il lavoro che cambia
|Partite Iva in crescita in Molise, ma non tutti gli autonomi se la passano bene: ‘crollano’ agricoltori e commercianti
Lo certifica la Cgia di Mestre: il Molise è la regione con la maggiore espansione di partite Iva senza albo o ordine professionale, ma calano i lavoratori autonomi classici come artigiani, commercianti ed agricoltori.
Il popolo delle partite Iva, dopo l’annus horribilis del 2020 (leggasi scoppio della pandemia, ndr) è tornato ad aumentare e tra il 2022 e il 2023 (sebbene la media si riferisca ai primi 9 mesi di ciascun anno) la regione con l’incremento maggiore è stato il Molise che segna un +8.4% (pari a +2400 unità) laddove la media italiana si attesta su un +1.2%.

A rendere noto questi dati – che testimoniano in generale una ripresa del lavoro indipendente, con le dovute differenze – è l’Ufficio studi della CGIA di Mestre. Ma, appunto, “non tutte le categorie appartenenti al mondo del lavoro autonomo godono di buona salute. Anzi. Molte professioni sono in grosse difficoltà e il loro numero sta diminuendo: ci riferiamo, in particolare, ai lavoratori autonomi ‘classici’, come gli artigiani, i piccoli commercianti e gli agricoltori. Diversamente, sono in espansione le partite Iva senza albo o ordine professionale. Alcuni esempi di professioni non regolamentate? I web designer, i social media manager, i formatori, i consulenti agli investimenti, i pubblicitari, i consulenti aziendali, i consulenti informatici, gli utility manager, i sociologi, gli amministratori di condominio, etc.”. Una fotografia del mercato del lavoro che cambia, sicuramente.

Dunque torna a crescere il popolo delle partite Iva ma artigiani, commercianti ed agricoltori sono in calo. Precisamente, rivela il report, dal 2014 al 2022 in Italia gli agricoltori sono diminuiti di 33.500 unità (-7,5 per cento), i commercianti di 203.000 (-9,7 per cento) e gli artigiani addirittura di quasi 258.500 (-15,2 per cento).E in Molise? Intanto va detto che il calo dei cosiddetti autonomi classici a livello regionale negli 8 anni considerati ha riguardato in particolare le Marche (-17.2%), il Piemonte (-15.5%), e poi l’Emilia-Romagna e il Molise (-15.1%, e per la nostra regione questa percentuale equivale a -3813 addetti). La media nazionale è -11.7% e 12 regioni segnano un calo a doppia cifra. Ma il Molise, come detto, in questa ‘classifica’ è quarto per il calo maggiore. Guardando i dati provinciali, si intuisce però come il decremento nella nostra regione non riguardi tanto (che pure c’è stato) artigiani e commercianti quanto gli agricoltori. Addirittura la provincia di Campobasso è al primo posto (mentre Isernia è 21°) con una variazione percentuale (sempre tra il 2022 e il 2024) superiore al -22% (media italiana come detto è -7.5%).

Che l’agricoltura non se la passi bene, d’altronde, lo testimoniano le recenti proteste con presidi e marce di trattori che stanno interessando, nella nostra regione, in particolare Termoli e il Basso Molise.
Tornando dunque al popolo delle partite Iva, delle micro imprese e dei loro dipendenti la Cgia afferma che “rappresentano un blocco sociale di oltre 6 milioni di persone che, prima del Covid, produceva quasi 200 miliardi di Pil e negli ultimi 40 anni è diventato centrale in molte regioni del Paese, una componente strutturale del nostro sistema economico, soprattutto a Nordest. I valori associati a questo mondo – contare sulle proprie forze, accettare di misurarsi con il mercato senza alcun paracadute sociale, puntare al miglioramento delle proprie condizioni di vita attraverso l’autorealizzazione personale – hanno caratterizzato almeno due generazioni di lavoratori indipendenti”. Anche questo un segno del mutamento dei tempi e delle ambizioni personali.
Prosegue Cgia: “Il trend positivo registrato dallo stock di lavoratori autonomi in questi ultimi tre anni è sicuramente ascrivibile alla ripresa economica maturata dopo l’avvento del Covid. Con un Pil che nel biennio 2021 e 2022 ha toccato livelli di crescita molto elevati è aumentata l’occupazione e conseguentemente anche quella indipendente. Sicuramente ad allargare la platea degli autonomi ha concorso anche il fisco. L’introduzione del regime forfettario per le attività autonome con ricavi e compensi inferiori a 85 mila euro ha reso meno gravoso di un tempo gestire fiscalmente un’attività in proprio. Infine, non è nemmeno da escludere che la crescita numerica di questo settore sia riconducibile anche all’incremento delle ‘false’ partite Iva. Grazie al boom dello smart working avvenuto in questi ultimi anni, è probabile che le ‘finte’ partite Iva siano aumentate, anche se, attualmente, il numero complessivo di queste ultime è stimato attorno alle 500 mila unità”.
Dunque nell’ultimo anno il Molise (+8,4 per cento), la Liguria (+8,2 per cento), la Calabria e l’Emilia Romagna (entrambe con il +5,6 per cento) hanno registrato gli aumenti più importanti, per contro l’Abruzzo (-4,9 per cento), l’Umbria (-5,6 per cento), il Trentino Alto Adige (-8,4 per cento) e le Marche (-10,1 per cento) hanno subito le contrazioni più significative.
Cgia rimarca dunque che “se la platea dei lavoratori indipendenti negli ultimi anni è tornata a crescere, le attività che costituiscono il cosiddetto lavoro autonomo ‘classico’ (che rappresentano quasi il 75 per cento circa del totale dei lavoratori indipendenti presenti nel Paese) sono in costante diminuzione (artigiani, dei piccoli commercianti e degli agricoltori)”. Di recente vi avevamo dato conto della “strage di negozi” nei centri capoluogo della regione Molise, e dunque del rischio – concreto – della progressiva sparizione della categoria professionale dei commercianti complice soprattutto la lotta impari con il commercio online.
Analizza così i dati emersi dal report il segretario della CGIA, Renato Mason: “Il crollo del numero degli artigiani e dei piccoli commercianti è ormai visibile a occhio nudo. Nelle città e nei paesi di periferia è sempre più in aumento il numero delle botteghe e dei negozi chiusi definitivamente. Va evitato tutto ciò, perché questa desertificazione abbassa notevolmente la qualità della vita di tutti noi”.






