Michele Di Bartolomeo: “Veniamo da 10 anni di cattiva gestione della città capoluogo, problema centro storico è oggettivo”
Michele Di Bartolomeo, 51 anni, direttore d’area a Molise Dati, candidato nelle liste dei Popolari per l’Italia per Aldo De Benedittis sindaco a Campobasso e figlio dell’indimenticabile sindaco della città Gino Di Bartolomeo, nel faccia a faccia con Antonello Barone.
Un nome importante a Campobasso Di Bartolomeo, è un pezzo della storia della città.
Eh sì, è un pezzo importante, è un cognome anche pesante da portare perché si creano tante aspettative intorno a me e invece io sono solo il figlio. Vengo da una storia. Però sono Michele Di Bartolomeo, adesso mi presento come Michele Di Bartolomeo.
Sempre al centro però?
Sempre al centro.
Cosa pensa di questa alleanza di centrodestra che negli ultimi anni soprattutto nell’era Meloni si sta spostando sempre di più a destra.
Ma io credo che sono avvenimenti di levatura nazionale. Sul territorio il centrodestra è sempre stato moderato e io credo si confermerà moderato. Credo che i partiti di centro hanno sempre e avranno sempre il loro peso.
A Campobasso è un po’ un revival anni ’90 con Aldo De Benedittis.
Sì, è un revival anni ’90, però è una persona affidabile, una persona che ha dato tanto alla città, è una persona della città, è un moderato, fondamentalmente una persona che ha anche amministrato nell’ultima amministrazione di centrodestra con mio padre, per cui io credo che sia il candidato ideale in questo momento, che non ha non ha aspettative future, per cui può dedicare il suo tempo affiancato da una giusta squadra alla città di Campobasso.
Una sfida a tre una sfida che per il centrodestra si dovrebbe risolvere al primo turno per avere la certezza di avere la vittoria.
Ma assolutamente sì. Io credo che la dottoressa Forte per quanto brava nel suo mestiere sia stato un nome preso lì per mascherare 10 anni di cattiva gestione di questa città.
Paracadutata?
Non lo so. È probabile che l’abbia paracadutata qualcuno sicuramente vicino agli ambienti di centrosinistra da quello che sappiamo da quello che ci hanno detto.
Ci faccia un nome.
Ma io credo che sia vicino sicuramente al professor Roberto Ruta che oramai è il regista un po’ di queste elezioni del centrosinistra su Campobasso.
Non rischia un sorpasso la sinistra da parte dell’altro Ruta. Pino Ruta?
Pino lo conosco come professionista, è un professionista affermato su Campobasso, ma anche a livello regionale e anche fuori è apprezzato. Io credo che sia stato un passo avventato il suo, accelerato in avanti perché magari aveva delle aspettative di essere lui il candidato del centrosinistra. Perché da quello che era venuto fuori dalle regionali probabilmente doveva essere lui il candidato del centrosinistra, così non è stato ed evidentemente ha ritenuto di voler presentare questa sua candidatura.
Il centrodestra immagina di vincere al primo turno però eventualmente al ballottaggio a suo avviso chi dei due, fra Ruta e Forte, ha più possibilità di arrivarci?
Secondo me nessuno, perché vinciamo al primo turno.
In città molto si sta parlando di sicurezza, che è un tema classico del centrodestra.Ovviamente i fatti di cronaca sono oggettivi. Eppure state cavalcando mediaticamente questo argomento?
Sembra fatto apposta, ma fatto apposta non è e c’è un problema oggettivo che sta colpendo la città di Campobasso: il centro storico in particolare è un problema, riguardo al quale bisogna prendere delle iniziative, assumere delle iniziative importanti.
Quali in particolare?
Credo che non si possa prescindere a questo punto dall’attivazione per primo di un sistema di videosorveglianza, che funzioni però, magari messo a disposizione anche dalla Questura. Avendo loro già una sala operativa hanno anche gli strumenti per poter intervenire subito al manifestarsi di un evento criminoso o delittuoso. Insomma di quelli che si sono verificati ultimamente. Poi sicuramente la maggiore presenza di forze di sicurezza sul territorio, parlo della polizia locale prima e ma anche la polizia, i carabinieri. Dare l’immagine della presenza, non essere opprimenti, perché Campobasso ovviamente resta una città tranquilla e deve rimanere una città tranquilla, però il presidio delle forze di polizia deve essere percepito.
A proposito di Campobasso città tranquilla, si parla ormai da qualche anno del tema dell’Autonomia Regionale: avete paura a Campobasso di perdere il ruolo di capoluogo di Regione?
Personalmente no, sono sono stato fautore anche nelle regionali scorse avviando il movimento civico, per l’autonomia regionale, perché altrimenti diventeremo la periferia delle grandi regioni che che ci circondano, sostanzialmente così riusciamo ad attrarre qualche risorsa, ancora qualche risorsa. Il problema è saperle spendere queste risorse, certo Campobasso avverte un po’ questa chiusura, la necessità sicuramente di un asse viario che la colleghi al Tirreno e all’Adriatico. Questa è un’attività importante che condurremo anche come amministrazione laddove dovessi essere eletto anche io, in sinergia con il governo regionale e con quello nazionale.
Molti presìdi nazionali poi vengono meno dalla Regione Molise.
Dobbiamo essere uniti per portare risorse ed energie qui e saperle spendere bene.
Quindi credete molto nella filiera istituzionale che parte da Campobasso con De Benedittis, con Roberti e con la Meloni a Roma.
Assolutamente sì. Anche perché è oggettivo che quando hai un filo diretto, un contatto diretto con il governo regionale e con il governo nazionale si riesce a dialogare meglio. Diciamo chiaramente a trovare quelle soluzioni che diversamente prenderebbero strade diverse.
Un asse che può arrivare fino a Bruxelles con Aldo Patriciello.
Potrebbe, sì, perché no? È un candidato molisano e ci sta tutto, ma ci sono anche altri tra i candidati che sono valenti molisani.
Il suo voto, glielo possiamo chiedere, a chi andrà all’europee?
No, il voto è segreto.
Dal punto di vista personale che rapporto ha con il candidato sindaco del centrodestra?
Ho un ottimo rapporto, anche perché Aldo De Benedittis ha amministrato con papà. Ma prima di amministrare con papà siamo stati e siamo amici di famiglia, per cui ho un ottimo rapporto personale con lui e ritengo che sia una persona molto valida.
Quindi è rimasto molto felice quando l’indicazione è arrivata su di lui.
Sì sono rimasto felice. E mi è piaciuto il fatto che sia stato capace di fare sintesi per tutto il centrodestra, perché è un momento in cui c’era bisogno di fare sintesi, nella dialettica politica è chiaro che i tempi si allungano, siamo sei partiti e c’era qualche altra lista civica, si cominciava a creare qualche mal di pancia, però questi mal di pancia spesso vengono generati anche da qualche giornalista, dalla stampa che fa qualche previsione senza poi entrare nel merito del dibattito politico; è chiaro, ripeto, con sei partiti a supporto c’era bisogno di ragionare bene su chi potesse essere il migliore sindaco per rappresentare in questo momento la città di Campobasso.
Sul tema Romagnoli qual è la sua posizione?
Sul tema Romagnoli credo che abbiamo una posizione univoca: rimarrà area verde e da quello che ho appreso nelle ultime ore il Roxy verrà ristrutturato e verrà adibito ad uffici regionali per cui credo è positiva come notizia; credo sia abbastanza positiva e che sia una notizia trasversale a tutti gli schieramenti, perché tutti quanti pare volessero il Romagnoli quale area verde e pare che si vada verso quella direzione.
Dal punto di vista demografico il Molise perde sempre più residenti e più abitanti e la stessa cosa accade anche a Campobasso, mentre l’area costiera in qualche modo mantiene; è un segnale d’allarme?
Ma è un segnale d’allarme sicuramente. Ma io credo che sia un fatto anche fisiologico. I giovani andando a studiare fuori chiaramente trovano delle prospettive lavorative che qui non hanno e per cui restano facilmente fuori.
Quindi l’università di Campobasso resta una università poco attrattiva?
L’università deve lavorare insieme alla politica, adesso sta facendo belle cose, io conto che con la nuova amministrazione che riusciamo a fare altre cose buone, insomma per la città l’offerta formativa dell’università si è allargata abbastanza, con la facoltà di medicina pare abbia dato un bell’impulso anche alla città perché con la carenza di medici che c’è la facoltà di medicina è una facoltà importante per la nostra città.
Lei si occupa di innovazione, di tecnologia, di informatica. Qual è l’impatto che l’intelligenza artificiale può avere sulle nostre vite a suo avviso?
L’impatto che può avere è un impatto che sicuramente può essere positivo, se la intendiamo come supporto alle attività lavorative che abbiamo. L’importante è non farcela sfuggire di mano, perché potrebbe avere anche effetti negativi chiaramente. Chi si occupa di questo tipo di tecnologia la sperimenta in maggior misura poi nella nell’industria bellica. E questa non è una cosa buona. Se invece fosse sfruttata nel campo della ricerca, nel campo della medicina, nel probabilmente riusciremo a fare cose buone.
Torniamo sul Campobasso. Perché i campobassani dovrebbero scrivere Di Bartolomeo?
Perché sono figlio di Gino Di Bartolomeo, perché mi porto quei valori là, ma perché ho un bagaglio di competenze e conoscenze acquisite nel corso degli anni e posso dare davvero un concreto supporto alla città. Anche perché ho i figli adolescenti e vorrei garantire loro la possibilità di scegliere se rimanere in questa città, in questa regione, oppure andare via. E quindi votate Di Bartolomeo, votate Popolari per l’Italia, votate Aldo De Benedittis sindaco.


