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Spaccio usando i figli, imputati davanti al giudice: solo in sette chiedono di andare a processo

Gli altri sei chiamati a comparire questa mattina davanti al giudice per le udienze preliminare, hanno optato per il rito abbreviato. Sui due procedimenti la corte si è riservata

È “Operazione Friends”, condotta a maggio scorso dai carabinieri del comando provinciale di Campobasso, la prima inchiesta che vede iscritto per la prima volta a carico degli indagati (nell’ambito della comunità rom) l’articolo 74: associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, giustificato dal vincolo familiare e dalla lingua.

Questa mattina tredici delle persone indagate sono comparte davanti al giudice per le udienze preliminari, in virtù del procedimento giudiziario che le riguarderà. Difesi, fra gli altri, dagli avvocati Silvio Tolesino, Carmine e Alessioni Verde, Nicolino Cristofaro e Stefano Sabatini, sono comparsi davanti al giudice roberta D’Onofrio, a rappresentare l’accusa invece la dottoressa Carollo.  In sei hanno proposto il ritoabbreviato, gli altri sette, invece, hanno scelto di andare a processo. Le istanze avanzate al Gup saranno sciolte nelle udienze fissate il 25 gennaio e il 16 aprile prossimo.

Spacciavano cocaina usando i figli piccoli, i carabinieri chiudono le indagini. In 13 compariranno davanti al giudice

Le indagini hanno messo in luce la trasversalità dei clienti: per la maggior parte tutti di Campobasso. Intercettazioni telefoniche e ambientali hanno consentito di evidenziare come il mercato di cocaina nel capoluogo è purtroppo fiorente. In operazione “Friends” i carabinieri hanno operato in un contesto particolare, con soggetti legati da vincoli di parentela “che hanno reso complessa la permeabilità investigativa”.  Nel corso delle attività durate dieci mesi da aprile 2021 fino a febbraio 2022 ci sono stati diversi arresti. “La droga – avevano riferito in conferenza stampa i carabinieri – per la prima volta arrivava dal Lazio. Ma la cosa che ha destato preoccupazione è data dal fatto che spesso le cessioni avvenivano alla presenza di figli minori, anzi in alcuno casi la droga veniva nascosta addosso ai figli. Questo è un aspetto preoccupante, sottolineato anche dal Giudice per le indagini preliminari”.