L'anniversario
|Molise 60, l’inspiegabile ottimismo del presidente per l’amicizia col governo Meloni. Siamo autonomi, ma da chi?
Oggi si celebra l’autonomia regionale del Molise che nel 1963 si è distaccato dall’Abruzzo. Il presidente Roberti guarda al futuro con ottimismo: per lui lo sviluppo industriale, culturale e occupazionale si può raggiungere “anche grazie agli ottimi rapporti personali e della Regione Molise più in generale con il Governo guidato dal premier Giorgia Meloni”. E’ un augurio già fatto dai suoi predecessori, che arriva nel momento peggiore: la regione affonda sotto il peso dello spopolamento, dei tagli e dei debiti. Sicuri che valga la pena difendere ancora l’autonomia?
Il Molise finalmente regione: così titolava Il Tempo nel giorno in cui il parlamento italiano approvava una legge costituzionale che ci distaccava dall’Abruzzo sancendo la nostra autonomia e vedendo la nascita della ventesima regione della Repubblica italiana.
Se ne discuteva da quasi mezzo secolo ed è stato necessario modificare due articoli della Costituzione (57 e 131) per poter realizzare, anche per il Molise, quel decentramento amministrativo citato dalla nostra Costituzione nella promozione delle autonomie locali. Un grande lavoro fu portato avanti da Giacomo Sedati, l’unico parlamentare molisano (era originario di Riccia) a essere stato per ben due volte ministro e ancora oggi indiscusso protagonista dell’istituzione della nostra Regione. Sessanta anni dopo quel traguardo che doveva essere il primo tassello di uno sviluppo economico e sociale ci si interroga sul senso di quella autonomia a cui lavorarono “i politici dell’epoca, con grande lungimiranza” come ricorda oggi il governatore Francesco Roberti.
Ci si pone questa domanda perché il Molise fa i conti, da decenni, con uno spopolamento costante che mette in discussione la sua stessa sopravvivenza e sostenibilità: la popolazione è anziana, si risparmia sui servizi essenziali come la sanità, si decentrano e si accorpano le scuole, ci sono gravissime carenze infrastrutturali che non ci permettono collegamenti rapidi neppure da un paese dall’altro, neppure tra Campobasso e Termoli. C’è un dibattito in corso che torna a rianimarsi di tanto in tanto su questa autonomia regionale a cui molti rinuncerebbero in nome di un accorpamento con altre regioni, vedi la Macroregione adriatica che ci vorrebbe di nuovo insieme con l’Abruzzo e anche con le Marche. O il Molisannio di cui ha parlato tante volte l’ex ministro Clemente Mastella che ci vorrebbe assieme ai vicini sanniti. E si parla persino di fare del Molise uno spezzatino in cui ogni regione vicina prende un pezzetto.
Si inserisce in questo contesto la rivendicazione del presidente Roberti il quale dice che “in questi sessanta anni tantissimo è stato fatto e l’autonomia regionale è stata un punto focale per la crescita del nostro territorio sotto ogni punto di vista. Abbiamo dato, ad esempio, l’opportunità ai nostri giovani di poter studiare restando a casa, grazie all’Università degli Studi del Molise, fiore all’occhiello del nostro territorio. Sotto il profilo politico – continua il presidente Roberti -, grazie all’autonomia, il Molise, con i suoi rappresentanti, siede nei diversi consessi che richiedono la presenza delle Regioni e, nel tempo, con modalità e strumenti differenti, ha ottenuto le attenzioni del Governo centrale e dell’Unione Europea. Basti pensare alla grande attenzione dell’attuale Governo nei nostri confronti nella fase di approvazione del bilancio 2023 e alle immense opportunità, in tema di finanziamenti e progettualità, che arrivano dagli organismi europei. L’autonomia regionale, inoltre, ci ha consentito, nei decenni, di valorizzazione al meglio le peculiarità del nostro territorio, dei paesaggi, in tema ambientalistico, dei siti storici, turistici, archeologici, delle eccellenze enogastronomiche e di tutte le altre nostre risorse”.
Se da un lato il presidente della Giunta regionale Roberti evidenzia ciò che di buono c’è ed è stato fatto secondo il suo giudizio, dall’altro non ignora tutto quello che ancora c’è da fare: “Dobbiamo lavorare, tutti insieme, affinché il Molise possa essere competitivo dal punto di vista infrastrutturale, industriale, economico, sociale, lavorativo, culturale, cogliendo le opportunità che sono concesse dagli organismi centrali e dall’Unione Europea. Nuove sfide attendono il Molise e sono certo che, nell’attuale legislatura, dopo questo primo periodo caratterizzato dal processo di approvazione del bilancio – un bilancio che, questo Roberti non lo ricorda ma lo facciamo noi – cristallizza i conti regionali con 600 milioni di deficit e il sogno di ripianare il disavanzo sanitario nel 2050 -, ora possiamo guardare al prossimo futuro con rinnovato ottimismo, anche grazie agli ottimi rapporti personali e della Regione Molise più in generale con il Governo guidato dal premier Giorgia Meloni, ma anche con tutte le istituzioni territoriali che, con spirito di collaborazione e quotidianamente, contribuiscono a costruire il Molise del domani”.
Una speranza quella del presidente Roberti che dunque ci lega alle sorti del governo centrale e che è, pertanto, l’esatto opposto di quella autonomia voluta e difesa negli ultimi sei decenni. Non è, del resto, questo a trazione centrodestra il primo e unico caso di governo amico con Roma: quando governava Paolo Frattura il premier era Matteo Renzi, quando c’era l’ex presidente Michele Iorio a capo del governo c’era Silvio Berlusconi. E i rapporti erano “ottimi” anche nel loro caso.


