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Pizzone II, le criticità di Legambiente. “Impatto sul territorio, falde e lago svuotato”

Sotto la lente il progetto di Enel per la realizzazione di un impianto di generazione e pompaggio nell’area tra Pizzone e Castel San Vincenzo. Legambiente: “Siamo per le rinnovabili ma i progetti vanno fatti bene e soprattutto bisogna coinvolgere tutti i portatori di interessi”.

Un tema caldo, che a fine estate ha suscitato più di qualche critica, per usare un eufemismo. Parliamo del progetto ‘Pizzone II’ proposto da Enel Green Power che prevede l’ampliamento della centrale idroelettrica di Pizzone per la realizzazione di un impianto di generazione e pompaggio nell’area che comprende i comuni di Pizzone, Castel San Vincenzo, Montenero val Cocchiara e l’abruzzese Alfedena.

Legambiente Molise, in accordo con la sponda abruzzese e supportata dai vertici nazionali, ha sollevato diversi dubbi sull’argomento, elencando punto su punto le criticità che andrebbero eliminate o quanto meno limate per una versione corretta del progetto.

“Legambiente vuole mettere al centro il tema delle energie rinnovabili fatte bene – dice subito il presidente molisano di Legambiente Andrea De Marco –. Il progetto Pizzone II non è fatto bene e bene ha fatto Enel a chiedere un rinvio dei termini per la chiusura dello stesso. C’è la necessità di ragionare insieme per cercare di migliorare se possibile coinvolgendo il territorio tramite un dibattito pubblico al quale partecipino tutti i portatori di interesse, evitando di fare incontri sparsi. A nostro avviso non è stato fatto abbastanza sui rischi a livello di impatto ambientale su un’area delicata e impatti socio-economici con intervento sul lago che porterebbe Pizzone II”.

Nessun ‘no’ a priori, in ogni caso: “Noi siamo contro le energie fossili e a favore delle rinnovabili, dobbiamo ribadirlo. Ci siamo presi il tempo necessario per fare osservazioni su 2mila pagine di documenti”.

Sul tavolo diversi problemi riscontrati. Tre i principali individuati da Legambiente: il tema dell’orso bruno marsicano che è fondamentale, “in quell’area l’impatto sarebbe grave su un territorio che è stato anche individuato da Ispra quale corridoio ecologico per connettere il Matese al Parco d’Abruzzo”.

Poi il tema della falda acquifera, visto che “il bacino è importante essendo area di affluenza del Volturno e del Sangro”, oltre alla tematica socio-economica con il previsto “svuotamento del lago su un’area che si sta sviluppando a livello turistico. Noi cerchiamo sempre di sostenere il dialogo, l’azienda si è detta disponibile al dibattito. Avrà tutto l’interesse a fare un progetto fatto bene” conclude De Marco.

Nel dettaglio, sono 11 le criticità che Legambiente ha presentato rispetto al progetto iniziale di Enel. “L’impianto perfetto non esiste, si media – il parere del responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente, Antonio Nicoletti –. Diciamo innanzitutto che questi impianti di pompaggio e accumulo sono fondamentali per stabilizzare il sistema delle rinnovabili”.

“Ma il progetto va ben attenzionato, a partire dal fatto che il lago di Castel San Vincenzo viene declassato a bacino di accumulo, il che sarebbe insostenibile per il territorio. Da rivedere l’elettrodotto da Pizzone a Capriati, come eccessivi sembrano i 5 anni di lavori: si lavorerà giorno e notte con evidenti problemi a livello di decibel per i residenti. E anche lo scavo della seconda galleria sembra eccessivo, tra l’altro si userebbe l’esplosivo”.

Questi nel dettaglio gli 11 punti:

1. Il progetto propone la modifica/potenziamento con il riutilizzo dei due bacini esistenti di Montagna Spaccata e di Castel San Vincenzo, la realizzazione di nuove condotte di derivazione e opere di sfruttamento idroelettrico con pompaggio in affiancamento a quelle esistenti. L’intervento di cui si chiede l’autorizzazione prevede di convertire lo schema idroelettrico tradizionale esistente in un nuovo impianto di pompaggio/generazione preservando i due bacini. Si tratta, a nostro avviso di nuove opere che si affiancheranno a quelle esistenti che resteranno in esercizio. Di un ampliamento con nuove opere realizzate in parallelo, e per la gran parte in caverna o attraverso scavo di circa 10 km.

2. Il dimensionamento delle opere è stato fatto sulla base dei volumi utili disponibili nei due bacini e considerando il limite di rete del 5% imposto in produzione e l’esigenza di risollevare in 8h 2.200.000 m3/giorno, e non secondo altri parametri come la capacità del contesto territoriale di non subire alterazioni significative.

3. L’esercizio della nuova centrale determinerà una variazione giornaliera dei livelli idrici del bacino di Montagna Spaccata per 6,5m e di Castel San Vincenzo di 4,85m. Sarebbe opportuno dimensionare l’impianto in base al limite di variazione idrica prescritto e/ definito in base alle esigenze di conservazione del territorio e/o non aggravare le sollecitazioni sulle infrastrutture degli impianti esistenti (dighe in particolare) che possono causare le operazioni di svaso e invaso giornalieri molto ampi.

4. La previsione di 5 anni di lavoro per realizzare le opere è insostenibile rispetto alla fragilità del contesto in cui si interviene.

5. Per le opere fuori terra di carattere temporaneo (es. aree di cantiere) e per quelle definitive (strade di accesso, manufatti e linee di collegamento aeree) le valutazioni di progetto sono inadeguate e insufficienti.

6. Per le opere sotterranee è sottostimato l’impatto del disturbo alla fauna terrestre e l’interferenza con il reticolo idrografico sotterraneo, e deve essere approfondita la possibilità che gli scavi possano intercettare la faglia N-S presente in questa zona.

7. La valutazione di impatto acustico considera nelle aree di cantiere un valore limite di immissione di 70dB che appare sottostimato considerato che si lavora in prossimità di aree abitate e anche in ore notturne. Tale valutazione complessiva non tiene conto del disturbo che le attività, comprese quelle sotterranee, provocano alla fauna selvatica e all’orso bruno marsicano in particolare.

8. La realizzazione del progetto crea interferenze con le attività antropiche esistenti con ricadute negative socio economiche per il territorio. In particolare per le attività turistiche lacustri poiché, nella fase di esercizio del nuovo impianto, i due bacini saranno sottoposti a variazioni giornaliere del livello idrico (6,5m per Montagna Spaccata e 4,85m per Castel San Vincenzo) che comporterà limiti alle attività turistiche che per motivi di sicurezza non potranno essere mantenute. Una perdita per le comunità locali che subiranno un impatto negativo, significativo e definitivo per le attività turistiche che verranno azzerate, e non saranno di certo bilanciate dall’aumento delle presenze antropiche nella fase di cantiere. Anche per questa ragione il dimensionamento dell’impianto deve essere ben ponderato e deve rispettare non solo le esigenze produttive, ma anche quelle ambientali e sociali.

9. Durante la fase di cantiere ci sarà una intensificazione del traffico a causa, in particolare, della movimentazione delle terre e rocce di scavo originate dalle opere interrate. L’utilizzo della viabilità ordinaria da parte dei mezzi di cantiere determinerà un’interferenza sulle attività economiche e le dinamiche antropiche con aumento del disturbo acustico.

10. La realizzazione dell’opera comporta consistenti volumi di scavo in sotterraneo in roccia per le nuove gallerie, pozzi, centrale elettrica e accessi. Si tratta in complesso di una stima di 975.000 mc di materiale scavato con esplosivo o in maniera meccanica che deve essere gestito o reimpiegato nei cicli produttivi ed evitare il conferimento presso siti di smaltimento autorizzati lontani dall’area di cantiere.

11. Lo studio geologico eseguito su base bibliografica, fotointerpretazione e rilievi in sito, ha evidenziato la storia geologica complessa dell’area con fagliamenti e sovrascorrimenti, alcuni dei quali interferiscono con il tracciato di progetto. Ha evidenziato un quadro idrogeologico complesso che favoriscono interferenze tra le opere ed i corsi d’acqua sotterranei che vanno debitamente considerati nelle analisi delle opere in sotterraneo. Dal punto di vista sismico l’area è conosciuta anche perché ha dato origine a terremoti importanti nel passato.