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Conte respinge le dimissioni di Antonio Federico da coordinatore M5S. “Avremmo perso con qualsiasi candidato, Gravina era la scelta migliore”

Rompe il lungo silenzio post voto l’ex consigliere regionale e deputato grillino, oggi coordinatore del Movimento in Molise. “Mi sono assunto la responsabilità della sconfitta presentando le dimissioni all’indomani della sconfitta, il presidente Conte ha voluto rinnovarmi la fiducia perché sono stati altri i fattori che hanno inciso sull’esito del voto”. Il sindaco di Campobasso leader di coalizione? “Una scelta che rifarei, ma bisogna prendere atto che il campo largo in Molise non ha funzionato”.

Un risultato negativo chiarissimo, davanti al quale non ci possono essere interpretazioni di sorta. Antonio Federico rompe il silenzio diversi giorni dopo il voto per la Regione e conferma di aver presentato le sue dimissioni da coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle nella immediatezza della sconfitta.

Martedì scorso ha fatto pervenire a Giuseppe Conte la decisione di lasciare l’incarico, “anche perché non si può pensare che nessuno si assuma le responsabilità di quanto accaduto. Io, almeno, non mi sento di appartenere a questa categoria. Mi sono assunto la responsabilità e ho presentato le dimissioni ma Conte mi ha chiesto di frenare, di valutare bene e a mente più fredda“. Questa è stata la ragione di questo silenzio che si è protratto fino a oggi.

Ieri Federico ha confermato le dimissioni in una call con il presidente Conte che si è protratta per due ore, presenti anche Roberto Gravina e altri fra cui Andrea Greco e Angelo Primiani, i due consiglieri eletti con il Movimento 5 Stelle che dovrebbero essere proclamati ufficialmente entro venerdì, secondo quanto si apprende nel Tribunale.

“Ieri, dopo una settimana, abbiamo avuto una call di due ore al termine della quale ha riconfermato la sua fiducia chiedendomi di continuare a coordinare il partito in Molise. Lo farò”. Federico, rompendo il silenzio che ha segnato la settimana post-voto e dopo la fuoriuscita dal partito di tre consiglieri comunali di Termoli, aggiunge: “Ho chiesto passaggi politici che ritengo importanti a Conte, momenti assembleari che mi sono stati garantiti. Ripartiamo da qui”.

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Il M5S ha ottenuto il 7,10% alle Regionali e due posti in Consiglio. “Avremmo potuto candidare chiunque e avremmo perso lo stesso, perché le elezioni Regionali hanno dimostrato che non conta tanto la leadership né il programma in Molise, dove la differenza la fanno i candidati, le conoscenze dirette”. Una analisi che sembra dare ragione a quanto, tra molte polemiche, l’europarlamentare Aldo Patriciello aveva svelato in una intervista al Fatto quotidiano.

“E’ andata così, non ci aspettavamo di perdere in maniera tanto pesante – aggiunge Federico – e anzi c’era la convinzione che la partita si sarebbe potuta giocare, sebbene il centrodestra era in netto vantaggio. Ma non mi aspettavo una sconfitta così, e anche questo ha inciso sulla decisione di dimettermi”. A condizionare il voto dei molisani, secondo l’analisi di Federico, sono stati comunque meccanismi sganciati da leadership e programma elettorale, che nulla hanno a che fare con la scelta di candidare il sindaco di Campobasso. “Per me, e lo dico anche oggi, la scelta ricaduta sul sindaco di Campobasso Roberto Gravina è stata la migliore possibile. In questo voto – ha aggiunto Federico – ha giocato un ruolo importantissimo a mio avviso il momento politico attuale che vede la destra in fortissimo vantaggio. Avremmo perso comunque”.

Sulla scelta del candidato presidente ricaduta sul sindaco di Campobasso Roberto Gravina (36,3% delle preferenze contro 62,2% a Francesco Roberti) Federico aggiunge: “Il tavolo di centro-sinistra ha sempre chiesto una figura politica, preferendola a un non politico come il giornalista Domenico Iannacone, il cui nome era sul tavolo. Come coordinatore del M5S ho colto la possibilità di candidare una persona del Movimento quale è Gravina, ed è una scelta che rifarei”.

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Federico analizza poi l’accordo tra il M5S, il Pd e le forze della Sinistra che in Molise hanno corso insieme. Ed è esplicito, pur se amareggiato: “L’accordo del campo largo in Molise non ha funzionato, dobbiamo dirlo. Ci abbiamo provato, e abbiamo fatto bene, ma non è stato premiante. Ora possiamo dire che quel caffè tra Conte, Schlein e Fratoianni non è un modello da replicare così com’è, va valutato in base a contesti e circostanze. In Molise non è stato questo che ha portato gli elettori ad andare a votare per noi”.

“Non mi riferisco tanto all’astensionismo – aggiunge il coordinatore le cui dimissioni sono state respinte da Conte – anche perché ricordiamoci che gli elettori residenti all’estero in Molise sono il 26% contro una media del 10% nazionale. Il calo dell’affluenza era previsto anche per questo motivo. Parlo delle preferenze assegnate a candidati di centrodestra che evidentemente hanno fatto un lavoro sottotraccia ben più incisivo di quello dell’area progressista, che pure ha lavorato su un programma concreto. Sicuramente – conclude Federico – a questo progetto avremmo potuto arrivarci meglio, lavorarci da più tempo, ma sono intervenuti fattori imprevisti come la crisi politica e le elezioni Politiche in autunno che hanno fatto saltare il percorso avviato un anno fa”.