Dai debiti milionari al maxi risarcimento: guerra per l’acqua a Bojano
Captazioni illegittime, trasferimenti di competenza rimasti in sospeso, debiti per 17 milioni di euro e una richiesta di maxi risarcimento fanno da sfondo alle difesa delle sorgenti bojanesi che il sindaco Carmine Ruscetta intende portare avanti
Di chi è l’acqua a Bojano?
Ruota attorno a questa domanda il contenzioso aperto dal Comune guidato dal sindaco Carmine Ruscetta contro la Regione Molise e nei confronti di Molise Acque. Il primo rivendica l’uso civico del bene più prezioso, cioè la possibilità che i bojanesi possano continuare a godere del diritto di bere e utilizzare la loro acqua pubblica. I secondi (e ora anche Grim che è l’ente deputato alla riscossione) vorrebbero che la comunità pagasse i circa 17 milioni di euro di bollette arretrate che hanno portato al dissesto finanziario il Municipio qualche anno fa.
Nel 2020 il commissario prefettizio ha dato mandato all’avvocato Pino Ruta, oggi consigliere comunale a Campobasso, di occuparsi della questione. E oggi il sindaco Ruscetta, che è anche a a capo di Egam, l’ente di governo del Molise per il sistema idrico integrato, sta continuando quella battaglia.
Ruta, ricordiamolo, quattro anni fa ha presentato ricorso al commissario per gli usi civici di Campania e Molise, un organo di giustizia straordinario che dirime sugli usi civici e che si trova a Napoli. Il legale ha sostenuto che le sorgenti di Pietrecadute e Santa Maria dei Rivoli (due località ai piedi del versante bojanese del Matese) siano sempre state utilizzate dalla comunità locale per soddisfare i propri fabbisogni civili e produttivi (come pascolo e allevamento).
Per secoli, come emerso anche dalle testimonianze e dai documenti ricavati in archivi storici, quell’acqua è stata pubblica sebbene non sia ancora chiaro se si tratta di un bene del demanio statale o comunale. E questo apre anche un altro fronte: a chi andrebbe pagata?
Secondo Molise Acque l’enorme debito accumulato va pagato all’azienda speciale (oggi attraverso Grim), secondo la comunità bojanese, che si è sistematicamente rifiutata di pagare per lo sfruttamento di sorgenti che considera sue, sono loro a dover rimpinguare le casse pubbliche del Municipio.
Già quando la Cassa per il Mezzogiorno realizzò gli impianti di captazione Bojano pagava una inezia per l’acqua. Poi la convenzione è scaduta, altri eventi sono sopraggiunti, le spese per la captazione (non più a caduta naturale ma con un complesso sistema di reti sotterranee nella montagna matesina) hanno convinto Regione e Molise Acque che anche i bojanesi erano tenuti al pagamento della tassa sull’acqua. La Regione ha chiesto denaro pur indennizzando Bojano per accertati problemi di rischio idrogeologico che quella captazione, cominciata nei primi anni sessanta, produceva.
Il problema, insomma, è anche di legittimazione: non essendo ancora chiaro a chi appartenga la risorsa demanio idrico chi è il creditore? Il provvedimento di trasferimento non ci sarebbe e quindi la comunità bojanese rivendica l’uso civico perché è così da secoli.
“Se la Regione riconoscerà l’uso civico potrà anche difenderla impendendo a multinazionali di metterci sopra le mani” di questo è convinto l’avvocato Ruta. Sul potenziale conflitto di interessi del sindaco di Bojano, che agisce nella doppia veste di primo cittadino e di presidente di Egam, va anche detto che la legge 4 del 2017 (quella che ha istituito anche in Molise il sistema di ambito) non gli impedisce di essere votato (come effettivamente è stato) dai suoi colleghi amministratori a capo di Egam, l’ente che sovrintende a tutto il sistema idrico regionale. Solo la Regione potrebbe intervenire adottando poteri sostitutivi, ma Ruscetta è in scadenza: il 31 dicembre – salvo proroghe – il suo mandato terminerà.
Ma questo è solo un piccolo aspetto della vicenda che assume contorni di interesse molto più generale: se è vero, come in qualche modo sostiene il ricorso, che l’acqua è stata ‘rubata’ a Bojano per decenni, un giudice potrebbe fermare quegli impianti abusivi, concedere un risarcimento milionario alle casse municipali e lasciare centinaia di migliaia di persone a secco tra Molise, Puglia e Campania? Sembra impossibile, specie in un conteso di crisi idrica senza precedenti aggravato da dispersione e caldo estremo.


