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Controllo, gelosia, possesso: queste le armi usate da Pietro Ialongo prima del coltello

Alle battute finali il processo per omicidio a carico di Pietro Ialongo: il 21 marzo ci sarà la discussione. L’uomo è accusato di aver ucciso con 14 coltellate Romina De Cesare, anche lei molisana di Cerro al Volturno. Nella nuova e decisiva perizia psichiatrica il consulente del Tribunale definsce Ialongo capace di intendere e di volere, una personalità ossessivo nacististica.

Era capace di intendere e volere Pietro Ialongo quando, nella notte fra il 2 e il 3 maggio del 2022, ha ucciso con 14 coltellate la sua ex compagna, Romina De Cesare (nella foto i funerali a Cerro al Volturno) colpita a morte nello spazio angusto e buio del corridoio dell’appartamento che ancora condividevano in via del Plebiscito a Frosinone.
La sua è una personalità ossessivo-narcisistica ma senza evidenze di elementi dissociativi del pensiero. Il che significa che non sono emersi profili di patologie psichiatriche.

Netto, senza fraintendimenti, l’esito della consulenza psichiatrica del dottor Peppino Nicolucci sul 40enne molisano alla sbarra con le accuse di omicidio volontario aggravato dalla coabitazione e stalking.

La consulenza, disposta dal Tribunale, questa mattina, è arrivata nell’aula della Corte d’Assise del Tribunale di Frosinone dove si celebra il processo a carico di Ialongo, originario e resiente – come anche la vittima – nel comune isernino di Cerro al Volturno, detenuto fin da subito nel carcere della città ciociara. In Aula, oltre ai legali della famiglia De Cesare – gli avvocati Danilo Leva e Fiore Di Ciuccio -, a quelli dell’imputato – Riccardo Di Vizio e Vincenzo Mercolino -, anche il papà di Romina, Mario, che ha ascoltato le dichiarazioni del professionista.
Il processo è ormai alle battute finali: il prossimo 21 marzo la discussione e poi si va a sentenza.

danilo leva

Danilo Leva

In poco meno di venti pagine, il professor Nicolucci – specialista in neurologia e psicologia medica, dirigente del medesimo servizio all’ospedale di Latina – ‘racconta’ la personalità dell’uomo, cosa lo avrebbe portato al femminicidio della sua ex compagna. Perché di questo si tratta. Femminicidio.
Quella notte, Ialongo – secondo l’esito della consulenza – era capace di intendere e di volere e il disturbo ossessivo che avrebbe rilevato il professor Nicolucci non sarebbe stato capace di incidere su tale capacità, nonostante il reato sia stato commesso senza alcuna premeditazione, che infatti non è stata contestata all’imputato.

Ialongo avrebbe agito in risposta ad una condizione di gelosia e di possesso dell’”oggetto donna”, incapace di progettare una sua sostituzione affettiva visto che per Romina la storia era chiusa, la convivenza sarebbe finita di lì a qualche ora. Lei avrebbe preso il treno la mattina successiva all’omicidio, per tornare a casa.
Gelosia, possesso e assenza di pentimento, “evidente e significativo” scrive il dottor Nicolucci. Che rileva nella sua consulenza come Ialongo non sia da considerarsi socialmente pericoloso in senso psichiatrico. Motivo per il quale non vi sono motivi di incompatibilità con il regime di detenzione ordinaria non essendo emerse patologie psichiatriche rilevanti e inquadrabili in una psicosi.

Il vero problema, la reale ossessione di Ialongo, è altra. E si sarebbe palesata fin dal primo incontro che il dottor Nicolucci ha avuto con Ialongo in cella, subito dopo l’affidamento della consulenza.
Con lui, quel giorno, c’erano anche i dottori De Marco (per la difesa) e Gualano (per l’accusa). Un primo incontro saltato perché, sembra, Ialongo non aveva disponibilità del “suo” cuscino, che sembra utilizzi per sedersi. E che, nelle sedute successive, pur avendolo, non ha mai utilizzato.
La vera ossessione di Ialongo sarebbe quindi tutta concentrata nella sua condizione fisica, conseguente ad un incidente stradale.
Pietro comincia a lavorare fin da giovane, nonostante il desiderio di proseguire gli studi: un percorso che sembra non abbia potuto seguire per colpa di una balbuzie che si palesa ancora, nei momenti maggiormente ansiosi.
Non è ancora maggiorenne quando resta coinvolto in un incidente stradale. Femore e ginocchio saltati, l’asportazione della milza: interventi chirurgici, riabilitazione e poi quello stato d’ansia che ha richiesto un trattamento farmacologico, sospeso dopo qualche settimana. Il lavoro che sembra non andare, i trasferimenti in altre città ma nella narrazione della sua vita sarebbero gli aspetti legati alla condizione di salute quelli preminenti.
Predominanti. Ossessivi.
Le emozioni, i sentimenti, l’amore sono circoscritti ad una parte residuale, accessoria di una vita centrata solo su quanto accaduto anni fa e soprattutto su quello che è costato quell’incidente, anche in termini economici.
I rapporti con Romina, con la quale ha una relazione duratura dal 2010, sono confinati in un racconto che lascia poco spazio ai sentimenti ma dove emergono, quando la storia arriva al capolinea, l’ossessione, la gelosia, la mania del controllo. Ialongo arriva persino a pedinare Romina e il suo nuovo compagno, come lo stesso ha fatto mettere a verbale.

Quella notte, Romina torna a casa e al buio, nell’ingresso di casa, si toglie le scarpe per evitare di fare rumore, probabilmente. Lei dorme sul divano: il giorno dopo avrebbe lasciato per sempre quell’appartamento per tornare a Cerro al Volturno.
Nella narrazione che Ialongo avrebbe fatto al consulente, i due avrebbero cominciato a litigare per questioni di soldi: l’uomo avrebbe chiesto la restituzione del denaro speso per comperarle una macchina.
Poi, le avrebbe messo le mani al collo. Romina cade a terra. Le 14 coltellate, quella fatale al cuore. Ialongo racconta di averla anche presa a calci.
Una ricostruzione che sembra non coincidere, però, con gli esiti della ricostruzione della scena del crimine affidata ai Ris in base alla quale Romina sarebbe stata attinta alle spalle dai primi fendenti, poi avrebbe tentato di difendersi e infine, caduta a terra, si sarebbe trovata faccia a faccia con il suo assassino che avrebbe continuato a colpirla.
La modalità e la dinamica non cambiano di una virgola però l’esito della consulenza in base alla quale Ialongo avrebbe sviluppato negli anni una condizione ossessivo fobica rispetto agli esiti di quell’incidente stradale che di fatto ha provocato un danno al ginocchio. Un’attenzione eccessiva che sarebbe diventata poi una ossessione perché Ialongo voleva risolvere un problema non risolvibile: accertamenti, visite, interventi chirurgici che non avrebbero dato i risultati sperati. E così le aspettative crollano, si cercano nuovi approcci ma inutilmente.

Questo delirio non sarebbe però mai stato identificato, riconosciuto come tale ma di contro sarebbe diventato il perno sul quale fare ruotare anche il suo rapporto affettivo, tra alti e bassi, tra litigi e riappacificazioni.
Sullo sfondo la gelosia, legata anche questa ai problemi fisici: nessuno mai si innamorerà di me, visto il mio problema.
E quindi il controllo, ossessivo: le visite al bar dove Romina lavorava, l’attesa del suo rientro a casa, gli appostamenti mentre era con il suo nuovo compagno.
Possesso e gelosia: queste le armi usate da Ialongo, prima di quel coltello. E dopo l’aggressione fisica e le coltellate, il tentato suicidio che il consulente avrebbe descritto come un atto goffo, non idoneo a procurarlo. Un tentativo, anche questo, di allontanarsi dalle paure.
Ialongo sa perfettamente cosa ha fatto quella notte, era lucido pur avendo agito covando un rancore e una gelosia mistificata dall’idea di proteggere la sua compagna, che non lo era nemmeno più.
Sa cosa ha fatto ma non si pente, non chiede scusa, non partecipa emotivamente. Il suo racconto gelido dei fatti è il controcanto di una esplosione di rabbia che ha avuto segni premonitori: il controllo su Romina, la necessità di sapere ogni suo movimento, la gelosia, la frustrazione, le ossessioni. Esplose di notte, al buio.  (LS)