Giuseppe Di Carlo: “Io un civico candidato per il bene di Campomarino. In questi anni nessun progetto e Lido abbandonato”
Giuseppe Di Carlo 46, anni avvocato, esponente della politica locale, consigliere comunale uscente a Campomarino dove è candidato sindaco per la lista Campomarino che vorrei, intervistato da Antonello Barone
Lei come si colloca politicamente?
“Io mi ritengo un civico, non ho mai avuto una tessera di partito, ho la volontà e la voglia di partecipare a questa elezione amministrativa esclusivamente nell’interesse del mio paese, Campomarino”.
Lei 5 anni fa era al fianco a Silvestri, poi durante la legislatura ha cambiato posizione perché e qual è il giudizio su questa esperienza?
“Io ho fatto la prima esperienza amministrativa appunto con l’amministrazione Silvestri, sono entrato in consiglio comunale, ho inizialmente provato a portare le mie idee i miei progetti, i miei programmi all’interno dell’amministrazione Silvestri. Ho verificato sin da subito che c’era una differenza ontologica, direi, tra me e gli altri rispetto all’idea che abbiamo di paese e di futuro e quindi quando ho capito che non c’era la possibilità di incidere concretamente per lo sviluppo del paese e per Campomarino ho deciso fare un passo di lato, rimanendo in consiglio comunale portando delle proposte, proponendo dei progetti, proprio nel superiore interesse del bene pubblico”.
Il sindaco non ha trovato una maggioranza disposta a ricandidarlo.
“L’epilogo a cui stiamo assistendo, il fatto che i quattro quinti della giunta comunale in
realtà abbiano messo da parte il sindaco per continuare la propria esperienza amministrativa e politica con un’altra lista testimonia il fallimento del percorso amministrativo e politico di questa amministrazione, quello che io ho detto sin da subito: cioè il fatto che determinati progetti, determinate idee non potessero andare avanti, anche perché c’era una parte della giunta che spingeva affinché queste cose non si facessero. Hanno trovato il loro epilogo naturale alla fine di questi 5 anni, quindi il paese non ha ottenuto niente, queste quattro persone hanno abbandonato il sindaco e pensano di crearsi una nuova verginità, diciamo così, e una nuova credibilità con un percorso politico diverso dietro Norante”.
Qual è il suo giudizio?
“Io non esprimo giudizi sulla persona, non lo conosco in maniera approfondita. Dico semplicemente quello che ho detto poc’anzi: Enzo Norante si trova praticamente, lo ha detto lui stesso, nel suo programma elettorale a iniziare un percorso che deve essere la continuità di quello uscente. Quattro quinti, ripeto, della giunta comunale sono candidati con Norante, ci sono dietro questa lista delle altre persone che hanno da sempre fatto parte della vita politica del paese, quindi io sono convinto e l’ho ribadito anche qualche giorno fa in consiglio comunale che il candidato sindaco Norante farà davvero fatica a gestire una una lista così composta e quindi sono assolutamente convinto che la continuità di questa amministrazione non possa che essere ulteriormente negativa per lo sviluppo del paese”.
C’è anche un terzo candidato, qual è il suo giudizio?
“Ho un giudizio assolutamente positivo sulla persona che conosco benissimo, una professionista, una persona per bene. Dell’avvocato MariaLuisa Di Labbio non condivido le idee assolutamente, diciamo progressiste, più di sinistra”.
Campomarino è una città con una doppia faccia. Una faccia invernale, un piccolo paesino, e una faccia estiva, quando diventa di fatto la città più popolosa del Molise. Come si gestisce questa dicotomia?
“Questa dicotomia necessita di un’attenta analisi e programmazione e progettazione rispetto a quello che è il periodo estivo rispetto al periodo invernale e questo aspetto va ovviamente declinato attraverso tutta una serie di attività che devono essere messe in campo dall’amministrazione. In questi anni abbiamo assistito al completo
abbandono del Lido di Campomarino, in termini di arredo urbano, di decoro, di mancanza di servizi, di assoluta assenza di programmazione e progettazione, da ultimo un dato assolutamente che testimonia e certifica il fallimento dell’amministrazione: la assoluta caduta della percentuale di raccolta differenziata”.


