Fa caldo e i detenuti non vogliono tornare in cella, tensioni al carcere di Larino. Sequestrata droga durante un colloquio
Venerdi sera 21 luglio, si sono vissute ore di forte tensione nell’ istituto penitenziario di Larino. I detenuti appartenenti al circuito “media sicurezza” della nota “prima sezione”, verso le 20:30, si sono rifiutati categoricamente di rientrare nelle proprie stanze recriminando pretese di vario genere.
La denuncia è della Uilpa (Unione italiana lavoratori pubblica amministrazione) che in una nota scrive: “la pretestuosità di taluni soggetti è ormai una costante. Infatti ogni occasione è buona, dalla protesta avverso alcune contestazioni disciplinari fino ad arrivare al caldo eccessivo, per porre in essere condotte turbative dell’ ordine e della sicurezza dell’ Istituto nonché minacciare sistematicamente gli operatori penitenziari che ormai vivono il lavoro in totale burnout, essendo bersagliati quotidianamente dalle minacce dei soliti detenuti, molti dei quali affetti da patologie psichiatriche o legate alla tossicodipendenza. Solamente dopo la mezzanotte, dopo l’ennesimo richiamo in servizio degli agenti penitenziari e la mediazione della Direttrice e del Comandante di Reparto i detenuti si sono persuasi a rientrare nelle proprie camere”.
Nonostante il momento di grande tensione, il personale della polizia penitenziaria “ancora riesce a resistere e a tentare di far rispettare la legalità”. Al riguardo, la stessa Uilpa fa presente che la scorsa settimana c’è stato, sempre nel carcere frentano, un sequestro di droga con contestuale denuncia, avvenuto in occasione di un colloquio fra un familiare e un detenuto, “proprio della stessa sezione dove si ripetono sistematicamente i disordini”.
“C’è da chiedersi – conclude Angelo Trotta, segretario generale della Uilpa – fin quando il ridottissimo contingente di Polizia Penitenziaria potrà garantire il rispetto delle regole e quando la politica in primis e poi l’Amministrazione Penitenziaria, vorranno porre in essere azioni tangibili atte ad arginare il clima di violenza e ridare dignità ai lavoratori che espletano il loro servizio negli Istituti Penitenziari. Con la viva speranza che ciò non avvenga troppo tardi, dopo cioè eventi irreparabili, che non si osa nemmeno nominare per il rischio di essere additati come Cassandre, stante gli episodi di disordini e violenze che si registrano quotidianamente negli istituti penitenziari italiani”.


