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Fra case della nonna a pochi euro e strade che sembrano il Molise: Primonumero è andato in Albania a vedere la meta turistica del 2023

Viaggio nella località più gettonata dell’anno, anche dai molisani: tutto su costi, collegamenti e miti da sfatare.

È stata la meta turistica dell’estate 2023. Per le sue spiagge, sicuramente. Per l’effetto novità, anche. Ma più di tutto per i suoi prezzi stracciati. Ma è davvero così? Per avere delle risposte Primonumero è stato in Albania, Paese da cui 30 anni fa arrivavano barconi di emigranti e che quest’anno ha ospitato barche, anzi traghetti, ma anche aerei pieni di italiani. E da questo viaggio abbiamo scoperto che tanto di quello che si racconta è vero, ma c’è anche narrazione social fatta in modo efficace dietro il boom turistico albanese.

Il nostro viaggio è durato poco meno di una settimana, a cavallo fra gli ultimi giorni d’estate e l’arrivo dell’autunno. Non in alta stagione quindi, quando gli italiani, come raccontano tanti operatori turistici, arrivavano in massa. Fra loro anche quei molisani residenti nei paesi arbereshe che non hanno mancato l’occasione per una foto sotto la statua di Giorgio Castriota Skanderbeg, l’eroe albanese per eccellenza, che a Tirana ha una piazza in suo onore.

Ma anche a fine settembre nelle maggiori località albanesi era facile sentire parlare italiano. Primo, perché di turisti ce ne sono anche fuori stagione: soprattutto pugliesi e in particolare salentini, favoriti dal collegamento via nave Brindisi-Valona che in una notte ti porta dall’altra parte dell’Adriatico. Secondo, perché tantissimi albanesi si arrangiano a parlare italiano. “Ah, siete italiani? Meglio!” ha esclamato dopo qualche difficoltà con le nostre richieste in inglese una fornaia di Berat, caratteristica cittadina arroccata ai piedi di un affascinante castello e sviluppatasi attorno a un centro storico che è patrimonio Unesco. “L’ho imparato guardando la televisione” ci ha confessato.

Ma sono tantissimi anche gli albanesi di ritorno, reduci da anni da emigranti in Italia. C’è il giovane che a Berat ha aperto un chioschetto dopo “4 anni a Milano e un periodo in Cina da dove sono andato via per il Covid”. E c’è il benzinaio che intona “con 24 mila baciii!” appena riconosce la canzone che stiamo ascoltando. “Siamo stessa faccia, stessa razza” ci dice ricordando i suoi trascorsi pugliesi. Ma se gli ricordiamo che una volta l’Albania era colonia dell’Italia fascista mette un freno: “Lasciamo stare la politica. Qui tutti si trovano bene, solo i serbi no”.

E se arrivare è facile, considerando voli a costi irrisori da Pescara o anche da Bari per i tanti molisani che sono atterrati a Tirana in questi mesi, pernottare è ancora più facile ed economico. Con una fondamentale premessa: bisogna sapersi adattare. Tradotto: sbaglia di grosso chi pensa di alloggiare in hotel 4 stelle sul lungomare di Saranda e fare il pascià a pochi euro. Al contrario, si possono spendere cifre irrisorie scegliendo alloggi distanti dal centro e senza grossi comfort.

Albania

Del tipo: stanze a 15 euro a qualche centinaio di metri dalle spiagge sabbiose di Valona, in alloggi ricavati da case della nonna, nel vero senso della parola. Ci è capitato di dormire al piano terra di casa di un’anziana coppia incapace di parlare una parola di italiano o di inglese, ma che grazie a qualche parente o amico, ha piazzato la propria abitazione su Booking, offrendo due alloggi forniti di cucina, camera da letto e bagno, senza dimenticare wi-fi, aria condizionata e parcheggio all’interno a ridosso del florido orto di fronte al portico. Per arrivarci però abbiamo attraversato una periferia degradata fatta di palazzi abbandonati o mai finiti, carcasse di auto, strade senza asfalto, cani randagi e sporcizia.

Perché la realtà trovata fuori dall’Albania che compare sulle storie Instagram e i reel di TikTok è fatta di arretratezza in fatto di infrastrutture e collegamenti viari, di scarsa attenzione all’ambiente e all’urbanistica e di norme igieniche spesso del tutto ignorate, fra rifiuti in strada, discariche a cielo aperto e animali randagi in giro per le città. “Sembra l’Italia del Sud di 40 anni fa” è stata una frase captata da una turista italiana fra i lidi di Ksamil, uno dei gioielli balneari dell’Albania meridionale con contaminazioni greche. Difficile darle torto, anche guardando alla cementificazione spesso selvaggia, alla soffocante privatizzazione delle spiagge e agli ecomostri che spuntano dappertutto, spesso anche a ridosso degli stabilimenti balneari.

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Certamente questo nulla toglie a scorci magnifici come il Blu Eye, spiagge bianche come quella di Porto Palermo o gioielli archeologici immersi nel verde come Butrinto. Così come è incontestabile che escludendo i locali più quotati nei posti più frequentati, i costi siano irrisori. È vero, sul lungomare di Valona una cena per due a base di pesce (antipasto e secondo più vino) ci è costata 55 euro, in uno dei rari posti che dice sì alla carta di credito.

Al contrario, in una trattoria immersa nel nulla della strada che porta verso la capitale, non lontano dalla semisconosciuta Lushnje, ci è capitato di pranzare in una trattoria per viaggiatori – non per camionisti, quelli sono ancora pochi – spendendo 740 lek (circa 7 euro) per due primi, due bottiglie d’acqua e due caffè. Sulla qualità del cibo sorvoliamo, ma va sottolineato il conto impossibile da trovare in Italia dove però nessuno autorizzerebbe un locale che usa ancora il bagno alla turca oppure bar che hanno l’unico WC in una soffitta-sgabuzzino raggiungibile su una ripida scala a chiocciola, fra casse di bottiglie e cianfrusaglie, come quello trovato in un locale dell’antica città di Argirocastro.

Albania

Ma un altro fattore che è spesso sottovalutato dagli italiani che visitano l’Albania è quello dei collegamenti. “Volevamo spostarci un po’ da Tirana ma ci siamo resi conto che era molto difficile” ha confidato una turista italiana sul volo di ritorno. Pensare di girare l’Albania coi mezzi pubblici vuol dire illudersi. Vuoi per una rete ferroviaria quasi inesistente, vuoi per il numero ridotto di autobus che circolano, impossibile non optare per l’auto se si decide di visitare qualcosa oltre la località di arrivo. Basti pensare che dalla capitale Tirana alla meta della movida Saranda, ci sono 260 km ma ci vogliono circa 4 ore di viaggio in macchina su percorsi fatti di tornanti, infinite salite in quota e altrettanto tortuose discese a valle. A superstrade a quattro corsie si alternano artiere di campagna in mezzo a campi coltivati. Un po’ come se per andare da Roma a Firenze si dovesse percorrere la provinciale da San Martino a Portocannone.

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Colpa di infrastrutture datate, sebbene non così malmesse come si potrebbe pensare. In compenso i cantieri abbondano, fra gallerie scavate nella roccia e piazze in fase di pavimentazione: l’Albania sembra un Paese con tanta voglia di mettersi al passo coi Paesi dell’Ue, come dimostrano anche le numerose bandiere europee sparse qua e là. L’immagine simbolo è forse un bunker vedetta, strutture simili a funghi di cemento con apertura anteriore, costruiti durante la guerra fredda e oggi in stato di abbandono. Uno di questi sorge di fianco all’ingresso di uno fra i tantissimi alberghi a ridosso del mare a Saranda. Due immagini simbolo che stridono l’una con l’altra.

Se il percorso che l’Albania ha intrapreso per entrare nell’Unione Europea avrà successo molto potrebbe cambiare, ma il processo di trasformazione sembra andare piuttosto veloce.