Logo
Bovini senz’acqua: animalista segnala ma finisce nei guai. Assolto perché ha comunque fatto il suo dovere
L'avv. Lucia Muccino

Cadute tutte le contestazioni nei confronti dell’animalista Giancarlo Calvanese finito sotto processo per aver segnalato un potenziale pericolo per la salute di alcuni bovini in una stalla di San Giuliano del Sannio. Vigilare e collaborare con le forze dell’ordine è proprio quello che i volontari devono fare, ecco perché è stato assolto pur in assenza di riscontri alla sua denuncia

Ennesima vittoria dei volontari animalisti nelle aule del tribunale di Campobasso: ieri, 24 settembre, Giancarlo Calvanese, il referente regionale del Noetaa (Nucleo operativo ente tutela animali ambiente), è stato scagionato dalle accuse di diffamazione, calunnia e procurato allarme “perché – come ha scritto il giudice Roberta D’Onofrio nella sentenza – i fatti non costituiscono reato”.

Calvanese, collezionista di denunce e procedimenti penali per la sua incessante attività di volontario, è finito nei guai per aver invitato i carabinieri a verificare le condizioni in cui erano tenuti dei bovini in una azienda agricola di San Giuliano del Sannio. Era l’estate del 2022, c’era un precedente che aveva portato a disporre una bonifica sanitaria in quella stessa azienda. Stavolta l’animalista era a conoscenza del fatto che il proprietario degli animali fosse assente da giorni. Ragion per cui Calvanese temeva che nessuno stesse provvedendo ad abbeverare e sfamare i bovini.

L’intervento degli uomini dell’Arma però – questo ha riferito l’avvocato Lucia Muccino – non fu immediato: l’ispezione è stata fatta quattro giorni dopo la segnalazione del suo assistito. Calvanese, essendo un volontario animalista, non poteva certo entrare nella proprietà privata, ma poteva chiedere l’intervento delle forze dell’ordine. Cosa che ha fatto anche per aver ricevuto sulla mail del Noetaa una segnalazione corredata di video e fotografie sulle precarie condizioni igienico sanitarie degli animali nella stalla.

Il materiale in suo possesso faceva presumere che lì dentro potessero esserci animali in difficoltà. Ma questo non è stato riscontrato e così il titolare dell’azienda lo ha denunciato sentendosi diffamato, calunniato e ritenendo che avesse procurato un allarme ingiustificato. Tutte contestazioni cadute perché Calvanese ha solo fatto il suo dovere: non è compito del volontario riscontrare l’irregolarità, ma segnalare eventuali situazioni di pericolo per il benessere degli animali o per l’ambiente.

“Oggi è giunto a conclusione l’ennesimo procedimento penale a carico dei volontari di associazioni che perseguono finalità di tutela del benessere animale. Tutte le contestazioni mosse agli imputati – ha spiegato l’avvocato Muccino – sono ingenerate da un erroneo inquadramento normativo del ruolo che la legge attribuisce alla figura del volontario animalista. L’art. 9,comma 2,della legge regionale n. 7 del 2005, prevede una funzione di vigilanza attiva sul territorio, in un’ottica di cooperazione sinergica con le forze dell’ordine e le istituzioni. Questa chiave di lettura ha consentito di rilevare la insussistenza del sostrato psichico atto ad integrare le fattispecie di reato contestate al mio assistito”.   (AD)