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Campobasso a secco, non è colpa solo del clima e della dispersione. Dietro un contenzioso tra Molise Acque e Grim per 12 milioni di euro

Nell’estate del 2024, il Molise è stato travolto da una grave crisi idrica aggravata da siccità, carenza di precipitazioni e guasti alla rete idrica. La tensione tra Molise Acque e GRIM, responsabili della gestione delle risorse idriche, è esplosa con diffide legali e accuse reciproche di cattiva gestione finanziaria. In gioco ci sono 12 milioni di euro e il futuro del servizio idrico integrato, mentre le ripercussioni si fanno sentire sulla pelle dei cittadini.

Il servizio idrico integrato del Molise e del suo capoluogo, soprattutto, ha due ‘protagonisti’: si tratta di Molise Acque e Grim Scarl. La prima è un’azienda speciale regionale che gestisce le risorse idriche del Molise, con un ruolo cruciale nella captazione, trasporto e distribuzione di acqua potabile a 170 comuni, non solo in Molise, ma anche in Puglia e Campania, servendo un bacino di circa 500mila abitanti. L’azienda gestisce una rete idrica composta da 2.000 km di condotte, 250 serbatoi e 35 centrali di sollevamento. Oltre a fornire acqua potabile, Molise Acque rifornisce i consorzi di bonifica e i nuclei industriali della regione, garantendo anche l’irrigazione di circa 14.000 ettari di terreni agricoli.

GRIM S.c.a.r.l. (Gestione Risorse Idriche Molisane) è invece una società consortile a capitale totalmente pubblico, fondata nel 2022. È partecipata al 90% dai comuni molisani e al 10% da Molise Acque. GRIM è stata creata per gestire il Servizio Idrico Integrato (SII) del Molise, che comprende la captazione, adduzione e distribuzione dell’acqua, nonché la gestione dei sistemi fognari e la depurazione delle acque reflue. Il suo compito principale è quello di garantire una gestione efficiente e trasparente delle risorse idriche e contrastare lo spreco e la dispersione idrica, che in alcune aree supera il 50%. GRIM ha anche il compito di accedere ai fondi europei per migliorare e mettere in sicurezza le infrastrutture idriche della regione.

A capo di Molise Acque un uomo indicato dalla giunta di centrodestra guidata da Francesco Roberti: l’avvocato Stefano Sabatini (già presidente dell’azienda speciale in epoca Iorio e più recentemente a capo della Sea) mentre il ragioniere Massimo Saluppo per Grim (ex amministratore unico della Sviluppo montagna molisana) e il suo Cda è stato indicato dai Comuni che hanno costituito la società consortile.

Il contesto nel quale comincia a consumarsi la battaglia tra Molise Acque e GRIM è un’estate siccitosa, carente di precipitazioni e segnata da caldo record. Tutti sapevano cosa sarebbe accaduto. Il 18 giugno 2024, Stefano Sabatini di Molise Acque aveva avvertito: “Il Molise sta affrontando una grave crisi idrica, con sorgenti a secco e una domanda eccessiva proveniente oltre che dal territorio anche dalla Campania”, regione alla quale il Molise cede una quota d’acqua. L’azienda speciale Molise Acque aveva informato le Prefetture di Avellino e Caserta di regolazioni per limitare lo svuotamento dei serbatoi e delle condotte. “Visti i consumi e la situazione di fatto è quanto mai necessario effettuare chiusure notturne delle reti idriche di distribuzione“, si leggeva nella nota di Carlo Tatti, dirigente dei Servizi Tecnici di Molise Acque. La richiesta idrica eccessiva e il calo delle sorgenti stanno causando un elevato stress sugli impianti, con guasti frequenti. “Le misure di contenimento sono fondamentali per affrontare l’emergenza, anche perché siamo ancora a giugno“.

Sabatini Saluppo

Stefano Sabatini (Molise Acque) e Massimo Saluppo (Grim)

Molise Acque aveva rappresentato “l’assoluta ed immediata necessità, da parte di tutti i soggetti coinvolti, di provvedere ad effettuare le regolazioni sulle reti di distribuzione per evitare svuotamenti di serbatoi e reti di propria competenza, oltre che i serbatoi comunali serviti dalla Molise Acque. Visti i consumi e la situazione di fatto è quanto mai necessario effettuare chiusure notturne delle reti idriche di distribuzione o quanto ritenuto necessario per far rialzare il livello idrico nei serbatoi o limitarne l’abbassamento”.

Negli stessi giorni era stato rimarcato il deficit idrico del Molise con il calo preoccupante della diga di Occhito, nel Fortore, con “quasi il 50% in meno di metri cubi d’acqua rispetto allo stesso periodo dello scorso anno” come aveva sintetizzato il meteorologo Gianfranco Spensieri. Ma sono stati segnali ignorati, evidentemente, dalle Istituzioni, in tutta la scala piramidale.

A luglio la situazione era precipitata, tanto che per molti centri del Molise l’estate è stata segnata da chiusure notturne e interruzioni anche diurne del flusso idrico. Stop acqua a Montenero di Bisaccia, ordinanze di chiusure a Guglionesi, in molti centri del bassoMolise, anche a Trivento, Frosolone e Agnone, dove il flusso dell’acqua è stato interrotto nelle ore notturne per fronteggiare la carenza idrica e assicurare la disponibilità di acqua durante il giorno.

Nel comune capoluogo, però, nessun provvedimento. Solo il 6 settembre, in seguito alla riduzione dell’apporto idrico da parte di Molise Acque, la società GRIM Scarl – Gestione Risorse Idriche Molisane, comunica la chiusura temporanea dei serbatoi Cese Alto e Cese Basso. “L’operazione si rende necessaria per garantire un adeguato servizio idrico durante le ore diurne” aveva informato la Grim.

La guerra tra Molise Acque e GRIM è già in atto, a colpi di diffide e accuse reciproche. Esplode a partire dal 21 agosto, quando Exergia S.p.A. (l’azienda che fornisce energia elettrica) invia una diffida formale a Molise Acque, intimando il pagamento di 963mila euro per fatture insolute. Qualche giorno dopo, il 30 agosto, Molise Acque, con il Consiglio di Amministrazione presieduto da Stefano Sabatini e composto da Donato Mastropietro e Roberto Perone, invia una diffida formale a GRIM, sollecitando il pagamento di un debito di 12 milioni di euro (per l’esattezza 12.277.177,23 euro) per i servizi di fornitura idrica resi. La lettera è indirizzata al Rag. Massimo Saluppo, Presidente del CdA di GRIM S.c.a.r.l., e per conoscenza ai componenti del CdA, Collegio Sindacale, Presidente della Regione Molise, e altri rappresentanti istituzionali. La richiesta è secca: saldare entro le 17:00 del 2 settembre 2024 un debito pari a €12.277.177,23 “per il mancato pagamento dei servizi di fornitura idrica”. In alternativa, si richiede almeno il pagamento di una parte significativa del debito per evitare il passaggio di Molise Acque al regime di salvaguardia nella fornitura di energia elettrica. “In caso di inadempimento, Molise Acque si riserva di attribuire la responsabilità dei danni esclusivamente a GRIM” la conclusione.

sede grim via tiberio

Grim non fa orecchie da mercante ma risponde con un fendente. Il 3 settembre il presidente del CdA e Direttore Generale facente funzione Massimo Saluppo, insieme ai membri del CdA Rita Menna, Luca Desiata e Marco Chiaverini, inviano una lettera in cui si contestano le accuse mosse da Molise Acque. GRIM accusa l’azienda idrica di cattiva gestione finanziaria e decisioni unilaterali. “Tale piano avrebbe permesso di saldare un debito di oltre 7 milioni di euro, ma è stato respinto senza una motivazione adeguata“, afferma Grim.

A rincarare la dose ci pensa, solo due giorni dopo (5 settembre), il Collegio Sindacale di GRIM, composto da Benedetto Iannacone, Dorina Pescara ed Enrico Cianciosi, che interviene per difendere la propria posizione, rigettando le accuse di Molise Acque. GRIM va oltre affermando di essere pronta a intraprendere azioni legali per difendere la propria reputazione e tutelare i propri interessi.

Ed è proprio dal giorno dopo che cominciano i guai con la chiusura notturna dei serbatoi Cese Alto e Cese Basso. Una coincidenza? Non si sa, ma i tempi – carte e date alle mano – sono sospetti. Di sicuro è troppo tardi per scongiurare il peggio ed evitare che mezza città resti senz’acqua e senza preavviso, come accaduto venerdì scorso, nel pieno di una serie di inefficienze e mancate comunicazioni che hanno innescato un cortocircuito. Troppo tardi, insomma, per evitare che la mancata regolazione del flusso idrico comportasse stop e guasti a ripetizione sulle condotte, al punto da arrivare a dover chiudere le scuole.

Alla vigilia della ‘interruzione di pubblico servizio’, perché di questo si tratta, il presidente di Molise Acque Stefano Sabatini aveva parlato di “disastro ambientale mai registrato prima” mostrando i numeri del problema. “Le sorgenti del Matese, che solitamente fornivano 2700 litri di acqua al secondo, attualmente erogano solo 1800 litri” ha dichiarato Sabatini, sottolineando che l’allarme era già stato lanciato lo scorso aprile, ma la situazione è andata peggiorando dopo un’estate di siccità e caldo record, con gravi ripercussioni sull’approvvigionamento idrico della regione.

Le cause principali di questa emergenza idrica sono una siccità prolungata e l’assenza di piogge significative, combinate con un’estate di temperature record. Questo ha messo a dura prova le risorse idriche del Molise, che solitamente vanta un’abbondanza d’acqua proveniente dalle sorgenti del Matese.

A complicare ulteriormente la crisi è lo stato di deterioramento delle infrastrutture idriche, in particolare le condotte comunali, che registrano perdite considerevoli: il sistema idrico molisano disperde circa il 60% dell’acqua immessa nelle condotte, causando enormi inefficienze e aggravando la crisi.

Tutto vero, tutto giusto. Ma è evidente che un ruolo non trascurabile lo ha giocato anche la guerra tra Molise Acque e GRIM. In ballo ci sono nomine (politiche) e un sacco di soldi: 12 milioni di euro.