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Operazione “white beach”, resta in piedi l’accusa di narcotraffico: si torna in aula a settembre

Sono comparsi in 30 davanti al giudice per le udienze preliminari. Per gli altri 11, indagati a piede libero nell’ambito di operazione “white beach” le posizioni sono state stralciate.

Accompagnati dai loro avvocati, in 12 (quelli che hanno ricevuto la misura cautelare in carcere) hanno chiesto di essere processati con il rito abbreviato. Altri 18, invece, seguiranno la strada del rito ordinario.

Resta in piedi l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. Capo d’imputazione che prevede pene fino a vent’anni di carcere.

Il giudice Veronica D’Agnone ha fissato la prossima udienza all’11 settembre. Appuntamento in tribunale per ammettere gli abbreviati già incartati questa mattina e quindi fissare la discussione degli stessi e poi per far discutere quelli che hanno scelto l’ordinario. Dunque, per loro ci sarà il rinvio a giudizio.

Nell’aula di Campobasso, questa mattina, erano presenti molti avvocati pugliesi (visto che il numero maggiore di indagati è originario della provincia di Foggia)  e gli avvocati molisani Silvio Tolesino, Nicolino Cristofaro, Pino Sciarretta e Mario Bellotti.

La scia della droga da San Severo al Molise: legami coi boss e giro d’affari da 6mila euro al giorno

Un’organizzazione composta da pregiudicati sanseveresi e molisani che collaborava anche con personaggi della criminalità foggiana e in particolare sanseverese per il rifornimento della droga. Insieme avrebbero aggredito la zona della fascia costiera molisana per poi estendersi capillarmente nell’entroterra della provincia di Campobasso. L’associazione – stando agli accertamenti – aveva sede a Campomarino Lido, nell’abitazione del principale indagato, vale a dire un incensurato di San Severo da molti anni residente in Molise. Quest’ultimo, con la collaborazione di alcuni familiari, confezionava le dosi per lo spaccio al dettaglio e selezionava il quantitativo destinato al rifornimento delle altre basi di spaccio che erano individuate a Termoli, Guglionesi, Sant’Elia a Pianisi e nella stessa Campomarino. Risultano però anche episodi di spaccio a Portocannone e in alcuni quartieri di Campobasso.

L’organizzazione criminale era riuscita a costituire un commercio stabile redditizio di stupefacenti dalla Puglia al Molise che viene reputato attivo dagli inquirenti fin dal 2018, e aveva legami con boss della criminalità sanseverese, i quali garantivano facili e costanti arrivi di droga anche in poco tempo.