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“I paesi si curano col fare”, superlativa serata degli ‘artisti’ del Molise accanto al Premio Oscar Nicola Piovani

Serata memorabile e di assoluto valore artistico a Montorio nei Frentani per il festival curato dal musicista Marco Molino. Tanti gli amministratori locali presenti che hanno all’unisono ricosciuto – in primis al loro ‘collega’ Nino Ponte – il valore della manifestazione che ricorda, tra le altre cose, come sognare e impegnarsi per la crescita propria e del proprio territorio non sia affatto infruttuoso

“La vita è bella” è da sempre la colonna sonora ideale del festival Noi… Artisti di questa terra, di scena a Montorio nei Frentani da ben 28 anni. Ieri, 14 agosto, lo è stata davvero – e non solo idealmente – perché l’ospite d’onore è stato nientemeno che colui che l’ha composta, e con cui ha vinto un Premio Oscar: il compositore Nicola Piovani. Entrato sul proscenio, salutato da una ovazione di tutti i presenti, ha regalato momenti da cuore in gola, seduto al piano a suonare alcune delle sue creazioni per il cinema italiano così come nei momenti di racconto, che spesso si è intrecciato con amarcord di vita – specie di infanzia – e di carriera.

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“Il primo brano che vi suonerò è la colonna sonora de La notte di San Lorenzo dei fratelli Taviani. Quando me l’hanno proposto – il film è uscito nel 1982, ndr – ho pensato: ancora film sulla resistenza?! Non avrei mai detto che, 40 anni dopo, ce ne fosse ancora bisogno. La memoria va coltivata”. Piovani, intessendo con la platea un colloquio pacato e a tratti intimista, ha dato una lezione di umiltà ricordando come “il genio non è tale senza l’occasione, rimarrebbe un talento anonimo” e ha tratteggiato, tra le altre cose, la difficoltà di un musicista nel trasmettere, attraverso la sua scrittura sul pentagramma, emozioni che non sono verbalizzabili, che si traducono in melodie senza parole. E sono bastate le prime note tratte dal film capolavoro di Roberto Benigni per dimostrare cosa può un genio e quanta emozione può veicolare. A tutti, in ogni tempo, ieri come oggi e sicuramente come domani.

Dopo l’esibizione musicale è toccato all’assessore regionale Gianluca Cefaratti consegnare, in nome di tutti, il premio targato Montorio. “Significa molto la sua presenza qui per il nostro Molise”. Mentre il presentatore e organizzatore Molino affiancato, per l’occasione, dalla giornalista Francesca D’Anversa, ha scherzato: “Non è un premio Oscar questo, maestro, ma è dato col cuore”. E dopo l’ultimo racconto sul filo della memoria, il Maestro è uscito di scena, tra commozione e applausi che sembravano non dover avere mai fine, e – con uno spirito rinfrancato e colmo di gratitudine da parte di tutti – si è dato il la alla seconda parte della serata con la consegna dei vari riconoscimenti inframmezzati da performance artistiche di altissimo valore.

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Il premio al coraggio, “il cui contrario non è paura ma sfiducia”, è andato a Donato Di Memmo. Dalle elementari a Bonefro, il suo percorso – prima scolastico poi lavorativo, culminato col diventare un dirigente al Comune di Bologna “che mi ha accolto senza sconti ma senza pregiudizi” – non avrebbe seguito la stessa rotta se non avesse incontrato una maestra che per lui, ipovedente, ha imparato il linguaggio Braille dando allo scolaro Donato le stesse opportunità che avevano i suoi compagni di classe, applicando concretamente la nostra Carta Costituzionale che sancisce il dovere dello Stato – e dunque anche della scuola pubblica – di rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo dei suoi cittadini. Teresa Abbagnara, la maestra oggi 97enne che ha regalato al dottor Di Memmo un futuro che non fosse di serie B, è dunque – con somma sorpresa di tutti e in primis del diretto interessato – apparsa sullo schermo attraverso un videomessaggio così come ad un tratto, alzandosi in piedi, si è palesata la classe che, da quell’incontro, ha tratto a sua volta un grande beneficio e un insegnamento oltre la didattica. A premiare Di Memmo il sindaco di Bonefro, Nicola Montagano, e la attuale preside dell’istituto Giovanna Fantetti.

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Premio artistico è andato poi a un’altra figlia di questa terra molisana, la larinese Antonella Casaccia, restauratrice attualmente presso l’Abbazia di Westminster che, tra i suoi lavori, può vantare quello relativo a l’Ultima Cena di Giorgio Vasari. E che ha ricordato il valore del patrimonio artistico per le comunità, raccontando quello che è stato – anche – un lavoro di ricucitura dopo gli ‘strappi’ del terremoto di Amatrice o dell’Emilia Romagna. A premiarla l’assessore alla Cultura al Comune di Larino Iolanda Giusti.

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All’antropologa Letizia Bindi, che sta lavorando per Larino e il Basso Molise al riconoscimento Unesco per le Carresi, è stato assegnato il premio scientifico. Toscana ma ormai molisana d’adozione, la notizia del premio da parte dell’organizzazione del festival l’ha colta mentre era in Patagonia, in uno dei suoi instancabili studi sulla transumanza e sulle tradizioni popolari. Ma il nome della professoressa Unimol in Molise è noto soprattutto per essere stata una delle artefici del progetto di Agnone capitale della Cultura, valso al sindaco Daniele Saia un premio ad hoc per la promozione del territorio e – aggiungiamo – per il sogno ad occhi aperti regalato a un’intera regione. “È stata – lo ha ribadito più volte negli ultimi mesi, e anche ieri – la candidatura di tutto il territorio”, come ben evidenziato dal video proiettato sullo schermo ed arrivato al Ministero della Cultura. Pregio riconosciuto – e sottolineato dal palco – dal sindaco di Larino (e presidente della Provincia di Campobasso, come Saia lo è di quella di Isernia) Pino Puchetti. “Il merito – così Saia abbracciando la studiosa – va soprattutto al mio caposquadra che in 3 minuti ha individuato il titolo del progetto”, quel Margine al Centro che ha ricordato a tutta Italia il valore delle aree interne, troppo spesso considerate marginali e che invece “sono scrigni di memoria e di saperi”.

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Altro momento indimenticabile, l’esibizione della attrice – con origini di Riccia – Sara Ciocca. 16 anni, un curriculum già vastissimo che conta la partecipazione a circa 20 film di successo e svariati lavori di doppiaggio tra cui l’ultimo per il film di animazione Inside Out 2 in cui presta la voce alla giovane protagonista Riley, ha sbalordito tutti con la sua recitazione di un testo – scritto da lei – di raro impatto emotivo che ha dato luce a una tela di ricordi familiari, contadini, puri. Di quel nonno che cercava la bellezza e la pace, e le trovava, nella poesia della natura.

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Accompagnata dal suo maestro di pianoforte, il termolese Gianluca De Lena, e premiata dalla sua conterranea consigliera regionale Micaela Fanelli, prima di cedere il palco ha ringraziato gli astanti con inusitata grazia. “Siete voi per me il regalo più grande, voi e questa terra siete la mia protezione”.

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La Compagnia Excursus di Roma, con una performance di assoluta levità che solo i ballerini riescono ad avere, ha omaggiato i presenti con un altro momento artistico alto. A premiare stavolta è stato il sindaco di San Martino in Pensilis, Giovanni Di Matteo, che ha ricordato il valore di eventi come quello di Montorio che arricchiscono tutti con il valore dell’esempio e che rammenta come con grandi sacrifici si possano ottenere grandi risultati.

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Ancora, nll’anno delle radici, il festival ha voluto premiare anche chi dimostra di credere nel turismo del ritorno e nelle opportunità che può generare in un territorio come il nostro costellato di paesi che lottano contro lo spopolamento. Premiato dunque l’onorevole – molisano di ritorno, “erano 20 anni che non tornavo qui” – Angelo Sollazzo da una figura illustre per Montorio, l’Ambasciatore d’Italia in Francia Giandomenico Magliano.

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Infine, a chiudere la kermesse che quest’anno ha superato se stessa, un altro premio artistico. A un molisano che con la sua arte musicale mostra la bellezza autentica del territorio. Introdotto dalla proiezione del suo video in cui suona al piano Nuvole Bianche di Ludovico Einaudi (poi suonata dal vivo) sulle sponde del lago di Castel San Vincenzo, il palco è stato affidato per il gran finale a Simone Sala, direttore artistico di diverse iniziative culturali e docente al Conservatorio Perosi. “Questo premio, forse e lo dico a mo’ di ammissione di colpa, doveva raggiungerti molto tempo fa”, così Marco Molino al suo ‘collega’ musicista. “Non sono un artista – ha detto lui affermando come gli artisti siano quelli che la musica la scrivono, come il Maestro Piovani – ma solo un performer”. E con performance grandiose prima sulle note di ‘notturni’ di Chopin e poi su quelle briose di latin jazz, accompagnato in questo caso dagli strepitosi Luca Di Muzio (abruzzese, alla batteria) e Lorenzo Mastrogiuseppe (talentuoso bassista, di Larino), per Montorio nei Frentani si è conclusa una serata memorabile di un festival – da sempre e forse mai come stavolta – “visionario” come lo ha definito il sindaco Nino Ponte.

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I paesi si salvano con gli occhi – recita Franco Arminio in una poesia, citata da Marco Molino – ma per il direttore artistico dell’evento, come affermato dal palco sul finire di serata, i paesi si salvano soprattutto col fare. Col laborio delle idee ma non solo. E con la partecipazione di tutti. Montorio sa come si fa.