Khaled resta in carcere altri 11 giorni senza accuse, la moglie Francesca: “Regime pesantissimo, lì non è come in Italia. Politica indifferente”
Stabilita una ulteriore proroga di detenzione di altri 11 giorni per l’attivista italo-palestinese arrestato il 31 agosto mentre rientrava in Italia da Betlemme con sua moglie, la campobassana Francesca Antinucci. Il tribunale ha stabilito che le autorità israeliane devono formalizzare le accuse a carico del prigioniero, ma intanto prosegue la vasta campagna di mobilitazione per quello che rischia di diventare il nuovo caso Zaki. “Le istituzioni italiane non stanno tutelando i diritti di un loro cittadino”
Si è conclusa con una ulteriore proroga della detenzione in carcere l’udienza di oggi a carico di Khaled El Qaisi, l’italo-palestinese trattenuto dalle autorità israeliane dal 31 agosto scorso senza sapere di cosa è accusato. Per lui sono stati disposti altri undici giorni di reclusione nella prigione di Petah Tikwa, città israeliana a circa dieci chilometri da Tel Aviv.
“Il tribunale – si legge in un comunicato stampa diffuso dalla famiglia dello studente dell’università La Sapienza di Roma al termine dell’udienza – ha deciso che, al termine di questa lunga proroga, sempre finalizzata alla raccolta di elementi, entro un massimo di 3 giorni a partire dal 1° ottobre, le investigazioni dovranno presentare delle accuse poiché il termine per questa forma di detenzione cautelare decadrebbe. Khaled dunque fino ad allora, senza che siano state formulate delle accuse a suo carico, resterà recluso nella prigione di Petah Tikwa nella quale è stato quotidianamente sottoposto a interrogatorio, sempre senza la presenza del suo difensore. Vista la perdurante e allarmante situazione detentiva di Khaled e del mancato rispetto dei suoi diritti facciamo nuovamente appello per la sua immediata liberazione”.
Continua a essere preoccupata per le sorti di Khaled sua moglie, la campobassana Francesca Antinucci che si trovava proprio con l’attivista italo-palestinese al momento dell’arresto avvenuto al confine tra Giordania e Palestina occupata mentre i due rientravano in Italia col loro bimbo di appena quattro anni da un viaggio a Betlemme, dove vive parte della famiglia di El Quaisi.
“Non saprei dire se sono delusa o se mi aspettassi questa decisione – ha detto Francesca a Primonumero – so solamente che il fatto che il tribunale oggi obblighi le autorità a formalizzare le accuse non è un grande passo avanti, quanto piuttosto il termine che per legge hanno per giustificare questa detenzione cautelare oltre la quale non si può andare”.
Entro 35 giorni dall’arresto, infatti, Israele deve dire con quali accuse trattiene il suo prigioniero.
“Non mi sento sollevata, io so soltanto che passeranno altri undici giorni senza Khaled sottoposto a un regime pesantissimo, sempre sotto interrogatorio e senza avvocato. Il sistema giuridico israeliano è molto differente da quello italiano, insomma, lì non è proprio come accade qui da noi”.
Ha invece consegnato ai social, in questi giorni “convulsi e difficili” in cui Francesca non dimentica la gentilezza e la gratitudine verso tutte le persone che, a vario titolo, la stanno aiutando, il suo pensiero riguardo all’atteggiamento del governo italiano per una vicenda “che rischia di essere un nuovo caso Patrick Zaki” come ha detto Italo Di Sabato.
“In un panorama politico e giornalistico in parte ancora indifferente nei confronti della vicenda di Khaled – questo scriveva il 18 settembre – sta muovendo i primi passi la Campagna che ne chiede l’immediata liberazione. Alla fredda reazione da parte delle istituzioni di questo Paese, che evidentemente ancora devono scegliere se sia opportuno tutelare o meno i diritti di un proprio cittadino, sta fortunatamente rispondendo un’Italia differente che non accetta e non comprende questo silenzio. Sono già migliaia le firme raccolte da diverse petizioni e numerosi gli appelli che hanno contribuito a pubblicizzare, lo scorso 15 settembre all’Università La Sapienza di Roma, un primo necessario momento di confronto pubblico tra i promotori del Comitato nato per volontà della la famiglia, un comitato che fa appello agli studenti, alla comunità accademica solidale e i tanti che col passare dei giorni si sono interessati al caso”.




