Emigranti e non
|Il caso di Montorio nei Frentani sulla stampa nazionale: il piccolo Molise chiave di lettura del paradosso sulla cittadinanza italiana
Un articolo de La Stampa porta alla ribalta il caso di Montorio nei Frentani, piccolo comune molisano che sta vedendo un’impennata di residenti iscritti all’AIRE, grazie al diritto di sangue dei discendenti di emigrati. Un fenomeno che solleva interrogativi sul sistema di concessione della cittadinanza italiana e la necessità di una riforma legislativa.
Oggi il quotidiano La Stampa ha dedicato un ampio articolo alla singolare situazione che coinvolge il piccolo comune molisano di Montorio nei Frentani, in provincia di Campobasso. L’articolo, firmato dalla giornalista Flavia Amabile, mette in luce un fenomeno che sta portando a un aumento sproporzionato del numero di residenti ufficiali grazie alla cittadinanza italiana concessa per diritto di sangue a molti discendenti di emigrati.
Montorio nei Frentani, un paese di appena 361 abitanti, conta oggi più del doppio di cittadini residenti all’estero: ben 706 iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero). La maggior parte di questi vive in Argentina e Brasile, figli e nipoti di emigranti che hanno deciso di recuperare la cittadinanza italiana. Come racconta La Stampa, il fenomeno sta creando non pochi problemi amministrativi per il Comune.
Nel suo articolo, Amabile riporta le parole di Franco Spedaliere, responsabile dell’anagrafe del paese, che parla di un vero e proprio “travolgimento” del lavoro quotidiano. Solo nel 2024, Spedaliere ha già trascritto 64 atti di nascita di italiani residenti all’estero, e ci sono oltre 100 casi in sospeso. La comunità, quindi, potrebbe arrivare presto a contare oltre 800 cittadini iscritti all’AIRE.
Questa dinamica ha però delle conseguenze sul tessuto locale, come spiega il sindaco di Montorio nei Frentani, che evidenzia come i numeri ‘gonfiati’ falsino anche la partecipazione alle elezioni. Alle ultime consultazioni, ad esempio, solo il 30% degli elettori ha effettivamente votato, ma la percentuale è calcolata su una platea complessiva che include i residenti all’estero, i quali spesso non partecipano alle elezioni locali.

Il caso sollevato da La Stampa mette in evidenza le difficoltà che piccoli comuni, come Montorio nei Frentani, devono affrontare per gestire un numero crescente di cittadini all’estero e la necessità di un intervento istituzionale per supportare i comuni che, come Montorio, stanno vedendo crescere in maniera spropositata la popolazione “sulla carta”. Il sindaco chiede risorse e personale aggiuntivo per gestire la situazione, che rischia di creare un serio squilibrio tra gli abitanti effettivi e quelli registrati come cittadini del comune.
Ma l’articolo porta anche all’attenzione nazionale il fenomeno legato all’emigrazione e alla cittadinanza concessa per diritto di sangue. Con solo 361 abitanti effettivi, Montorio conta oltre 700 residenti all’estero iscritti all’AIRE, molti dei quali di origine brasiliana e argentina, figli e nipoti di emigrati che, attraverso il recupero della cittadinanza italiana, stanno generando una crescita demografica sulla carta. Ma è una crescita virtuale, che cozza radicalmente contro la realtà segnata invece da spopolamento e agonia del paese.
Il fenomeno non riguarda solo Montorio e non è nuovo per il Molise, una regione storicamente colpita dall’emigrazione. Secondo il rapporto Migrantes 2023, i molisani iscritti all’AIRE sono circa 95mila, pari a circa il 32,6% della popolazione totale residente. Il dato riflette quanto l’emigrazione abbia inciso sul tessuto sociale del Molise, rendendolo una delle regioni italiane con il maggior numero di emigrati per numero di abitanti.
Ma il caso descritto nell’articolo de La Stampa evidenzia soprattutto un paradosso nel sistema di concessione della cittadinanza italiana. Mentre in Italia si discute ancora della riforma sullo Ius Scholae, che prevede il diritto di cittadinanza per chi, pur essendo nato o cresciuto in Italia, ha seguito un percorso scolastico nel Paese, questa misura fatica a trovare una concreta applicazione. Le regole per ottenere la cittadinanza, per chi vive e lavora stabilmente sul territorio italiano, sono spesso stringenti e complesse, richiedendo lunghi processi burocratici e tempi d’attesa elevati.
Al contempo, assistiamo a casi come quello di Montorio, dove persone nate all’estero, con avi italiani emigrati più di un secolo fa, possono ottenere facilmente la cittadinanza per discendenza, pur non avendo mai messo piede in Italia. Queste persone, una volta iscritte all’AIRE, acquisiscono anche il diritto di voto, influenzando così le elezioni locali e nazionali. È un evidente squilibrio: da un lato ci sono persone che vivono, studiano e contribuiscono attivamente alla vita del Paese, ma che faticano ad ottenere il riconoscimento formale della cittadinanza; dall’altro, chi ha un legame puramente genealogico con l’Italia può acquisire il passaporto italiano con relativa facilità, godendo di diritti civici.
Un paradosso che mette in luce la necessità di una riflessione seria e approfondita sulla riforma delle leggi sulla cittadinanza, affinché possano rispecchiare meglio la realtà moderna e garantire un equilibrio tra diritti e doveri per chi vive effettivamente in Italia e chi, invece, ha un legame più distante con il Paese.


