Contratti da fame e fuorilegge: le ultime assunzioni dell’era Toma inguaiano i partiti
I contratti di lavoro – molti dei quali da poche centinaia di euro al mese – negli ultimi sette mesi della legislatura Toma non potevano essere stipulati perché mancavano Bilancio e Rendiconto: le somme per pagare gli stipendi ai dipendenti dei gruppi consiliari vanno restituite. Nel mirino della Corte dei Conti ci sono tutti i partiti con Udc, Pd e Fdi sul podio della vergogna
Contratti, anzi in moltissimi casi “contrattini” di poche ore e conseguentemente con onorari non propriamente degni. Stipulati dai gruppi consiliari della passata legislatura, per essere precisi dal primo gennaio 2023 al 24 luglio dello stesso anno, in assenza delle condizioni base perché potessero essere validi. Mancavano bilancio e rendiconto. E la Corte dei conti non ha perdonato: tutti i bilanci annuali degli 11 gruppi consiliari nell’ultimo anno della legislatura Toma (quindi maggioranza e opposizione) sono irregolari per i magistrati contabili. E le somme erogate per liquidare gli stipendi (in alcuni casi, una parola davvero grossa) dovranno essere restituite.
Il regalino è arrivato il 29 aprile ed è stato un giorno decisamente no per i consiglieri regionali che facevano parte dei gruppi consiliari nella passata legislatura.
Che non solo si sono “accollati” (ovviamente soprattutto quelli di maggioranza) l’onta di leggi impugnate dal Governo, di bilanci e rendiconti bocciati, osservati dalla Corte dei conti e poi affondati dalla Corte Costituzionale ma che adesso dovranno fronteggiare di tasca propria (e in questo caso assieme ai colleghi della minoranza) anche questo epilogo assai oneroso, che chiude un quinquennio nel corso del quale le norme varate in favore dello sviluppo e del futuro del territorio si contano forse sulle dita di una sola mano.
Una legislatura, quella Toma, che ha riservato anche l’ultimo colpo di scena, quindi: tutti i rendiconti dei gruppi consiliari per l’anno 2023 (fino al 24 luglio, per intenderci perché dopo è partita la legislatura Roberti) sono irregolari ed è stata intimata la restituzione di somme di diversa entità.
I gruppi politici in Consiglio regionale sono tenuti a rendicontare le spese sostenute grazie all’erogazione di fondi pubblici: somme che obbligatoriamente devono essere utilizzate per le spese di personale e per il funzionamento. Quindi per pagare gli stipendi ai dipendenti dei gruppi consiliari, che hanno contratti di diritto privato, e per l’attività quotidiana (carta, toner, penne, computer e stampanti che poi devono essere restituiti, telefonini che parimenti tornano nelle disponibilità del Consiglio regionale quando termina la legislatura), per le consulenze professionali utili allo studio di specifiche materie e così via. Spese per il funzionamento che non contemplano la spesa al supermercato e il caffè al bar al mattino, sia chiaro.
In totale, per quei “dannati” sette mesi di fine legislatura tutti i gruppi consiliari dovranno restituire complessivamente 174mila 257 euro e 40 centesimi.

Sul podio delle somme da restituire finiscono l’Udc con 46mila 328 euro, seguito dal Partito democratico con 23mila 160 euro e 34 centesimi e da Fratelli d’Italia con 20mila 281, 72 centesimi.
Al quarto posto si piazza la Lega con 15mila 264 euro e 44 centesimi, al quinto posto il Gruppo misto con 14mila 681 euro, 41 centesimi da restituire e al sesto i Popolari per l’Italia con un assegno da 14mila 192,37 euro da staccare. Seguono poi il Movimento 5 Stelle con 12mila 339,96 euro, Orgoglio Molise con 11mila 232, 40 euro, il gruppo Iorio Presidente con 6mila 770 euro, 16, il gruppo consiliare Toma Presidente con 6mila 174,75 euro e, ultimo posto in classifica che in questo caso è una buona notizia, Forza Italia con soli 3mila 831,85 euro da restituire.
Insomma, gli azzurri a fondo classifica assestano uno schiaffone metaforico ai morigerati e intransigenti progressisti…
La domanda di fondo è una: i gruppi consiliari, in assenza di bilancio, avrebbero potuto assumere o prorogare risorse professionali? Manco per niente, secondo i giudici contabili. Ma invece le assunzioni – e pure a manetta – ci sono state, in ossequio forse ad una sorta di trend che è sempre di moda. Dare fuoco alle polveri, non importa che non ci sia granché da fare e che la legislatura sia ormai al lumicino.
La legge 160 del 2016 – ricordano i giudici contabili nelle undici deliberazioni quasi fotocopia consultabili sul sito del Consiglio regionale nella sezione Trasparenza – dispone che “in caso di mancato rispetto dei termini previsti per l’approvazione dei bilanci di previsione, dei rendiconti e del bilancio consolidato, gli enti territoriali non possano procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e di somministrazione, anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto, fino a quando non abbiano adempiuto. È fatto altresì divieto di stipulare contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi della disposizione del precedente periodo. La misura si applica alle Regioni e alle Province autonome di Trento e di Bolzano in caso di ritardo oltre il 30 aprile nell’approvazione preventiva del rendiconto da parte della Giunta, per consentire la parifica da parte delle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti; essa non si applica in caso di ritardo nell’approvazione definitiva del rendiconto da parte del Consiglio”.
Le scadenze da rispettare sono tassative e la norma a quelle si ispira. Nel caso di specie, l’approvazione del bilancio di previsione 2023-2025 è avvenuta con legge regionale in vigore dal 16 dicembre 2023, quella del rendiconto 2022 è avvenuta, preventivamente, da parte della Giunta con delibera del 25 settembre 2023, quella del bilancio consolidato 2022 è avvenuta da parte del Consiglio il 20 dicembre 2023.
Ne consegue che il periodo nel quale non si potevano stipulare contratti né prorogarli riguardi quello compreso tra il primo gennaio 2023 e il 15 dicembre 2023, quanto all’approvazione del bilancio di previsione 2023-2025; dal primo maggio 2023 al 24 settembre 2023 quanto all’approvazione del Rendiconto 2022 e dal primo ottobre 2023 al 19 dicembre 2023, quanto all’approvazione del Bilancio consolidato 2022.
Queste le finestre temporali che avrebbero dovuto restare serrate.
Le capogruppo e i capigruppo di allora hanno provato a smontare le tesi dei magistrati contabili attraverso memorie difensive e documenti integrativi nel tentativo di smontare le tesi dei magistrati ma niente da fare: quei rendiconti sono irregolari, tocca restituire le somme impegnate per gli emolumenti, alcuni davvero irrisori. Altro che salario minimo da 9 euro l’ora!
E così all’Udc vengono contestati 20 contratti di lavoro occasionale stipulati tra gennaio e maggio per importi (e anche durata) variabili che vanno dai 480 euro ai 3mila 600. Tutti sottoscritti “in costanza di divieto di legge”, motivo per il quale tocca restituire 46mila 328 euro. Unico componente del gruppo consiliare l’allora presidente del Consiglio regionale Salvatore Micone.
Al Partito democratico contestate la stipula e qualche proroga di 22 contratti di lavoro autonomo occasionale, alcuni da 400 euro mensili. Nel gruppo consiliare del Pd, nella XII legislatura, Micaela Fanelli (capogruppo) e Vittorino Facciolla. Il Pd dovrà restituire 23mila 10,34 euro, oltre oneri accessori che vengono contestati a tutti i gruppi consiliari ovviamente.
Undici i contratti che non avrebbero potuto essere sottoscritti per il gruppo di Fratelli d’Italia composto da Quintino Pallante: 2 co.co.co, 9 a tempo determinato e parziale, poi prorogati. Somma da restituire 20mila 281 euro e qualche centesimo.
La motivazione della bocciatura è identica per tutti (a parte qualche dettaglio su cifre versate per sanzioni o situazioni simili): i contratti non potevano essere stipulati, la legge è chiara ed è quanto meno improponibile che i consiglieri regionali (e i consulenti del lavoro ai quali si affidano) non lo sapessero.
E poi: sette i contratti contestati dalla Corte dei Conti per il gruppo della Lega, capogruppo Aida Romagnuolo (15mila 264 euro circa). Tredici nuovi contratti e una proroga per il Gruppo Misto di Filomena Calenda (14mila 681 euro), cinque nuovi contratti e 5 proroghe per i Popolari per l’Italia, gruppo di cui facevano parte Andrea Di Lucente in qualità di capogruppo e Vincenzo Niro (14mila 192 euro); un contratto part time, due proroghe e 2 collaborazioni coordinate e continuative per il 5 Stelle con Andrea Greco in qualità di capogruppo e i cinque consiglieri regionali Nola, De Chirico, Manzo, Fontana e Primiani (12mila 339 euro); quattro i contratti contestati al gruppo Orgoglio Molise nel quale militavano Vincenzo Cotugno e Gianluca Cefaratti in qualità di capogruppo (11mila 232 euro); due contratti part time e una proroga per il gruppo Iorio per il Molise – Noi con l’Italia di cui Iorio era capogruppo (6mila 770 euro), un contratto osservato per il gruppo Toma Presidente, del quale faceva parte solo l’ex governatore (6mila 174 euro) e sette a Forza Italia con Roberto Di Baggio capogruppo, Nicola Cavaliere e Armandino D’Egidio per 3mila 831 euro da restituire.
Totale: 174mila euro da restituire. A meno di ricorsi possibili e di sentenze diverse.


