Pineta di Campomarino massacrata da tagli non autorizzati, interviene la Procura: sequestrati 25 ettari, indagati sindaco, dirigente e impresa
Gli indagati devono rispondere di invasione di terreno demaniale, furto di materiale legnoso e distruzione di habitat protetti
L’abbattimento di centinaia di alberi della pineta di Campomarino Lido non si poteva fare e avrebbe procurato gravi danni all’ambiente. Per questo è scattato il sequestro e i responsabili sono indagati. Si tratta del sindaco Pierdonato Silvestri, del dirigente comunale, dei rappresentanti della ditta che ha abbattuto gli alberi. Lo rendono noto i carabinieri forestali in una nota che è un duro atto d’accusa al Comune adriatico che ha autorizzato i lavori dello scorso giugno.
I carabinieri del nucleo investigativo di polizia ambientale e agroalimentare dei Carabinieri Forestali di Campobasso, insieme con la sezione di Polizia Marittima della Capitaneria di porto di Termoli hanno eseguito un sequestro preventivo relativo all’area demaniale rimboschita della pineta litoranea per circa 25 ettari a Campomarino Lido.
Si tratta dell’area vicina al porto turisticoSanta Cristina in cui operai forestali per conto del Comune di Campomarino erano intervenuti un mese fa abbattendo centinaia e centinaia di alberi con la motivazione che fossero a rischio crollo. Tuttavia adesso arriva il decreto di sequestro preventivo emesso dal giudice per le indagini preliminari di Larino, Federico Scioli, dopo indagini coordinate della Procura della Repubblica di Larino che hanno portato al sequestro di alberi e tronchi risultato del taglio per l’intervento di messa in sicurezza e rimboschimento, per un totale di 5.000 metri cubi circa di materiale legnoso.
L’area sequestrata si trova in parte a nord in parte a sud del porticciolo turistico Santa Cristina di Campomarino dove nell’estate 2021 si verificarono due importanti incendi che portarono alla distruzione di quasi tutti gli alberi presenti. Secondo le verifiche effettuate dai carabinieri forestali il taglio effettuato lo scorso mese di giugno è stato eseguito senza le prescritte autorizzazioni paesaggistiche e le valutazioni di incidenza ambientale.
Oltretutto l’area di intervento è sottoposta a tutela paesaggistica in quanto boscata e posizionata su una fascia di 300 metri dalla battigia nonché tutelata dalla direttiva Europea Habitat finalizzata alla conservazione, salvaguardia e miglioramento degli habitat naturali e semi naturali e della flora e fauna selvatica.

Si tratta dell’area protetta individuata come zona speciale di conservazione ‘Foce del Biferno-litorale di Campomarino’ ricompresa nella Rete ecologica Natura 2000. Un intervento in questa area sarebbe quindi contrario a quanto previsto dalle misure di conservazione anche per via della movimentazione e il taglio di materiale legnoso effettuato con mezzi pesanti che hanno causato, secondo quanto fanno sapere oggi i carabinieri, il dissesto e danneggiamento della duna e l’eliminazione della totalità della vegetazione e degli habitat tutelati e identificati come dune con foresta di pino.
In sostanza uno scempio in piena regola, molto diverso da quello che il Comune, all’indomani della segnalazione comparsa su Primonumero, aveva definito un intervento completamente in regola e oltretutto necessario.
Sono diversi quindi i reati contestati alla ditta che ha eseguito i lavori e agli amministratori pubblici di Campomarino tra cui invasione di terreno demaniale, furto di materiale legnoso e distruzione di habitat protetti. Le attività di indagine avviate dal Nucleo investigativo di polizia ambientale e agroalimentare dei Carabinieri Forestali di Campobasso sono ancora in corso e coinvolgono per le rispettive competenze la sezione di Polizia Marittima della capitaneria di porto di Termoli, Gli ispettori dell’agenzia del Demanio e i tecnici del servizio conservazione della natura e della Regione Molise.
I carabinieri rendono noto che l’applicazione della misura cautelare consente di impedire che i reati accertati portino ulteriore conseguenze e si vuole quindi frenare qualsiasi intenzione di creare nuovi spazi da destinare a urbanizzazione su una fascia Litoranea che rappresenta un unicum naturalistico e di biodiversità lungo l’intera Costa Adriatica, “in barba a tutta la normativa comunitaria e nazionale finalizzata alla tutela di tali ambienti naturali”.





