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Firme false e vincoli ignorati: la truffa del Superbonus al Castello di Torella
foto di Marco D'Alessandro - Google

Il Corriere della Sera ricostruisce la vicenda che nel marzo scorso ha portato a quattro arresti e un sequestro da oltre 1,4 milioni da parte della Finanza in seguito all’inchiesta della Procura di Isernia

Hanno falsificato la firma di un 92enne deceduto pochi mesi prima e grazie a quella avevano chiesto allo Stato le agevolazioni fiscali previste dal Superbonus 100% per il Castello di Torella del Sannio, un immobile sottoposto a ben tre vincoli dalla Soprintendenza.

La storia, già emersa nel marzo scorso con quattro arresti eseguiti dalla Guardia di Finanza per ordine della Procura di Isernia, si arricchisce oggi di nuovi particolari grazie a un approfondimento a cura del Corriere della Sera, viste le recenti polemiche fra maggioranza di governo e opposizione parlamentare sulla bontà e l’efficacia del cosiddetto Superbonus.

A parlare col Corsera nell’articolo a firma di Fulvio Fiano è Angela Piscitelli, moglie del defunto proprietario del Castello, vale a dire Lorenzo Cammarano, filosofo e scrittore nonché genero di Benedetto Croce. La donna non ha nascosto “lo sconcerto e l’amarezza per l’oltraggio alla memoria di mio marito”.

Il monumento di Torella è una delle sei fortezze in Italia per le quali sono stati richiesti gli sgravi del Superbonus, ma il Castello non ne avrebbe avuto alcun diritto, dato che esistono sull’edificio tre vincoli della Soprintendenza: quello architettonico, sull’archivio con 5.000 opere e sulla casa museo allestita al suo interno e dedicata alla madre di Cammarano, la pittrice e direttrice d’orchestra Elena Ciamarra.

Tuttavia una organizzazione composta da quattro persone, tre residenti in provincia di Isernia e una in provincia di Cosenza, e due società con la stessa sede legale nella città pentra, avevano portato avanti questa truffa, arrivando a fatturare quasi 146mila euro proprio a carico del proprietario dell’immobile, ormai deceduto. Tutto grazie a quella firma falsa, forse copiata da uno dei tanti documenti osservabili all’interno della fortezza di epoca sveva.

La Procura di Isernia nei mesi scorsi aveva sequestrato crediti fiscali per oltre un milione e 400mila euro alle due società coinvolte e le indagini stanno andando avanti.