Morti per Covid, non ci fu reato di epidemia né di omicidio colposo: il gip archivia l’inchiesta sulla pandemia
Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Campobasso Roberta D’Onofrio ha disposto l’archiviazione degli atti legati alla indagine avviata in seguito alle denunce presentate da diversi familiari di vittime covid in Molise che si sono costituiti in un comitato. Già il procuratore di Campobasso Nicola D’Angelo non aveva ravvisato reati nel corso degli accertamenti svolti, chiedendo l’archiviazione. Il Comitato Vittime si era opposto, ora è arrivato il verdetto. Erano dieci le persone indagate, tra ex vertici della sanità regionale e primari ospedalieri. Per tutti loro accuse a vario titolo, indicate dall’omicidio colposo, epidemia, interruzione di pubblico servizio e delitti colposi contro la salute pubblica fino all’abuso d’ufficio e omissione in atti d’ufficio.
Il gip Roberta d’Onofrio spiega nero su bianco, in 47 pagine dattiloscritte, i motivi che l’hanno spinta ad archiviare – su richiesta della Procura di Campobasso – uno dei fascicoli d’inchiesta inerenti la gestione della pandemia in Molise.
Si tratta del filone che conta dieci persone indagate, tra ex vertici della sanità regionale e primari ospedalieri, oltre all’ex commissario ad acta della sanità Angelo Giustini. Per tutti loro accuse a vario titolo, da omicidio colposo, epidemia, interruzione di pubblico servizio e delitti colposi contro la salute pubblica fino all’abuso d’ufficio e omissione in atti d’ufficio.
Il gip, nell’ambito degli ulteriori accertamenti condotti a seguito dell’udienza di novembre scorso, non ha ravvisato alcun elemento di colpevolezza a carico delle persone sottoposte ad indagini. Vale a dire: l’ex direttore generale dell’Asrem Oreste Florenzano (difeso dall’avvocato Mariano Prencipe), l’ex direttore sanitario Maria Virginia Scafarto (difesa dall’avvocato Mirella De Santis), l’ex direttore sanitario facente funzioni dell’ospedale Cardarelli Celestino Sassi (difeso dall’avvocato Roberto Guidi) e infine l’ex commissario della sanità molisana Angelo Giustini (difeso dagli avvocati Danilo Leva e Giuseppe Stellato).

La Procura aveva già chiesto l’archiviazione dell’inchiesta ma il Comitato dei familiari delle vittime del Covid, difeso dall’avvocato Enzo Iacovino, si oppose chiedendo – atti alla mano – ulteriori verifiche.
Questa mattina, la notifica della decisione adottata dal Gip in merito a tutte le risultanze emerse in seguito all’attività di indagine svolta a partire da dicembre 2020 quando arrivò sul tavolo della Procura il primo esposto che chiedeva di fare chiarezza sulla gestione sanitaria della pandemia in Molise.
Per il gip non sono emersi elementi di rilevanza penale. Fra i più importanti, il reato di epidemia. “Non si ravvisano i requisiti – scrive il gip – perché gli elementi costitutivi del reato in questione sono la rapidità della diffusione, la diffusibilità ad un numero elevato ed indeterminato di persone e l’ampia estensione territoriale del contagio, nonché il dolo generico inteso come volontà di diffondere i germi patogeni con la consapevolezza della loro efficacia epidemica e di cagionare l’epidemia o quantomeno la colpa”.
Ebbene le decisioni di accorpare il reparto di Urologia con quello di Chirurgia e la necessità che i pazienti che avevano bisogno di un ricovero urgente fossero inviati in reparto con il solo test rapido e negativo, insieme alla predisposizione di aree grigie all’interno dello stesso reparto, “è un comportamento che non rientra nello schema del reato di epidemia colposa”.
Le condotte degli indagati secondo il gip non sono state omissive perché “hanno predisposto misure organizzative quali percorsi separati per i pazienti infetti e non, disposizione di transito per i pazienti infetti all’interno di barelle di biocontenimento, creazione di aree grigie all’interno di ogni reparto…”.
Né vi è prova del concorso degli stessi negli omicidi colposi dei singoli pazienti perché “non si è tratteggiato minimamente il nesso causale”.
Nessuna omissione in atti di ufficio né c’è stata alcuna interruzione dei servizi assistenziali. Sono state semmai ravvisate “criticità nella gestione dei casi non urgenti ma ciò è stata la evidente conseguenza della necessità di assicurare una priorità alla gestione dei malati covid come avvenuto del resto in tutta Italia”.
Il gip dunque, in base alla documentazione e alle indagini eseguite, scrive nero su bianco che: non è dato ravvisare alcun elemento di rilevanza penale a carico di alcuno, ne risultano integrati gli estremi costitutivi dei reati per i quali vi è stata iscrizione a carico di ciascuno delle persone indagate.
Quindi i due atti di opposizione all’archiviazione risultano non accoglibili per infondatezza della notizia di reato e per la non pertinenza degli approfondimenti investigativi richiesti”.




