Il Consiglio regionale si tinge di giallo: chi si cela dietro le accuse a Massimo Romano?
Il consigliere regionale di Costruire Democrazia, accusato sui costi della politica da una nota anonima del centrodestra, ha replicato duramente ai suoi colleghi che gli hanno espresso solidarietà, ma non hanno smentito ufficialmente il comunicato stampa ripreso anche da alcuni organi di informazione.
Sabato 3 agosto alle 19 e 33 minuti le redazioni molisane hanno ricevuto uno strano comunicato stampa a firma della maggioranza dei consiglieri regionali di centrodestra. Non una sigla in calce era riportata, non un simbolo di partito. Anche l’indirizzo mail da cui è stato spedito era singolare: creato ad hoc e mai utilizzato prima per comunicazioni istituzionali di Palazzo D’Aimmo.
Sarebbe bastato questo a far saltare la mosca al naso dei giornalisti, invece la nota è stata ripresa da alcune testate. Primonumero ha cestinato per modalità e contenuto ritenendo impubblicabile il comunicato contenente una serie di accuse gratuite, inesattezze e maldicenze verso Massimo Romano. Lo avremmo fatto per chiunque siede nella massima assise regionale, sia chiaro, indipendentemente dal colore politico.
Il consigliere di Costruire Democrazia era il vero bersaglio di quello scritto, non certo il tema dei costi della politica e del secondo sottosegretario. A quale scopo è quello che anche lui vorrebbe capire. Di sicuro se l’obiettivo era quello di mettere il silenziatore a Romano, chi ha scritto ha decisamente sbagliato mira.
Dopo una prima replica dalla sua pagina facebook, ieri mattina, 6 agosto, a margine della seduta sull’autonomia differenziata, Romano ha fatto un intervento “per fatti personali” istituzionalizzando la faccenda che ha preso una piega diversa e per questo, oggi, ne parliamo anche noi.
Non è ancora chiaro chi abbia veramente voluto spedire quelle accuse a Romano. Molti consiglieri di centrodestra – questo lo ha riferito lo stesso diretto interessato senza fare nomi – gli hanno espresso vicinanza e solidarietà. Lo hanno fatto più apertamente i colleghi dell’area progressista, mentre il presidente della Regione Francesco Roberti è rimasto su una posizione di ambiguità rispetto alla paternità di quel comunicato: in un primo momento sembrava affibbiarsela, poi ha negato. Certamente non ha smentito ufficialmente.
Ed è proprio questo il nodo: se in Molise ognuno può alzarsi la mattina e spedire comunicati ai giornali infarciti di pettegolezzi e cattiverie a firma di una ben determinata area politica il minimo che ci si aspetterebbe è una netta presa di distanza il giorno seguente. Questo non è accaduto quindi o davvero l’intera maggioranza di centrodestra in Consiglio regionale condivide anche le virgole di quella nota, oppure il movente del giallo è altrove. Manco fossimo una loggia massonica.


