Dopo i tartufai denunciano gli animalisti: “Cani avvelenati, emergenza della società”
Quanto avvenuto sabato 18 novembre a San Pietro Avellana continua a fare scalpore con alcune associazioni che annunciano esposti e che si costituiranno parte civile. “Una vera barbarie, i responsabili vanno individuati e puniti”
Il caso di San Pietro Avellana, dove sabato scorso un numero imprecisato – forse addirittura 30 – di cani lagotto è morto con tutta probabilità per aver ingerito bocconi avvelenati (ma la conferma arriverà dalle analisi dell’Istituto Zooprofilattico), continua a far rumore e ben oltre i confini regionali. E se l’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente (AIDAA) dichiara che nei prossimi giorni invierà una formale denuncia alla Procura della Repubblica di Isernia, l’Asso Tartufai (associazione italiana dei tartufai) chiede, mediante una pec a firma del suo presidente Riccardo Germani, la convocazione di un tavolo presso la Prefettura di Isernia e annuncia che “come associazione abbiamo dato mandato ai nostri legali di depositare presso il Tribunale competente una denuncia contro ignoti, per costituirci parte civile una volta consegnati alla giustizia i colpevoli di tale strage”. E, ancora, la Federazione nazionale associazioni tartufai italiani (FNATI) interviene nuovamente su quella che definisce un vero atto di barbarie che va punito in ogni modo.
Gli animalisti sottolineano il risvolto sociale di questa inquietante storia. “La morte per avvelenamento di 30 cani da tartufo avvenuta nei giorni scorsi a San Pietro di Avellana che ha portato alla conseguente chiusura della tartufaia e all’apertura di una inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Isernia non può e non deve restare un fatto privato circoscritto tra i tartufai ma interessa anche il resto della società”. La morte dei 30 cani, una vera e propria strage che per numeri è inferiore solo all’avvelenamento di massa dei cani randagi avvenuto qualche anno fa a Sciacca, ha di fatto allertato l’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente (AIDAA) che nei prossimi giorni invierà una formale denuncia alla Procura della Repubblica di Isernia per chiedere un accelerazione di indagini e scovare i colpevoli. “A noi – scrivono gli animalisti – preme la salute dei cani e la morte di 30 di loro non deve passare inosservata come se si trattasse di una vicenda che interessa solo ai tartufai. 30 cani morti in pochi giorni sono una strage e noi crediamo sia opportuno che i tartufai parlino, perchè pensiamo che sia in alcuni di loro più di un sospetto sul nome dell’autore o degli autori della strage quindi mettano da parte l’omertà e vadano in Procura a vuotare il sacco”.
Così invece il presidente Fnati Fabio Cerretano, che sta seguendo attentamente la vicenda: “Non è il numero dei cani ma è l’atrocità compiuta che ci deve far riflettere. Come si può compiere un gesto simile? Come si possono creare delle esche con il preciso scopo di andare a uccidere dei cani? Quanto è accaduto è vergognoso e chi ha compiuto questo atto deve essere rintracciato e punito dalle autorità competenti. A loro ci affidiamo affinché venga fatta giustizia per i tanti cercatori di tartufo che ancora oggi piangono per i loro cani barbaramente avvelenati. Faccio appello a tutte le forze coinvolte per fare in modo che non ci siano più morti da piangere e soprattutto che chi ha commesso questa strage venga trovato e punito”.
Sul caso come noto è stato aperto un fascicolo di inchiesta da parte della Procura di Isernia che procede per le ipotesi di maltrattamenti di animali e avvelenamento di sostanze alimentari. I carabinieri forestali stanno cercando di ricostruire tutto l’accaduto grazie anche al lavoro svolto dall’unità cinofila nucleo antiveleno di Frosolone che con l’ausilio di un pastore belga ha passato al setaccio tutta l’area per trovare le altre esche avvelenate. La bonifica va avanti: come confermato dalla prima cittadina Simona De Caprio l’area è oltremodo estesa e l’attività non è ancora terminata, sebbene alla data odierna possa dirsi a buon punto. Da quando è iniziata di esche ‘sospette’ ne sono state trovate almeno altre sei, a conferma di come chi abbia agito lo abbia fatto in maniera spregiudicata disseminando i bocconi killer nella tartufaia. Frattanto l’area boschiva resta interdetta come prescritto da ordinanza sindacale.





