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L’assessore revocato Di Baggio porta il caso al Tar: chiede il reintegro immediato e 75mila euro di danni

Depositato il ricorso dell’ex assessore defenestrato da Castrataro: “è capitato a me, può accadere a chiunque ma è un atto corretto? Io credo di no”

Un gesto forte, per sottolineare il valore della politica (mancato, in questa vicenda, secondo l’interpretazione dei più) e per rimarcare il bisogno di comportamenti etici che dovrebbero guidare chi fa politica. Nulla di più, nulla di meno.
Un intento nobile, nei fatti, quello che ha mosso Domenico Di Baggio, ex assessore della Giunta comunale di Isernia. Ha impugnato – attraverso i suoi legali, gli avvocati Alfonso Celotto e Ottavio Balducci – il decreto di revoca del suo incarico con il quale il sindaco Castrataro lo ha defenestrato dall’Esecutivo ad inizio aprile.
Revoca di quel provvedimento e degli atti conseguenti, risarcimento dei danni patrimoniali e non, reintegro immediato: il Tar Molise, dove il ricorso è stato depositato, è chiamato a ‘risolvere’ la questione che, per il tenente colonnello che è stato assessore fino al 9 aprile scorso, ha una connotazione principalmente etica: “è capitato a me, può capitare anche ad altri, ma è corretto? io credo di no e vorrei che atteggiamenti simili, nell’esercizio della nobile arte della politica, non accadano” spiega senza girarci troppo intorno. Inutile porre altre domande.
La giustizia farà il proprio corso.

Nessun commento ulteriore alla decisione, ventilata ma mai confermata nelle scorse settimane, di adire la via giudiziaria per sanare il torto subito dall’ex assessore e anche da chi lo ha votato, scegliendolo per ricoprire il ruolo di consigliere comunale.
Il ragionamento è chiaro: perché revocargli le deleghe se non ci sono motivi di disaccordo, se la fiducia tra sindaco e assessore è ancora forte e non di facciata, se non sussistono motivazioni che abbiano a che fare con l’operatività nel proprio campo di responsabilità?
Per non precisate ragioni politiche, ha confermato il sindaco e lo ha anche messo nero su bianco nel decreto di revoca, ma queste possono essere all’origine di un ‘licenziamento’ senza giusta causa?

I legali Celotto e Balducci chiedono al Tar di accogliere il ricorso, annullare tutti gli atti e i provvedimenti impugnati, condannare il Comune al risarcimento da quantificare in 75mila euro circa per i danni – patrimoniali e non -, sofferti a seguito della revoca, che ovviamente ritengono sia illegittima, dell’incarico assessorile e, soprattutto, che sia reintegrato con effetto immediato.
In 14 pagine, gli avvocati ripercorrono la questione ‘ab origine’: la candidatura, l’elezione con la ’lista del Sindaco’ che oggi ha il sapore amaro del paradosso (come se il primo cittadino fosse ‘proprietario’ dei destini dei suoi candidati e in effetti è andata così con Francesca Scarabeo prima e con Domenico Di Baggio poi), la composizione della squadra (con la presenza di due esterni), il conferimento delle deleghe, le contestuali dimissioni da consigliere (per rimuovere la incompatibilità e che di fatto hanno permesso anche la surroga in Consiglio).

Di Baggio terzo eletto della sua lista, 210 preferenze: superato solo dalla Scarabeo (279) e Iannone (216). La lista’ Isernia Futura’ – direttamente riconducibile al sindaco, come detto, il che fa ipotizzare che si tratti di candidati che godono della sua fiducia totale – incassa 1556 voti (ed esprime tre assessori più il presidente del consiglio Paolino), il Pd raccoglie1175 preferenze (due assessori e da qualche settimana anche il nuovo presidente del Consiglio, Sergio Sardelli), Volt ne prende 803 di voti (ed è ancora rappresentato in Giunta dalla vicesindaca/assessore), il Movimento 5 Stelle prende 459 preferenze (e nell’Esecutivo ha un assessore).
Dalla Vigilia di Natale del 2021, quindi, inizia l’avventura della prima giunta Castrataro: Di Baggio esercita le attività legate alle proprie deleghe (Polizia municipale, Protezione Civile e Decoro urbano) e non si rilevano screzi con i colleghi assessori né tantomeno con il sindaco. La fiducia reciproca non è in discussione.

Celotto avvocatoIsernia di Baggio

gli avvocati Balducci e Celotto

Ma ad aprile scorso, subito dopo le elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale di Isernia e con un tempismo che apre anche a più di qualche interrogativo (politico-strategico), arriva il decreto di revoca. Adombrato da qualche mese, nei fatti, ma sempre rimandato anche per le posizioni fortemente critiche di alcuni alleati di governo. Solo una pausa, però, perché alla fine la decisione viene presa e non si torna indietro.
“In seno alla maggioranza consiliare si è venuta a determinare una situazione che richiede una rivisitazione degli assetti di governo, nella prospettiva di un rilancio dell’azione amministrativa” si legge nel decreto di revoca firmato da Castrataro.

Isernia di Baggio

La ex Giunta con Di Baggio 

La defenestrazione di Domenico Di Baggio, si legge ancora, “si basa su valutazioni di opportunità politico-amministrative a seguito di verifica politica e non si tratta di atto sanzionatorio né di atto che riguarda motivi personali o professionali legati al singolo assessore ma di un provvedimento dettato oltre che da valutazioni politiche anche a garanzia della coesione e dell’unitarietà dell’azione di governo con il preciso obiettivo di perseguire con piena efficienza il programma politico e di rilanciare l’azione amministrativa nell’esclusivo interesse pubblico”. Parole del sindaco.
Che, mentre con una mano firma la revoca dell’ex assessore Di Baggio, con l’altra sigla il decreto di nomina del nuovo assessore: Umberto Di Giacomo, eletto con Volt e a capo di un nuovo gruppo consiliare nel quale sono transitati altri due colleghi consiglieri provenienti dallo stesso movimento.

Delle due l’una: se occorre rilanciare l’attività amministrativa dando spazio (legittimamente) ad altri eletti, se l’assessore Di Baggio non ha alcun ‘peccato da scontare’, come mai si è scelto di sacrificare proprio lui? Quali i motivi di questa scelta, perché la stessa non ha coinvolto gli assessori esterni?
Il sindaco ha forse lanciato in aria la monetina ed è andata così? Il destino di Di Baggio è stato deciso dalla sorte?

Isernia di Baggio

Per i legali Celotto e Balducci, il Tar dovrebbe annullare il decreto di revoca perché inficiato da eccesso di potere per illogicità, ingiustizia manifesta, arbitrarietà, irragionevolezza della scelta adottata e mancanza di motivazione.
Si richiama, nel ricorso, anche la sentenza del Consiglio di Stato (di cui abbiamo trattato) in base alla quale l’atto di revoca, come quello di nomina, è atto di alta amministrazione anziché politico, sottoposto alle prescrizioni di legge ed eventualmente degli statuti e dei regolamenti.
Di contro, questo firmato da Castrataro è un atto “sfornito di qualsivoglia reale motivazione”, nel quale non sono indicate “le ragioni concrete poste alla base della sfiducia espressa”.

Una azione amministrativa incomprensibile e illogica, rimarcano gli avvocati che assistono l’ex assessore. Proprio perché non ci sono problemi di ordine personale, politico, professionale, proprio perché Di Baggio è attualmente fuori dal Consiglio comunale (in danno dei 210 elettori che invece volevano ci fosse), “risultava ancor più pressante l’esigenza di esplicitare nel provvedimento sindacale di revoca dell’incarico le ragioni sottese ad una simile determinazione, il cui effetto è stato sostanzialmente quello di ‘far fuori’ il ricorrente non solo dalla compagine governativa ma dallo stesso organo consiliare in cui era stato eletto”.
L’effetto della revoca senza motivazione? L’esclusione di Domenico Di Baggio dalla vita politica cittadina. E con lui quella dei 210 isernini che lo hanno votato.