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Suicidio assistito, Regione senza una legge che applichi la sentenza che lo ha legalizzato. Ma ora in Molise c’è la prima Cellula Coscioni

Si è costituita l’11 marzo la prima Cellula Coscioni del Molise: Mario Davinelli e Annalisa Griguolo i referenti di questa articolazione territoriale della nota associazione nazionale fondata da Luca Coscioni che ha speso la sua vita per i diritti civili. Intanto la consigliera regionale Alessandra Salvatore (Pd) lavora a una proposta di legge per applicare la cosiddetta sentenza Cappato sull’aiuto al suicidio nelle strutture pubbliche

Si è costituita l’11 marzo la prima Cellula Coscioni del Molise. Dai primi otto soci, nel tempo di una assemblea, si sono unite altre dieci persone. Questa neonata Cellula è un’articolazione sul territorio dell’associazione nazionale Luca Coscioni, organizzazione fondata nel 2002 dall’economista affetto da sclerosi laterale amiotrofica che fino al 2006, anno della sua scomparsa, si è battuto per la regolamentazione del fine vita, per i diritti dei disabili, per la salute riproduttiva, per la libertà di ricerca scientifica, per l’autodeterminazione dell’individuo. E per la legalizzazione dell’eutanasia, pratica ad oggi vietata in Italia dove, invece, grazie a una sentenza della Corte costituzionale (la 242/2019), è possibile accedere al suicidio medicalmente assistito, ossia l’aiuto indiretto a morire da parte di un medico che non somministra direttamente il farmaco letale per la cosiddetta ‘dolce morte’, ma lo consegna al paziente che lo assume in modalità di autosomministrazione. (Nei mesi scorsi la stampa locale, e non solo, aveva raccontato il caso di Davide, termolese di 40 anni, che si recò in una clinica svizzera per porre fine alle sue sofferenze, ndr)

Entrambe le pratiche presumono che ci sia una volontà libera e consapevole della persona che ne fa richiesta e che la stessa sia cosciente e in grado di capire le conseguenze delle proprie azioni. Cambia la modalità.

La prima assemblea pubblica ha eletto ieri i due i referenti molisani: Mario Davinelli e Annalisa Griguolo. Cosa faranno lo ha spiegato il primo dei due a Primonumero: “Saremo concentrati su attività di vario tipo, dalla sensibilizzazione sui temi dell’associazione con incontri e convegni, al confronto e la collaborazione con altre associazioni già presenti in regione (tra queste c’è per esempio Antigone che si occupa dei diritti dei detenuti, ndr). Cellula Coscioni cercherà di far conoscere le attività che vengono svolte a livello nazionale, penso, per esempio, alle raccolte firme per i referendum. E non mancherà il supporto a quei consiglieri, regionali o comunali, che vorranno agire nelle istituzioni per l’approvazione di regolamenti o proposte di legge”.

La libertà di ricerca scientifica, il testamento biologico (che è già possibile fare), il tema del fine vita, il monitoraggio della legge 194, la fecondazione assistita, i diritti dei disabili sono solamente alcuni degli argomenti che impegnano da anni l’associazione a livello nazionale e, oggi, anche territoriale.

Un tema discusso è anche quello del suicidio assistito sul quale il Molise non si è ancora pronunciato e per il quale una bozza di proposta di legge c’è già, l’ha scritta (“ma non ancora presentata perché in attesa di un parere da parte della struttura commissariale”) la capogruppo del Pd in Consiglio regionale Alessandra Salvatore.

Alessandra salvatore

La sua Pdl è volta a regolamentare tempi e modi del suicidio assistito in Molise per effetto della sentenza della Corte Costituzionale. La Regione Molise, detta in termini ancora più banali, deve dire in che modo applica questa decisione dei giudici costituzionali nell’ambito di quelle competenze in materia sanitaria che sono sue. Sarà compito dell’Asrem, per esempio (una volta che la legge sarà entrata in vigore) istituire una Commissione medica multidisciplinare chiamata a verificare i requisiti di accesso al suicidio assistito. Che sarà consentito a chi è affetto da patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili e che vuole mettere fine, in maniera dignitosa, alla propria esistenza. Altro presupposto è che il soggetto sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale – idratazione, alimentazione, macchine per respirare ecc. -, dev’essere pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli per esprimere un proposito di suicidio formatosi in modo libero e autonomo, chiaro e univoco.

La prestazione – questo c’è nella bozza di proposta di legge – dovrà essere gratuita e i tempi della fornitura del farmaco letale a chi ne fa richiesta, una volta accertato il possesso dei requisiti, molto rapidi.