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Pino Ruta, 59 anni avvocato titolare di uno degli studi legali più noti della regione, candidato alla carica di sindaco per la città di Campobasso per la lista Costruire Democrazia con il sostegno di altre due liste civiche

Il ballottaggio è la sua grande sfida. Pensa di poterci arrivare?

Penso di sì. Quello che era all’inizio un’ambizione strana è diventata possibile, ora è probabile e stiamo andando verso il certo.

Quindi lei toglierà la possibilità al Partito Democratico e ai 5 Stelle di arrivare al ballottaggio a Campobasso?

Lo spero, anche per come hanno gestito le cose.

Quindi il suo nemico in questi ultimi due giorni è, più che De Benedittis che chi si ritroverà fra 15 giorni, la Forte?

Sì, suppongo che già abbiamo messo la freccia e siamo entrati nel turbo. Il sorpasso è avvenuto.

E cosa dice il suo omonimo Ruta? Lo ha sentito? Ha avuto modo di incontrarlo?

No, il fatto che non si incontra è sintomatico.

Ma lei non sta incontrando neanche De Benedittis negli incontri pubblici e nei confronti. Questa è una cosa veramente brutta per gli elettori.

Purtroppo non lo riusciamo ad incontrare perché non partecipa ai confronti, non solo in TV ma anche in quelli che chiedono i cittadini. Se ci dovesse essere il ballottaggio, però, sarà costretto, ma non credo perché non capisco per quale motivo si sottragga ai confronti. Forse – lo presumo – perché molte volte gli consigliano che è meglio evitare. Però, quando chiedono 600 famiglie della D’Ovido di incontrare per capire qual è la sua prospettiva sulla delocalizzazione di una scuola che è un’attrezzatura di quartiere, quindi in materia specifica del Comune e soprattutto delle scelte pregresse, le ragioni per le quali si sottrae sono preoccupanti. Se già non lo si rintraccia oggi, cosa accadrà quando diventerà sindaco? Dovremo andare a “Chi l’ha visto” per trovarlo, suppongo.

È stata una campagna con poche dinamiche di dibattito, di scontro, di polemica. L’unico tema sul quale c’è stata grande concentrazione da parte dei media è questo della sicurezza nel centro di Campobasso. Ma è davvero così pericoloso il centro di Campobasso?

Negli ultimi due anni ha preso piede una condizione strana, che anche io avevo sottovalutato. Devo dire, però, ascoltando i residenti, cioè coloro che se lo vivono, questa percezione è stata molto marcata. Al punto che nelle nostre liste abbiamo inserito quattro persone del centro storico: un orafo artigiano, un commerciante, un erede del più antico forno di panificazione e un residente. Quindi abbiamo puntato molto su coloro che vivono sulla propria pelle i disservizi e i rischi del centro storico. Questo è un tema molto sentito che va sicuramente rivisto, perché va affrontato in via preventiva con una buona mediazione culturale. Non bisogna avere pregiudizi o accettare la multietnicità senza cercare di creare forme di integrazione che non determinino una guerra tra i poveri. Gli slogan molte volte non sono sufficienti a coprire questi disguidi, perché poi se li sconta la povera gente sulla propria pelle. Oggi, nel centro storico, uscire la sera o far uscire i bambini il pomeriggio comincia a diventare pericoloso.

Quindi un problema oggettivo ma un approccio ideologico davvero diverso da quello che propone la destra?

Io sono oggettivamente per l’integrazione. Abbiamo candidato una persona magrebina, proprio come rappresentanza della multietnicità e dell’inclusione. Noi non facciamo parole, facciamo fatti. Non si possono negare i fatti dietro gli slogan. Purtroppo, la sinistra ha creato una guerra tra poveri con la sua ideologia neoliberista, traghettata da Renzi e fatta propria dal PD. Gli slogan devono essere seguiti dai fatti.

Il Corpus Domini si è dimostrato ancora una volta un grande evento per la città di Campobasso. Ma la percezione, anche da chi non vive la città, è che Campobasso sia diventato un luogo dove eventi culturali creano anche la possibilità di una promozione della cittadina.

Io su questo ci ho puntato molto. In tempi non sospetti ho scritto un libro che ricostruisce il Corpus Domini in modo tutt’altro che folkloristico, come una manifestazione teurgica di altissimo livello. A mio avviso è suscettibile di candidatura tra i beni materiali dell’Unesco, e questo sarà uno dei punti centrali del mio programma, che potrà trasformare Campobasso come Matera. Accanto al Corpus Domini ci sono manifestazioni fieristiche che sono state delocalizzate impropriamente in luoghi brutti e periferici della città, mentre vanno riportate al centro di Campobasso. La cattedrale è stata recentemente inaugurata dopo anni di chiusura, ma non c’è stata una parola spesa per Musenga, il progettista di quel borgo murattiano che utilizziamo ancora oggi. Dobbiamo riappropriarci della storia per guardare al futuro. Ho pensato di trasformare il distretto in un palazzo di giustizia per riconvertire il centro e dare respiro alle attività commerciali e artigianali.

Oltre la cultura, anche lo sport vive una bella stagione a Campobasso. Cosa immagina di realizzare come amministrazione a fianco del calcio e del basket?

Abbiamo individuato tramite una nostra candidata, una biologa che lavora per l’Emilia Romagna e fa ricerca sui finanziamenti Urban City, la realizzazione di strutture di prossimità. Significa ripristinare servizi nei quartieri che non costringono a prendere l’automobile e sono raggiungibili a piedi e fruibili da tutti, anche gratuitamente. Palestre all’aperto, parchi all’aperto, facilmente realizzabili con poco. Bisogna avere attenzione quando si costruisce, lasciare aree per servizi generali. L’amministrazione precedente ha messo a bando e vendita due scuole invece di riconvertirle e rigenerarle urbanisticamente, cosa fondamentale nei quartieri già saturi. Lo sport, accanto al sociale e alla scuola, è parte della Costituzione e ha una funzione preventiva per la salute. Il Molise ha un alto tasso di obesità infantile, un problema che si traduce in malattie cardiocircolatorie. Campobasso non ha costruito una palestra o una piscina regolamentare negli ultimi 60 anni, l’unica piscina è stata realizzata da un privato a Campodipietra.

Conte è tornato nella città di Campobasso. Secondo lei, i delusi dei 5 Stelle chi voteranno?

Voglio immaginare che questo campo largo la faccia finita, perché si sono venduti le idee. I 5 Stelle e il PD sono incompatibili e lo erano ancora di più a Campobasso, dove per 5 anni si sono lanciati le pietre. Che credibilità possono avere due gruppi che fino al giorno prima si sono combattuti?

Lei ha votato per i 5 Stelle la scorsa volta?

Sì, ma purtroppo sono rimasto deluso. Questa volta ho votato per Santoro perché è contro la guerra. Sono categoricamente contro la guerra e convinto che non deve rispondere alle multinazionali delle armi.

Come giudica la scelta dell’America e della Germania di utilizzare le armi occidentali contro la Russia?

È una scelta negativa perché incrementa il potenziale bellico e ci avvicina alla guerra. È incostituzionale perché la Costituzione ripudia la guerra. Se mi piazzano i missili sotto casa, qualche preoccupazione mi viene. Il Donbass è iniziato 5 anni prima con 15.000 morti accertati e trucidati dalle truppe, ma la nostra TV oscura queste cose.

Torniamo a Campobasso. De Benedittis è considerato l’usato sicuro?

No, l’usato sicuro no. Non partecipa ai confronti, non dice nulla. L’unica idea che ha lanciato è l’abolizione dell’IMU nelle contrade, ma dimentica che nel 2013 l’ha introdotta con una delibera. Dopo 11 anni, propone una soluzione che poteva già proporre quando era assessore.

Perché i campobassani dovrebbero mettere la croce su Pino Ruta e mandarla al ballottaggio contro la destra?

Se vogliono la metropolitana leggera, il Roxy, la cementificazione, l’IMU nelle contrade e l’edificazione selvaggia, possono continuare a votare coloro che li hanno gestiti fino ad oggi: 5 Stelle, PD, giunta Di Bartolomeo, De Benedittis con tutta la cerchia. Noi non abbiamo un candidato uscente, abbiamo professionisti, persone dell’associazionismo, operatori economici, lavoratori, gente che vive sulla propria pelle i problemi e potrebbe risolverli.

ruta barone