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Il caso del piccolo di 9 anni morto a causa del fumo respirato durante il sonno è nelle mani della squadra mobile di Campobasso. Il sostituto procuratore Rita Carollo questa mattina è tornata sul posto: acquisite le registrazioni delle richieste di aiuto. I primi che hanno tentato di rianimare il bambino sono stati i vigili del fuoco

Chi segue le indagini sulla tragedia di Colle Calcare è il sostituto procuratore Anna Rita Carollo che coordina gli uomini della squadra mobile ai quali tocca il compito di compiere tutti gli accertamenti del caso che ha visto la morte di un bambino di 9 anni.

Questa mattina, a partire dalle 8, c’è stato un nuovo sopralluogo degli inquirenti. Presenti gli uomini del Nucleo Investigativo Anticendio dei vigili del fuoco. A loro il compito di relazionare sulle possibili cause che hanno causato le fiamme.

I vigili del fuoco hanno ricevuto la telefonata di aiuto attorno alle 00.30 della notte fra domenica 17 e lunedì 18 dicembre. Giunti immediatamente sul posto, sono stati loro i primi a tentare ogni tecnica di rianimazione sul piccolo: massaggio cardiaco e respirazione. Ma nulla da fare.  E gli accertamenti investigativi – tramite l’ascolto delle telefonate registrate e quindi richieste dall’autorità giudiziariasaranno condotti pure sull’arrivo del 118. La domanda – alla quale probabilmente risponderà soprattutto l’autopsia – è se il bambino poteva salvarsi. E, quindi, se i tempi impiegati per l’arrivo dell’ambulanza siano stati quelli previsti. Indagini a tutto campo da parte della procura, che chiarirà ogni dubbio.

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Anche quelli sulle cause che hanno provocato l’incendio. Si lavora per capire se sia stato un cortocircuito partito da una ciabatta alla quale erano attaccate le luci di Natale e un computer portatile oppure una candela votiva. Ipotesi, sulle quali sono in corso verifiche che fanno capo anche ai racconti dei superstiti. Questa mattina, infatti, gli agenti della squadra mobile sono stati in ospedale per ascoltare la mamma del piccolo, anche lei ricoverata assieme agli altri due figli (quello di 12 anni si trova al Centro Grandi Ustionati di Napoli per una terapia in camera iperbarica).

L’immobile, una casa a tre piani, è sotto sequestro. La famiglia Mignogna abitava nella mansarda al terzo piano, annerita anche esternamente dal fumo. All’interno poco e nulla è rimasto integro. E anche questo rende complessi gli accertamenti. Ma si lavora per provare a spiegare una tragedia che (spiegazioni a parte) ha scosso tutta la città di Campobasso, dove Paolo Mignogna, idraulico, è molto conosciuto.