Da fabbrica di detersivi a impianto di riciclo plastica, Invitalia boccia la riconversione dell’ex Unilever. Tremano i cassintegrati
Parere negativo sul progetto di trasformazione in impianto di eco plastiche dello stabilimento di Pozzilli dove si producevano detersivi per la pulizia della casa: sfumano le speranze di nuova occupazione e si teme per i 62 dipendenti, già in cassa integrazione a spese della Regione Molise, che rischiano tutto.
Non c’è più nessuna riconversione in vista per la ex Unilever di Pozzilli: Invitalia ha fatto sapere che non finanzierà il progetto della P2P, che ora minaccia di ritirarsi dalla partita togliendo la speranza ai lavoratori che operavano nello stabilimento della provincia isernina in cui si producevano detergenti per la pulizia della casa.
Solo pochi mesi fa, all’inizio di gennaio, 62 persone tra operai, impiegati e un dirigente, avevano tirato un sospiro di sollievo nell’apprendere che la Regione Molise aveva finanziato la loro cassa integrazione (quella ministeriale era terminata) per altri 12 mesi. “La Cigs, però – fa notare il segretario regionale della Uiltec Nicandro Cascardi – era agganciata e finalizzata ad accompagnare i lavoratori nella riconversione del sito produttivo. Venendo meno questa condizione ora anche quella rischia di saltare”.
La situazione è talmente allarmante che proprio ieri, 27 marzo, la prefetta di Isernia Franca Tancredi, accompagnata dall’assessore regionale Andrea Di Lucente e dall’amministratore delegato di Invitalia Bernardo Mattarella, si sono recati al ministero delle Imprese e del Made in Italy (ex Sviluppo economico) per chiedere cosa ne sarà del sito di Pozzilli.
L’apertura di un tavolo ministeriale potrebbe essere un primo passo per affrontare la situazione ma con quali attori? Unilever, ormai, è fuori dai giochi e P2P (la joint venture paritetica costituita da Unilever e Seri Industrial che nel 2021 ha acquisito tutti gli asset del sito) sembra decisa a fare un passo indietro.
“Dal primo luglio 2023 il sito non è più di Unilever . A me risulta – dice ancora il sindacalista Cascardi – che sia stato acquisito da una società immobiliare che fa capo alla famiglia Civitillo che gestisce già le proprietà del gruppo P2P”. Questo significa che, a prescindere da come andrà a finire, P2P avrà inevitabilmente un ruolo nella partita.
Il trasferimento di proprietà sarebbe avvenuto pochi giorni dopo che il ministro Urso ha firmato l’Accordo di sviluppo a sostegno del progetto industriale per la produzione di materie prime plastiche riciclate dal recupero di imballaggi post-consumo proposto da P2P.
A capo di questa società c’è l’ingegnere Vittorio Civitillo, un imprenditore già sindaco di Piedimonte Matese e, secondo beninformati, persona molto vicina alla galassia dell’europarlamentare molisano Aldo Patriciello.
In un comunicato stampa P2P ha fatto sapere a Invitalia, al ministro Urso e ai sindacati di non condividere affatto quel parere negativo rilasciato da una consulente dell’agenzia sul suo progetto. L’esperta in questione non avrebbe – a loro dire – le necessarie competenze per valutare l’iniziativa imprenditoriale di Civitillo che, va detto, è altamente innovativa: l’impianto dovrebbe selezionare scarti degli imballaggi a fine vita, compresa la frazione che ancora oggi viene smaltita in discarica o incenerita nei termovalorizzatori.
L’area sperimentale del nuovo impianto, però, è troppo grande secondo Invitalia che ha chiesto una rimodulazione che P2P non farà, sia per ragioni finanziarie (“notevole riduzione del contributo a fondo perduto – di circa 10 milioni di euro”) sia per ragioni tecniche (“non potendo in alcun modo trattare come investimento produttivo un impianto sperimentale che per sua natura non produce beni o ricavi fino alla prima applicazione industriale”).
“E’ mortificante – ssi legge nel comunicato – che sia giudicato non sperimentale un impianto che per la sua innovazione (e per fare innovazione occorre sperimentare) ha ricevuto attenzione da tutto il mondo. Non è una semplice rimodulazione ma uno stravolgimento dell’iniziativa, che non ha senso di esistere senza la parte sperimentale, che potrebbe determinare vantaggi economici e ambientali. Appare paradossale che venga richiesto di eliminare l’investimento sperimentale in un momento storico di grandissima attenzione nel settore ambientale, per favorire l’economia circolare. Noi ci ritiriamo da questa estenuante trattativa, che dura da ormai 4 mesi, malgrado, e questo è paradossale, abbiamo avuto una sola, e brevissima, occasione per interloquire con l’esperto nominato, a cui avremmo potuto spiegare la natura tecnica della proposta”.
Nella stessa nota P2P annuncia però che potrebbe valutare un ricorso al Tar. Se presenterà le sue controdeduzioni (c’è tempo fino al 30 marzo) Invitalia potrà valutare di accoglierle, affidare a un nuovo perito la valutazione di quella parte del progetto bocciata o riconfermare la sua bocciatura. Senza progetto verrebbe condizionata anche la sopravvivenza della cassa integrazione per 62 persone e le loro famiglie che con questo spirito si apprestano a festeggiare la Pasqua.


