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Nelle scuole la narrazione che racconta la violenza: “Con le fiabe aiutiamo i bambini, i ragazzi e i genitori”

Antonella Petrella e Anna Paolella sono le autrici del libro “Fiabe con il paracadute”. Pagine di storie – realizzate con il contributo di colleghe, amiche ed insegnanti – scritte per offrire un contributo educativo per un’intelligenza empatica, ma anche per donare uno strumento di prevenzione rispetto ad ogni forma di violenza, soprattutto contro la donna

C’era una volta… Antonella Petrella  (psicologa e psicoterapeuta) e Anna Paolella (pedagogista e dirigente scolastica), due professioniste che hanno a cuore le tematiche sulle donne, sulla loro indipendenza e sull’oltraggio violento che frequentemente spezza la loro vita e la loro sete di emancipazione. Due donne che si sono dette: “Il femminicidio non è un problema delle donne, è un problema di tutti”.

Ma come spiegare la violenza ai più giovani? Come fare breccia nei loro cuori, costruendo e non distruggendo? Come prevenire ogni forma di intolleranza? Antonella e Anna, con il contributo di colleghe e insegnanti, si sono messe al lavoro e idea dopo idea hanno creato e raccolto le proprie fiabe. Quelle fiabe sono diventate un libro che oggi protegge i ragazzi dalle cadute pericolose.

Fiabe con il paracadute

“Fiabe con il paracadute” è un progetto nato lo scorso anno contro la violenza sulle donne e gli stereotipi di genere. Si tratta di una breve raccolta di fiabe che prendono spunto da fatti realmente accaduti.

“Per esempio la preside Valeria Ferra ha raccontato lo stupro di Palermo e la fiaba si chiama ‘Bianca e i 7 lupi’. Mentre un’altra insegnante ha romanzato sul caso della ragazza islamica uccisa dai genitori. Insomma, abbiamo selezionato una serie di storie, in parte destinate ai bambini e in parte agli adolescenti. Rispetto a questi ultimi, le argomentazioni sono certamente più complesse”.

Spezzare un rapporto di vittima e carnefice non è per nulla semplice, lo sappiamo bene. E non è certo con un libro che si può sanare una modalità relazionale malata e violenta. Con un libro, però, si può educare ad un’affettività sana e costruttiva, questo sì. E l’arma più potente per contrastare fenomeni socio-culturali disfunzionali e pericolosi è proprio l’educazione delle nuove generazioni.

Il libro racconta di tutte le forme possibili di violenza incluso il femminicidio e la violenza sessuale. E ogni aspetto viene illustrato attraverso il linguaggio metaforico e allegorico delle fiabe. “Il titolo ‘fiabe con il paracadute’ lo abbiamo scelto perché – spiega Antonella Petrella – un lancio grazie al paracadute è sempre più sicuro. Sei protetto”.

Le trame, il linguaggio fortemente allegorico, gli elementi narrativi: ogni cosa mira a richiamare nel lettore emozioni e reazioni. “Il libro – spiega infatti la giovane psicologa – deve essere letto con i genitori o con le insegnanti. Tant’è che insieme al volume, abbiamo scritto una lettera anche per gli adulti dove raccontiamo loro come questo libro sia un valido strumento per aiutarlo a rispondere alle domande dei ragazzi. In sostanza, suggeriamo come si spiega la violenza. Aiutiamo a riconoscerla e diciamo anche come aumentare la cultura del rispetto”.

Il ricavato delle copie vendute sarà destinato ad una associazione umanitaria “Sos Infanzia Mondo” che si occupa di aiutare i bimbi in India e, a breve, aprirà a Roma una casa per accogliere le donne vittime di violenza”.

Queste fiabe sono nate dalla somma di più contributi che si sono incollati l’un l’altro formando un’unica immagine; di qui la scelta di un libro che potrebbe diventare un valido strumento didattico da proporre nelle scuole.  Così da educare le nuove generazioni a quella formula del rispetto che sì, come nelle favole, spesso aiuta a vivere “felici e contenti”.