CONTROCORRENTE
Da Roma a Duronia, il giovane che ha scelto l’antico mestiere del pastore. “Ai miei coetanei dico di non rassegnarsi e di non abbandonare la terra”
Valerio Berardo, oggi 37enne ma tornato nella ‘terra dei suoi padri’ circa 11 anni fa, assurge a simbolo contemporaneo che ha scelto l’antica attività pastorale per guadagnarsi da vivere. Non senza difficoltà: “Nessuno è profeta in patria, ma perchè?”
In una terra da cui gran parte dei giovani fanno le valigie per emigrare, scuote le coscienze la storia – e l’esempio – di un ragazzo che a 26 anni lascia la città, la Capitale, per tornare nel suo paese d’origine molisano, Duronia. E induce, ancor più, a pensare perché la scelta compiuta è di quelle del tutto controcorrente: Valerio Berardo, oggi 37enne, ha infatti scelto di diventare un pastore e di migrare, sì, ma con le sue capre ripercorrendo antichi sentieri in zone collinari e montane della ‘sua’ terra.
In tempi di natività – che ci ricordano l’adorazione dei pastori, che per primi si recarono nella capanna di Betlemme per visitare il neonato Gesù, descritta dal Vangelo di Luca – abbiamo deciso di raccontarvi parte della storia di questo pastore contemporaneo divenuto un simbolo del territorio. Un simbolo che pare però osteggiato da molti. “Nessuno è profeta in patria, ma perché?” si chiede amaramente Valerio all’indomani dell’ennesima segnalazione-denuncia nei suoi confronti (di seguito il nostro precedente articolo).
Segnalazioni – racconta Valerio che ha anche pubblicato un durissimo sfogo sulla sua pagina facebook in cui ha parlato di stile mafioso riferendosi ai suoi compaesani – perlopiù anonime oppure firmate con nomi falsi. “Non posso neanche denunciare per calunnia, chi denuncio? Chi non esiste? E poi sono stufo di perdere tempo, e credo che anche le forze dell’ordine (carabinieri forestali in primis) siano stufe di perderlo per recarsi di me a fare controlli extra che poi si rivelano del tutto inutili”. Nessuna delle (tante) ‘denunce’ ha mai infatti portato a scoprire alcunchè di illecito. “Io sono pulito, incensurato, semplicemente do fastidio perché dico la mia e non mi piego a certe logiche che definirei clientelari”.
Sono macigni le parole scagliate da Berardo che però va avanti per la sua strada, una strada che implica un forte contatto con le radici e col sapere dei padri e che lo ha riconnesso con la natura e il territorio. Dopo il suo ritorno a Duronia, nel 2012, la sua attività agricolo-pastorale si è arricchita sempre più tanto che oggi, con le sue 130 capre e con i suoi cani, è diventato una figura emblematica per il Molise: tutti hanno potuto leggere, e non solo sulla stampa locale, della Transumanza di Valerio.

Una transumanza che lo porta a pascolare le sue greggi sulle antiche vie dei tratturi e fino a Capracotta, il comune più elevato di tutto il Molise e con i sui monti tra i più alti dell’Appennino. “Per me è un onore, e devo dire davvero grazie all’amministrazione di Capracotta che mi ha sempre aiutato, come devo dire hanno fatto anche altri comuni, penso a Civitanova del Sannio o a Frosolone, dove anche i Colantuono mi hanno sempre sostenuto”. Purtroppo però Valerio non può dire lo stesso della ‘sua’ Duronia. “Se a Capracotta, per i miei pascoli, mi danno una montagna intera e gratis, a Duronia a fatica mi danno un ettaro di terra e a un costo esoso. Ma io sono disponibilissimo a pagare al mio paese, però a me serve molto più di un ettaro. Non chiedo favori, io voglio solo lavorare e guadagnarmi lo stipendio”.
Duronia è un paese – che oggi ammonta per l’Istat a circa 400 residenti – che Valerio negli anni (vi ci si recava fin da piccolo) ha visto spopolarsi sempre più. “Altro che 400 abitanti, molte sono residenze fittizie! Saranno la metà quelli che vivono davvero in paese, forse sono di più i miei animali”, afferma ridacchiando Valerio nel suo accento romano e con lo stile comunicativo di chi non è abituato ad avere peli sulla lingua. “A me dispiace perché il mio paese sta a morì”, e argomenta che al momento sono circa una ventina i ragazzi presenti, ma molti che pure sono rimasti sono “demotivati”. Non hanno nulla, se non il bar. “Il campo da calcio è chiuso, il campo per il calcetto è ormai distrutto, non ci sono spazi pubblici a disposizione. Abbiamo, negli anni passati, creato una associazione culturale, con un ragazzo molto attivo di Capracotta, ma anche in quel caso ci hanno messo i bastoni tra le ruote”.
Valerio, sin da ragazzo, ha ‘lottato’ pacificamente per cause diverse, volte in particolare a tutelare il paesaggio e la sua storia. “E guarda caso, il giorno dopo mi arrivavano puntualmente i controlli e arrivavano chiamate alle autorità per segnalare mie presunte irregolarità”. E poi le battaglie, quelle praticamente quotidiane, per vedersi riconosciuti i propri diritti. “Da ragazzi abbiamo anche occupato una casa popolare vuota e abbandonata. Alla fine è stata assegnata alla Pro Loco cui abbiamo chiesto di farne un luogo di aggregazione per i giovani. E così è stato per molti anni”. Già, l’aggregazione. È quella che secondo Valerio oggi manca a Duronia. E il suo diventa un appello accorato ai suoi coetanei che sono rimasti ma anche a quelli che hanno deciso di andarsene. “Oggi è tutto legato all’immagine, è tutto una tag. A me fa piacere il sostegno che mi dimostrano sui social, ma non basta mettere una foto con le mie capre. Serve altro. Serve, ad esempio, che chi è andato via ma ha un appezzamento di terra, magari dei nonni, qui, ogni tanto venga a prendersene cura”. È un invito, anche, alla non rassegnazione. “Prendetevi quello che è vostro, i diritti sono diritti e non concessioni”.
Uno dei diritti ‘negati’ a Valerio, e su cui si è incentrata la recente polemica che ha tirato in ballo l’amministrazione comunale, riguarda un bene essenziale: l’acqua. Avere un allaccio per la sua stalla, per abbeverare i suoi animali. Ce lo racconta Valerio stesso al telefono mentre risuona il tipico scampanellio del gregge. Il sindaco, Paolo Berardo, nei giorni scorsi ha spiegato a Primonumero il perché di questo ‘annoso’ ritardo promettendo la risoluzione del problema, per il primo cittadino ‘imputabile’ alla ditta che gestisce il servizio idrico, nel giro di pochi giorni. Effettivamente il 22 dicembre, come conferma Valerio, i lavori sono iniziati.

Ma resta la desolazione per il clima non certo idilliaco che vive, giorno per giorno da anni, nel paese che ha dato i natali alla sua famiglia e a cui proprio lui ha dato una visibilità e finanche un lustro forse insperati. Il sindaco – che per giunta porta lo stesso cognome del pastore – d’altronde ne sembra persuaso. “Conosco Valerio da quando eravamo bambini. Non ho nulla contro di lui, anzi”.
Dice, ad ogni modo, di non sentirsi solo Valerio, che sente il grande apprezzamento che tanti nutrono nei suoi confronti (“anche i miei genitori, rimasti a Roma, da quando faccio la transumanza sono molto orgogliosi di me”) e che si fa voler bene dai suoi amici anche perché mette a loro disposizione le sue doti culinarie, “sono cuoco, faccio sempre le pizze ai compleanni, non riesco a dire di no!”, per le occasioni di festa. Perché per mantenere in vita un paese ci vogliono le attività, e come dimostra Valerio anche quelle legate ad antichi mestieri agricoli, ma serve anche lo spirito di convivialità.




