I numeri della crisi
|Strage di negozi, si svuotano le città soprattutto in centro: dal 2012 sparite 241 attività a Campobasso e Isernia
Drammatica la situazione che emerge dalla pubblicazione dei dati contenuti nella nona edizione dell’Osservatorio sulla demografia d’impresa nelle città italiane e nei centri storici: soffre il commercio al dettaglio crescono soltanto bar, alberghi e ristoranti
Quella che si è consumata dal 2012 al 2023 è una vera e propria ‘strage’ di negozi. Saracinesche abbassate, locali sfitti, gente che fugge, svuotando soprattutto i centri urbani delle città principali (Campobasso, Isernia, Termoli) ma anche quelli dei comuni più piccoli. Le crisi che si sono succedute ma soprattutto la crescita esponenziale del commercio elettronico hanno spazzato via negozi di libri e giocattoli, di mobili e di ferramenta e anche buona parte dei negozi di abbigliamento.
L’Osservatorio sulla demografia d’impresa (analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sui cambiamenti del commercio e delle imprese nelle città italiane) ha realizzato un’indagine in collaborazione con il Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne.
L’anno appena iniziato evidenzia che permangono elementi di incertezza per il difficile quadro internazionale a causa dei conflitti in Medioriente e in Ucraina e degli attacchi nel Mar Rosso.
In questo difficile contesto, il commercio e le città – che proseguono l’evoluzione degli ultimi anni con meno insediamenti del commercio tradizionale e più servizi – stanno dimostrando comunque vitalità e reattività, anche grazie all’aumento della quota di occupati stranieri nei nostri settori.
Ma per quanto riguarda il commercio al dettaglio e in particolare i settori calzature a abbigliamento le cose vanno male. Se in Italia, tra il 2012 e il 2023, sono spariti oltre 111mila negozi al dettaglio e 24mila attività di commercio ambulante, nei due capoluoghi di provincia del Molise – durante lo stesso periodo – sono scomparsi 241 negozi al dettaglio.
E al di là dei numeri, per rendersene conto basta fare una passeggiata per esempio, lungo Corso Vittorio Emanuele a Campobasso, dove i negozi hanno abbassato quasi tutti le saracinesche. Desolante il panorama anche lungo Viale Elena e via Roma, e il centro storico non è da meno.
Stesso scenario a Isernia. Ma anche in comuni (non piccolissimi), come per esempio Guglionesi che conta 4800 abitanti, sono rimasti due supermercati e un piccolo alimentari. Non ci sono più attività commerciali per l’abbigliamento (tranne due piccoli negozi) e ha chiuso anche l’ultimo negozio di calzatureche era rimasto.
Stando all’indagine, sono cresciute solo le attività di alloggio e ristorazione (+9.800 in Italia). Nello stesso periodo, nel commercio, negli alberghi e nei pubblici esercizi si riducono le imprese italiane (-8,4%) e aumentano quelle straniere (+30,1%). E metà della nuova occupazione straniera nell’intera economia (+242mila) è proprio in questi settori (+120mila). Nei centri storici chiudono più negozi che nelle periferie, si riducono le attività tradizionali e aumentano i servizi.
Tornando al Molise. A Campobasso soffre il commercio al dettaglio con un saldo negativo di imprese (-87) tra il 2019 e il 2022, tra cui 35 nel centro storico, 52 nel resto della città.In crescita nel centro storico le attività come alberghi, bar e ristoranti con un saldo positivo di 10 imprese ma sono state 7 quelle che hanno chiuso i battenti nel resto della città.
Nel periodo considerato dall’indagine (2019/2023), i dati di Isernia del commercio al dettaglio registrano un calo delle attività sia nel centro storico (-5), che nella restante parte della città (-18). In controtendenza rispetto al 2019 i numeri relativi ad alberghi, bar e ristoranti (-16), che diminuiscono sia nel centro storico (-3) che nei quartieri (-13).







