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Quorum al 5% e doppia preferenza uomo-donna, candidati pronti ai ricorsi elettorali

Diversi non eletti stanno pensando a ricorrere contro le norme che hanno portato a uno sbarramento più alto per le liste e alla possibilità del ‘ticket elettorale’

Lo sbarramento al 5% per le liste e all’8% delle coalizioni potrebbe essere incostituzionale. Almeno questo quanto ritengono alcuni candidati che sarebbero pronti a presentare i ricorsi elettorali. Ad annunciarlo è l’avvocato Vincenzo Iacovino, anch’egli candidato non eletto con Costruire Democrazia alle scorse Elezioni regionali.

“Il voto espresso dai molisani va senz’altro rispettato anche se forti sono i dubbi sulla libertà di voto coartato da lobby e famiglie. Ciò premesso va comunque detto che diversi sono i profili di incostituzionalità della legge elettorale. Tra i più rilevanti lo sbarramento dell’8 e del 5% a seconda se si competa da soli o con gli schieramenti convenzionali. Sistema elettorale che non consente una libera formazione e competizione con il sistema proporzionale oltre gli schieramenti e con limiti ingiustificabili” scrive il legale su Facebook.

Interpellato da Primonumero.it conferma: “Non posso fare i nomi ma ci sono più soggetti di diverse liste di centrosinistra pronti a fare ricorso”. Nel mirino c’è in particolare la soglia di sbarramento che tramite un emendamento alla legge elettorale è stato elevato al 5% per le liste e all’8% per le coalizioni. In questo modo, tanto per andare sul concreto, la lista Alleanza Progressista non ha avuto un seggio in Consiglio regionale per poche centinaia di voti, avendo ottenuto il 4,7% dei voti. Proprio la lista che vedeva alleati Verdi e Sinistra ha parlato di recente di una modifica di dubbia costituzionalità alla legge elettorale regionale che ha impedito l’elezione di rappresentanti alla lista di sinistra e alla lista Gravina Presidente con un vantaggio che ha premiato le formazioni maggiori”.

vincenzo iacovino

Secondo Iacovino però l’altra anomalia è quella del ticket, cioè la possibilità di votare un uomo e una donna. Una norma nata per favorire l’accesso in politica delle donne ma che ha ottenuto l’effetto inverso, se è vero che le donne elette sono state solo tre, di cui appena una in maggioranza.

“Altro profilo di incostituzionalità è senza dubbio il ticket tra un uomo e una donna della stessa lista. È stato dimostrato che basta un accordo tra due soggetti che non hanno i numeri e pertanto non rappresentativi, che il loro consenso si raddoppia in modo sleale rispetto a chi corre da solo o non ha possibilità di fare ticket. Se poi si pensa che questo ticket possa essere fatto con e tra più soggetti della stessa lista il gioco è fatto, con evidente alterazione del consenso elettorale numerico reale” scrive Iacovino.

“È un inquinamento del voto, si va oltre la parità dei diritti, si va al discrimine. Una norma che dovrebbe tutelare le donne in realtà pregiudica le donne” afferma l’avvocato.

Di certo i tempi di questi ricorsi potrebbero essere parecchio lunghi. “Ovviamente qualora questi profili di incostituzionalità – conclude Iacovino – vengano valutati e accolti si tornerebbe al voto”.