Logo
Il sospetto di Gravina (M5S): dietro l’emergenza idrica il tentativo di far entrare il privato nella gestione dell’acqua

Il consigliere regionale del M5S ricostruisce la storia dell’emergenza idrica spiegando che – numeri alla mano – i razionamenti così severi su Campobasso non sono giustificati dalla sola riduzione della portata delle sorgenti per la siccità. Poi su Grim: “Ha commesso errori ma almeno è dei cittadini. Non si usi questa storia per annientarla e per indorare la pillola dell’ingresso del privato. L’acqua resti pubblica”

Ci sarebbe il tentativo di privatizzare l’acqua pubblica dietro l’emergenza idrica che ha colpito Campobasso e tantissimi altri comuni del Molise. A lanciare l’allarme è l’ex sindaco del capoluogo di regione, oggi consigliere regionale del M5S Roberto Gravina che senza troppi giri di parole dice: “Le difficoltà finanziarie non si trasformino in emergenza idrica e nella privatizzazione dell’acqua”.

Una dettagliata ricostruzione quella dell’esponente pentastellato che era alla guida del Municipio quando Campobasso entrò nella Grim (Gestione Risorse Idriche del Molise), la società consortile (composta al 90 per cento dai Comuni e per un 10 per cento da Molise Acque) che spedisce le bollette per i consumi idrici e detiene, materialmente, le chiavi di apertura e chiusura dei serbatoi comunali. Di fatto è Grim che gestisce la distribuzione dell’acqua dai serbatoi comunali alla rete idrica e fognaria.

Secondo Gravina – e come anche Primonumero ha spiegato in questo articolo – le continue interruzioni di flusso in città non sono imputabili solo a una riduzione di portata delle sorgenti che alimentano gli acquedotti molisani. “Quella che stiamo affrontando – scrive il consigliere – è una crisi che intreccia inefficienze gestionali e difficoltà economiche”.
Diversi i soggetti tirati in ballo: da Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), l’ente che stabilisce i regimi tariffari per l’acqua e altri servizi essenziali a Egam (Ente di Governo Ambito Molise), che ha il compito di pianificare gli interventi e determinare la Tariffa Unica per l’acquisto e la vendita dell’acqua.

Proprio quest’ultima, non avendo adeguato le tariffe ha aggravato la situazione finanziaria di Molise Acque che non è riuscita a fare i conti con costi energetici crescenti.
Molise Acque, l’azienda regionale che si occupa della captazione e adduzione dell’acqua fino ai serbatoi comunali, è in gravi difficoltà finanziarie: il presidente Stefano Sabatini se ne lamentava già a maggio quando, intervistato da Primonumero, disse che Grim doveva all’azienda speciale 12 milioni di euro. E che per questo non era più in grado di pagare le salatissime bollette al gestore di corrente elettrica (Exenergia Spa) grazie al quale le pompe di sollevamento possono funzionare. E’ una cifra da capogiro quella dovuta a Molise Acque da Grim tanto che, era domenica 12 maggio, a Campobasso ci fu una interruzione di acqua in molti quartieri.

Erano solo le prove tecniche di quello che sarebbe successo più in avanti. Ma questo i campobassani ancora non potevano saperlo e passata quella domenica infernale l’estate è trascorsa più o meno senza disagi. Tutto questo fino a qualche settimana fa quando sono cominciate le interruzioni per zone e quartieri, fino all’apice di una settimana fa con l’intera città a secco durante il giorno e senza preavviso.

“Molise Acque lamenta giustamente debiti significativi, ma va anche detto che Grim, nata solo da poco più di due anni, ha dovuto affrontare difficoltà iniziali legate alla gestione di una rete vecchia e inefficiente, ereditata dai comuni, con problemi di perdite non solo su Campobasso, come qualcuno vuole far credere (il riferimento è alle recenti dichiarazioni del governatore Francesco Roberti, ndr). È giusto ricordare che i comuni, con le risorse che hanno avuto a disposizione fino all’avvento di Grim, riuscivano a malapena a fare le riparazioni. E non dimentichiamo che anche i depuratori richiedono attenzione se non vogliamo trasformare il nostro mare (e i nostri laghi) in un immondezzaio”.
Se Grim ha accumulato questo enorme debito verso Molise Acque è anche a causa di lungaggini burocratiche e problemi legati ai trasferimenti informatici da parte dei comuni. “Ma recentemente – questo afferma Gravina – ha versato circa 5 milioni di euro su un totale di 12 milioni di debito accumulato. Questo dimostra che Grim sta cercando di regolarizzare la situazione, ma ci sono responsabilità diffuse. Molise Acque ha scelto di ridurre il flusso idrico non solo e non tanto per una carenza reale di risorsa, cosa del resto che indicano gli stessi dati, ma per risparmiare sui consumi energetici delle pompe di sollevamento che portano l’acqua dalle sorgenti del Biferno al serbatoio di Monteverde”.

Sabatini

In effetti è solo da poco tempo che il presidente Sabatini parla di “situazione allarmante” per le nostre sorgenti. Appena ieri partecipava convintamente alla conferenza-resoconto sulla presenza del Molise al Salone del Camper di Parma in cui si è parlato, tra le altre cose, della promozione di un turismo di valorizzazione delle risorse idriche molisane, delle sorgenti in particolare che a secco non risucirebbero ad attirare certo orde di turisti. 
Tutto questo, corredato da qualche dato sulla portata delle sorgenti, genera il dubbio che la vera causa delle ripetute interruzioni di acqua vada cercata altrove.

“I dati ufficiali – ha detto ancora il consigliere Gravina – indicano che la portata delle sorgenti del Biferno è sì ridotta, ma non in modo così drammatico da giustificare razionamenti tanto severi. Stando alle dichiarazioni rese sempre da Molise Acque, al 31 luglio si avevano 1800 l/s (contro i 2100 l/s del 2022) e il dato sarebbe lo stesso anche a distanza di quasi due mesi, visto che in seguito alla riunione convocata dal presidente Roberti il 21 settembre (sacrosanta e doverosa decisione), dopo il disastroso stop idrico delle 15 senza opportuno preavviso, Sabatini dichiara che le sorgenti riescono ad erogare solo 1800 l/s a fronte di una portata ‘normale’ di 2800. Quindi, sempre a detta di Sabatini, la riduzione del flusso su Campobasso dipenderebbe, da un problema di risorsa.
Se però si guardano i dati ufficiali di Molise Acque, nel 2022, stesso periodo, le sorgenti erogavano 1550 l/s (1600 nel 2020 e 1700 nel 2021), con delle fluttuazioni più marcate a causa dell’avvento delle piogge del periodo. Ecco, dunque, allora, che parlare di emergenza idrica è giusto ma non nei termini che ci viene raccontato. In parole povere, sicuramente la situazione richiede attenzione ma giustificare il razionamento idrico su Campobasso esclusivamente per questo, è a dir poco riduttivo”.

lago guardialfiera ponte liscione

Sembra, infine, un appello alla solidarietà quello lanciato da Gravina in riferimento alla questione Liscione: “Prima della costruzione del nuovo acquedotto Molisano centrale (quello che porta l’acqua del Biferno verso la costa adriatica, ndr), la diga del Liscione era la principale fonte idrica per il basso Molise, e oggi il suo livello è ancora buono. Forse sarebbe utile sfruttare l’invaso del Liscione per compensare le risorse mancanti dalle sorgenti“, propone Gravina, spiegando che l’acqua del Biferno potrebbe essere risparmiata per servire le aree più interne del Molise, mentre il Liscione potrebbe sopperire alle esigenze della costa.
Nel centro più popoloso del bassomolise, Termoli, la gestione delle risorse idriche è nelle mani di Acea Molise, una società del gruppo Acea che non ha partecipazione pubblica da parte del Comune come invece accade per la Grim. La sua natura privata (e il perseguimento del profitto) rende piuttosto impraticabile la via suggerita da Gravina che in buona sostanza chiede ai residenti costieri di tornare a utilizzare, temporaneamente, l’acqua del Liscione come facevano prima della costruzione del nuovo acquedotto. E dare alle popolazioni interne la possibilità di sopravvivere in attesa che le sorgenti del Matese tornino a livelli ottimali. Ma Termoli, affidandosi a un privato, ha migliorato l’efficienza del suo servizio con Acea che è impegnata anche per il trasferimento del maggiore depuratore cittadino. Quindi è molto difficile che l’appello sarà raccolto dai suoi amministratori.

Resta il fatto che “l’acqua è un bene prezioso e non possiamo permettere che sia oggetto di speculazioni o interessi privati. La creazione di Grim, pur con i suoi limiti iniziali, è stata una scelta obbligata – qualcuno forse fa finta di non ricordarlo – perché a partire dal 2022, tutti i fondi Pnrr e quelli statali per finanziare la risorsa idrica (compresa la depurazione) sono destinati obbligatoriamente ad un gestore unico, che nel nostro caso è totalmente pubblico (e la Regione Molise non può fare diversamente rispetto ai fondi di propria gestione). Grim ha commesso errori al pari di altri soggetti che vantano una storia lunghissima e non sempre gloriosa (Molise Acque) ma appartiene ai sindaci e quindi ai cittadini. Allo stesso tempo, Molise Acque deve efficientare i propri sistemi di sollevamento e investire nella produzione di energia elettrica pulita ma è chiaro che ha bisogno di risorse e di scelte ponderate”.
Gravina conclude lanciando un avvertimento: “Non si usi questa storia per annientare Grim e per indorare la pillola dell’ingresso del privato. Si badi, non è una questione ideologica, come qualcuno vuole narrare, ma il bene acqua può e deve fare a meno del profitto del privato. L’acqua deve restare pubblica e serve un soggetto unico che gestisca l’intero ciclo idrico in modo trasparente ed efficiente, unendo le professionalità già esistenti in Molise Acque e Grim. Solo con investimenti significativi e una gestione oculata possiamo garantire che il Molise affronti le sfide legate ai cambiamenti climatici e che i cittadini non siano più costretti a subire razionamenti improvvisi”.