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Le imprese fanno retromarcia, più chiusure che aperture e il Molise finisce all’ultimo posto in Italia: è in decrescita

Bilancio imprenditoriale attivo per diciassette delle venti regioni italiane mentre resta preoccupante la situazione per il Molise che è fanalino di coda in questa classifica con un tasso di crescita pari a -0,55%. In campo negativo anche Umbria (-0,15%), Marche (-0,07) e Liguria (-0,02%).

Dal 2009 l’andamento è stato altalenante: fra imprese aperte e chiuse, il Molise ha fatto registrare negli anni picchi positivi ma anche momenti di decrescita preoccupanti. Nel 2020, le aziende iscritte al Registro imprese della Camera di Commercio erano diminuite (a causa del covid) di 142 unità. Poi la ripresa e nel 2021 il saldo positivo con 147 nuove aperture.

La regione, dunque, sembrava aver imboccato la strada della ripresa economica, un po’ come nel resto d’Italia. Ma il 2021 è stato l’unico anno cpn saldo positivo perché da quel momento in poi la curva economica è precipitata piazzando il Molise, nel 2023, all’ultimo posto in Italia per numero di aziende chiuse in un anno: ben 188.

Sono questi i dati elaborati dalla Camera di Commercio del Molise sull’analisi condotta da Movimprese (elaborati da Unioncamere e InfoCamere sulla base del Registro delle imprese delle Camere di commercio) e consegnano al sistema economico molisano una situazione drammatica che riguarda quasi tutti gli aspetti imprenditoriali. L’impressione è che la ripresa post-covid, tanto auspicata, sia venuta meno e le aziende che abbassano le saracinesche ad oggi superano quelle che aprono i battenti.

La flessione è il frutto – rispetto al 2022 – di un improvviso aumento delle cessazioni: siamo passati dal 1492 del 2022 a 1646 del 2023. In termini percentuali il calo molisano delle attività nel 2023 rispetto al 2022 – dicono i numeri di Movimprese – è dello 0,55%, il peggior risultato d’Italia.

Dopo di noi c’è solo l’Umbria con un -0,15 e poi, con un saldo iscrizioni-cessazioni negativo ma leggerissimo Marche (-0,07%) e Liguria (-0,02%). Tutte le altre regioni, 17 su 20, registrano invece un saldo positivo. “Guardando alla classica divisione del territorio nazionale, i dati indicano in crescita il tessuto imprenditoriale di tutte le quattro aree geografiche. Con le sue 14.948 imprese in più, il Mezzogiorno ha determinato più di un terzo dell’intero saldo annuale, staccando il Nord-Ovest (+11.210) e il Centro (+10.626).
In termini assoluti, meglio di tutte hanno fatto la Lombardia (10.562 imprese in più), il Lazio (+9.710) e la Campania (+6.351). Il Lazio (+1,59%) registra invece la crescita più sostenuta in termini relativi; seguono la Lombardia (+1,12%) e la Campania (+1,04%)”.

Tornando al Molise, regione in controtendenza rispetto all’andamento generale, il calo del numero delle aziende è rilevante soprattutto in provincia di Campobasso dove le iscrizioni sono state 1026 e le cessazioni 1173 con un saldo negativo di -147 imprese e una percentuale di decrescita del -0.59% (nel 2022 è stata del -0,8%).

In provincia di Isernia, invece, le iscrizioni sono state 432 e le cessazioni 473 con un saldo negativo equivalente a -41 imprese. Dunque una percentuale di decrescita dello 0,45 per cento mentre nel 2022 c’era stata una spinta in avanti dello 0,22%.

Quali i comparti più dinamici? E invece dove si registrano le difficoltà?

Per il commercio, il 2023 si è chiuso con una riduzione complessiva di 192 attività (-2,7% su base annua) e, approfondendo l’analisi dei dati, si rileva come il processo di selezione in questo settore abbia riguardato maggiormente il commercio al dettaglio che nel 2023 ha perso 101 unità. Nell’agricoltura, il bilancio di fine anno evidenzia una riduzione complessiva di 179 imprese (-2,0%), mentre le costruzioni presentano una perdita complessiva di 120 imprese (-2,9%). Infine, la manifattura registra una riduzione dello stock di 113 unità (-4,9%).

Fanno eccezione soltanto le imprese che rientrano sotto il codice Ateco “Altre industrie manifatturiere” (fabbricazione di gioielleria, articoli sportivi, giochi e giocattoli, strumenti e forniture mediche) con 2 unità in più, e le imprese  di riparazione, manutenzione e installazione di macchine e apparecchiature (+1 unità); stabile lo stock di imprese delle industrie di fabbricazioni di macchinari ed apparecchiature nca e di fabbricazioni di autoveicoli.

Infine la lettura dei dati dal punto di vista delle forme organizzative delle imprese conferma il rafforzamento strutturale del sistema imprenditoriale: saldo positivo unicamente per le società di capitali. Chiudono l’anno con un numero di cessazioni maggiore del numero delle iscrizioni le ditte individuali, che rappresentano circa il 2/3 del totale delle imprese, le società di persona e le altre forme giuridiche.