Discarica Montagano satura e non più conveniente: il gestore vuole andarsene. Crisi rifiuti in vista e la soluzione non c’è ancora
Dopo anni di allarmi inascoltati il polimpiantistico di Montagano, in cui conferiscono rifiuti 57 comuni molisani, rischia la chiusura: il suo gestore vuole andare via perché il sito non è stato ampliato e non è nemmeno più redditizio. La Regione (che ci mette i soldi) e la comunità montana (proprietaria della discarica) non hanno ancora una soluzione.
Che la discarica di Montagano avesse i giorni contati è un fatto noto da anni. Lo sa il gestore del sito, Giovanni Giuliani, lo sa l’ente proprietario, quella comunità montana commissariata e mai davvero estinta. E lo sa pure la Regione Molise, dal suo vertice all’ultimo dei consiglieri regionali.
Lo sapevamo anche noi, tanto che ne parliamo ‘a rate’ almeno da due anni e mezzo. Perché se il sito in cui conferiscono i rifiuti cinquantasette comuni molisani, compresa Campobasso, dovesse arrivare a saturazione – come a più riprese è stato detto – il territorio rischierebbe una crisi senza precedenti.
Dove mettere i rifiuti se Montagano, come minaccia la Giuliani Environment, chiuderà il 31 dicembre?
L’allarme, l’ultimo solo in ordine di tempo, è stato lanciato pochi giorni fa dal Movimento 5 Stelle che ha annunciato la presentazione di una interrogazione urgente in Consiglio regionale. Lo ha fatto dopo una infuocata audizione sul bilancio previsionale 2023 a cui ha preso parte anche l’avvocato Domenico Marinelli che è il commissario liquidatore della Molise Centrale. Lui, ma anche l’assessore all’Ambiente Andrea Di Lucente, sono stati informati che la ditta Giuliani non ha più intenzione di proseguire la sua gestione del sito di Colle Santo Ianni, a Montagano, a partire dal 1 gennaio 2024.
L’imprenditore, a cui proprio la comunità montana di Marinelli ha rinnovato l’ultima proroga del contratto valida fino a marzo 2024, avrebbe ormai perso completamente interesse per Montagano. Sia perché i lavori di ampliamento non sono mai partiti pregiudicando il servizio, sia per ragioni di profitto. Il suo contratto, prorogato già tre volte e vecchio di circa otto anni, non fa i conti col mondo che ne frattempo è cambiato, vedi i costi per il carburante, tanto per fare un esempio. Ampliare la ‘buca’ per l’indifferenziato che ancora si conferisce a Montagano costerebbe circa 3 milioni di euro. Il progetto c’era con la passata amministrazione Toma ma non è andato in porto . Ed essendo quello un sito pubblico gestito dal privato il lavoro andava pianificato molti mesi fa. Ormai il tempo è scaduto e nessuno, al momento, sa dire cosa accadrà dal 1 gennaio prossimo.
Una ipotesi – ammesso che sia praticabile – c’è, ma costerebbe fior di quattrini alle tasche dei contribuenti: portare i rifiuti in altre discariche, le più vicine, per rispettare il principio di prossimità, sono a Isernia e a Guglionesi . La prima è privata, la seconda partecipata dal Comune. Ma sono entrambe più dedite al profitto (legittimo) del privato che ci ha messo i soldi che all’erogazione del servizio pubblico a costi più contenuti come invece accade a Montagano.
Di Lucente sostiene di essere al lavoro per aggiornare il Piano dei Rifiuti che è fermo al 2016 e ha detto pure che sta cercando una soluzione. Lui è capo dell’assessorato all’Ambiente da agosto e si ritrova, come gli altri colleghi di giunta, in difficoltà per via del fatto che questa Regione non ha ancora approvato il suo bilancio. La Comunità montana, che è titolare della autorizzazioni per l’impianto di smaltimento, è in liquidazione.
Sembra che abbiano tutti le mani legate: niente soldi, niente programmazione. E il gestore se ne va. O almeno minaccia di farlo, visto che tecnicamente doveva restare in carica fino a marzo. Quindi, forse, almeno fino alla prossima primavera, una pezza per evitare di ritrovarci con il problema della spazzatura che non viene ritirata c’è ancora.


