Muore dopo l’allenamento: aveva 30 anni e giocava a calcio sin da ragazzino. La magistratura vuole capire le cause del decesso
Ha perso la vita a ventiquattro ore dalle celebrazioni per il ricordo della morte di Davide Astori della Fiorentina, avvenuta il 4 marzo 2018. Gabriele aveva un anno in meno del giovane capitano viola, e come lui era un atleta con una vita sana. L’autorità giudiziaria, in base alle prime risultanze delegate al medico legale, stabilirà se eseguire l’autopsia. Intanto tutto il mondo del calcio molisano si è stretto attorno alla famiglia e ai comuni di Campomarino e Guardialfiera
Il 4 marzo 2018 il cuore del capitano della Fiorentina, Davide Astori, si ferma durante il sonno. La squadra viola era in trasferta a Udine. Tutto il mondo del calcio, nessuno escluso, ricorda ogni anno la data che ha strappato alla vita il giovane calciatore, aveva soltanto 31 anni.
La causa, una cardiomiopatia ventricolare maligna, malattia che insorge in modo subdolo. C’erano due distinti certificati di idoneità all’attività agonistica nonostante fossero emerse, nelle rispettive prove da sforzo, aritmie cardiache che avrebbero dovuto indurre a disporre l’Ecg holter24 e la risonanza magnetica cardiaca. Un iter diagnostico che avrebbe permesso di salvare la vita del calciatore.
Tutti ricordano, ancora increduli e addolorati la morte del giovane capitano della Fiorentina. A distanza di 6 anni ma più o meno nello stesso periodo sui campi di calcio del Molise si consuma un’altra tragedia con corrispondenze drammatiche: un altro giovane calciatore, di soli 30 anni, Gabriele Di Vito, muore dopo l’allenamento con la sua squadra (che milita in prima categoria).
Aveva un anno in meno di Astori. Come lui, era un giovane atleta. E la morte inspiegabile e improvvisa ha lacerato i cuori di tutti. Della sua famiglia, degli amici, del mondo del calcio molisano.
Gabriele, la sera di martedì, 5 marzo, aveva appena terminato, come sempre, la sua seduta di allenamento al campo sportivo di Guardialfiera. Lui, residente a Campomarino, andava spesso a Guardialfiera, qui avevo scelto di giocare dopo dieci anni al Campomarino e cinque alla Cliternina, perché suo padre è originario del piccolo comune sulla riva del lago.
Stava chiacchierando e scherzando con i compagni nello spogliatoio quando improvvisamente si è sentito male. E’ caduto, incosciente: inutili sono state tutte le manovre di soccorso, finanche quelle con il defibrillatore. I sanitari del 118 hanno trasferito la salma di Gabriele all’obitorio dell’ospedale di Termoli a disposizione dell’autorità giudiziaria.
La procura di Larino, infatti, vuole accertare le cause di una morte tanto prematura e capire, dunque, se poteva essere evitata. In queste ore, in base alla perizia dell’anatomopatologo, i magistrati stabiliranno se eseguire l’autopsia.
Ma intanto sia il Comune di Guardialfiera che quello di Campomarino, si sono stretti attorno alla famiglia. Straziata dalla perdita del giovane, che nella vita gestiva un oleificio. Amava una compagna con la quale era diventato papà di uno splendido bambino di due anni. E poi c’era il calcio: la sua passione. Lo sport era il suo stile di vita. “Non riesco a credere che sia accaduta una tragedia simile – ha detto il sindaco di Guardialfiera, Vincenzo Tozzi – Ieri sera quando sono arrivato al campo, Gabriele era già in viaggio sull’ambulanza, fino all’ultimo ho creduto che potesse riaprire gli occhi e farcela, purtroppo non è andata così”. Angosciato anche il sindaco di Campomarino, Pier Donato Silvestri: “Una disgrazia che colpisce tutti indistintamente. Gabriele era un ragazzo straordinario, in questo momento non saprei davvero cosa dire se non che si tratta di una perdita che ferisce nel profondo del cuore”.
Anche il mondo del calcio si è stretto attorno alla famiglia di Gabriele. Numerose società calcistiche dalla prima categoria fino all’eccellenza hanno espresso dolore e cordoglio. L’Asd Ripalimosani a nome di tutta la squadra e della dirigenza si è stretta attorno alla famiglia, anche la società della Juvenes ha espresso il suo dolore con un post sui social.
Sono ore di sofferenza e angoscia. Sentimenti alimentati dall’inquietudine degli interrogativi. Uno su tutti: Gabriele poteva salvarsi? Per questo l’autorità giudiziaria farà il suo percorso. Per dare risposte, che non restituiranno purtroppo Gabriele alla sua famiglia e ai suoi amici, ma che – forse – potrebbero contribuire a migliorare i checkup a cui sottoporre tutti gli atleti. Di ogni sport e categoria.



