Delfino morto, aveva ingerito rete di plastica. Aumentano i reati ambientali sulla costa
Il delfino spiaggiato a Termoli è morto a causa di un digiuno causato dall’aver ingerito la plastica della rete da pesca. Intanto Legambiente pubblica il report sul mare violato e minacciato: nella classifica delle infrazioni per km di costa, il Molise è al terzo posto in Italia dopo Basilicata ed Emilia Romagna, con 28 infrazioni
Era a digiuno da almeno due settimane. Il delfino trovato morto sulla spiaggia di Termoli non riusciva più a mangiare perché aveva ingerito una grossa quantità di rete di plastica da pesca.
E’ questo il risultato dell’esame necroscopico eseguito dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo. Il mammifero era stato avvistato, al largo del litorale sud di Termoli, da un gruppo di bagnanti che aveva quindi avvisato la guardia costiera.
Un esito, quello dell’esame condotto sulla carcassa del delfino, che stordisce ma purtroppo non sorprende anche a fronte dei risultati di Legambiente pubblicati proprio oggi nell’ambito di un report “Mare monstrum 2023”. Indagine condotta sui reati ambientali lungo le coste italiane.
L’associazione ha elencato almeno 19 mila violazioni nel 2022 che vanno dalla cementificazione selvaggia, passando per l’abbandono dei rifiuti sulle spiagge e in mare fino alla cattiva depurazione.
Mare italiano, dunque, sotto scacco. E quello di Termoli non è da meno. La città adriatica, infatti, quanto ad infrazioni per km di costa figura al terzo posto in Italia.
Questa specificità della classifica è aperta dalla Basilicata che si conferma come prima regione in merito al numero di reati e illeciti amministrativi accertati (32,7 per ogni km), seguita dall’Emilia Romagna, con 29,1 infrazioni (era al quarto posto nel 2021), dal Molise (28), dall’Abruzzo (27,8) e dal Veneto, con 24 reati e illeciti amministrativi per ogni chilometro.
Rispetto al 2021 i reati ambientali accertati nel 2022 lungo le coste italiane sono aumentati del 3,2%, mentre gli illeciti amministrativi, 44.444, sono cresciuti del 13,1%. Diminuiscono, anche se di poco (-4%), il numero delle persone denunciate e arrestate (19.658) e in maniera più significativa quello dei sequestri (3.590, con una riduzione del -43,3%). Sommando reati e illeciti amministrativi in Italia è stata accertata, grazie ad oltre un milione di controlli (esattamente 1.087.802, +31% rispetto al 2021) svolti dalle Capitanerie di porto e dalle forze dell’ordine, una media di 8,7 infrazioni per ogni km di costa (erano state 7,5 nel 2021), una ogni 115 metri.
A spiccare è il ciclo illegale del cemento (dalle occupazioni di demanio marittimo alle cave illegali, dagli illeciti negli appalti per opere pubbliche fino all’abusivismo edilizio) che rappresenta da solo il 52,9% dei reati (10.337), seguito dai diversi fenomeni d’illegalità (dalla mala-depurazione allo smaltimento dei rifiuti) che Legambiente classifica con la voce “mare inquinato” con 4.730 illeciti penali e dalla pesca di frodo, con 3.839 reati.
Infine, ammontano a 624 le violazioni del Codice della navigazione relative alla nautica da diporto, anche in aree protette, un dato in netta crescita rispetto ai 210 del 2021 (+197,1%), con 286 persone denunciate/ arrestate e 329 sequestri. Le diverse filiere delle illegalità ambientali hanno anche un forte impatto economico: il valore dei sequestri e delle sanzioni amministrative è stato nel 2022 di oltre 486 milioni di euro (in calo del -22,3% rispetto al 2021).


