più basse). Aliquote alte, con valori simili a quelli molisani, in Lazio (al di là del primo scaglione, gli altri hanno un addizionale al 3.33%), Liguria, Piemonte, Toscana.
Molisani tra i più vessati d’Italia, insomma. In questo ultimo caso di aumento si tratta di un automatismo fiscale (legato al Piano di rientro per i debiti della Sanità, ndr) e non già di una decisione presa dalla Giunta regionale (come fu a fine 2023 per talune fasce, con conseguenze concrete a partire dal gennaio 2024). L‘assessore al Bilancio Gianluca Cefaratti ci tiene a ribadirlo: “Abbiamo avuto una politica tesa a salvaguardare le fasce di reddito più deboli, che infatti non furono toccate dall’aumento. Abbiamo chiesto un ‘sacrificio’ a chi ha redditi ben più alti, non certo agli impiegati o agli operai”.
Indubbiamente un fardello che molisani, e aziende molisane (come detto anche l’Imposta regionale sulle attività produttive ha subito un lieve aumento), si portano sulle spalle, ma che si spera – questo l’auspicio dell’assessore regionale – che verrà superato in futuro. Attualmente è così. Forse per chi produce redditi alti (l’aliquota è del 23% per i redditi più bassi, passa al 35% per la ‘classe media’ e al 45% per i redditi alti), una differenza di 0.30% è poca cosa. Non così per chi ha un reddito annuo magari di 10mila euro. Dunque questo ulteriore (automatico) aumento, trasversale a tutte le fasce di reddito, chiaramente colpisce di più i cittadini più deboli economicamente.
E poi c’è il discorso delle imprese. Chi ci dice che un’azienda decida di non investire in Molise visti i livelli di tassazione? “Indubbiamente – ci dice un commercialista – può costituire un disincentivo. Perché aprire un’azienda qui quando a pochi chilometri le tasse sono inferiori?”. Ci viene in mente il caso Amazon, che ha scelto San Salvo, a due passi del Molise. Chissà se la multinazionale non si sia fatta anche questi calcoli. Figuriamoci se non se li fanno le imprese con fatturati decisamente più bassi.







