Vincenzo Cotugno, assessore uscente e cognato di Patriciello: “Contro di me hanno scatenato una guerra ma il tempo è galantuomo”
La sua mancata rielezione ha fatto rumore. Negli ultimi cinque anni ha ricoperto l’incarico di assessore alla Cultura e al Turismo del Molise portando a termine numerosi progetti: “Evidentemente altre forze sono state più forti del lavoro compiuto in questi anni. Sono amareggiato ma avrò sempre profondo rispetto per gli elettori”
Vincenzo Cotugno, assessore uscente della Regione Molise con delega a Turismo e Cultura – prima consigliere comunale a Venafro, poi sindaco dello stesso comune eletto nell’aprile 2005 – ha iniziato la sua carriera politica in Regione nel 2013, quando risultò il primo eletto nella circoscrizione provinciale di Isernia per la Lista “Rialzati Molise”. E’ stato consigliere regionale, presidente del consiglio regionale, vicepresidente della giunta e infine assessore.
In questa tornata elettorale ha raccolto 1277 voti con la lista di Forza Italia, ma non siederà fra i banchi del consiglio regionale.
Chiacchieriamo con lui, provando ad analizzare un voto che lo ha penalizzato pur avendo “fatto tanto per il territorio”. E’ amareggiato, naturalmente, ma prima dell’amarezza traspare il rispetto che “avrò sempre per l’elettore” dice.
Assessore, cosa non ha funzionato?
“Guardi, credo sia stato un voto che, per quanto riguarda me, abbia subito il condizionamento della guerra che mi è stata scatenata affinché i cittadini non mi votassero”.
Guerra da parte di chi? Dei suoi compagni di viaggio?
“Dei compagni di viaggio”.
Pensa che Aldo Patriciello abbia favorito la sua ‘non rielezione’?
“Non spetta a me rispondere a questa domanda, spetta piuttosto ad altri. Io elettoralmente non ho rapporti con Aldo Patriciello”.
Sì, ma politicamente crede che lo sgambetto glielo abbia messo l’europarlamentare?
“Deve chiederlo alle persone che ha telefonato e contattato. Io non sono certamente la persona più idonea a rispondere”.
Eppure lei non si è risparmiato in questi cinque anni. Di progetti se ne ricordano tanti
“Lei pensi che io me ne vado con una stagione, quella del 2023, già tutta programmata. C’è il cartellone di luglio, agosto, settembre ma anche dicembre. Ci sarà una grandissima stagione estiva, autunnale e invernale che abbiamo prodotto, beh… già soltanto questo la dice lunga. E le faccio un esempio: le Carresi. Mi sono speso fino all’inverosimile per questa manifestazione, e tutti me ne hanno dato atto. Poi, vado a vedere su San Martino in Pensilis e c’è un solo voto. Altro esempio: la ‘Ndocciata e i riti del fuoco di Agnone. Abbiamo operato h24 e con l’approvazione unanime di ognuno per rendere gli eventi oltre le aspettative, ma anche lì, prendo 4 voti. Ancora: Larino. Pure qui ho dato veramente non poco, prendo solo 5 voti e fra l’altro di amici di famiglia. Termoli, dove anche abbiamo lavorato moltissimo per il rilancio del turismo, 4 voti”.
Questo che vuol dire secondo lei?
“Che il voto è un voto espresso sulla base di promesse future e non sul lavoro svolto. Io non faccio promesse: ho chiesto un voto sull’attività svolta in questi cinque anni e quindi sui risultati raggiunti. Evidentemente non è bastato oppure non è stato apprezzato”.
Allora al di là degli sgambetti, lei pensa abbia inciso anche un mancato apprezzamento?
“Ma vede, il consenso è fatto di numeri e questi sono stati chiari. Evidentemente, però, questi numeri sono stati favoriti da messaggi negativi e da pressioni di altro tipo, chiaramente più forti del lavoro compiuto. E’ chiaro che se ci fosse stato il cosiddetto voto elettorale uguale al consenso di opinione generale che ho raccolto in questa campagna elettorale, avrei dovuto prendere 10 volte il totale delle preferenze raggiunto”.
Quindi se non c’è stato il voto prettamente elettorale…
“Avranno funzionato di più altre considerazioni, altre forze, altre pressioni. Probabilmente, alla fine, il voto non è poi così libero. E’ una grande e amara considerazione che purtroppo devo fare. Perché se non la facessi, starebbe a significare che per cinque anni, migliaia di persone mi avrebbero mentito. E io non ci credo”.
Che messaggi ha ricevuti dopo il voto?
“Di grande stima e rammarico, prima di tutto da parte dei dipendenti con cui ho lavorato in questi anni e questa cosa mi ha fatto commuovere. Poi messaggi di solidarietà politicamente bipartisan”.
Anche gli antagonisti?
“Certo. Ma vede, io nel ruolo istituzionale che ho ricoperto non ho mai fatto distinzioni fra chi era con me e contro di me. L’istituzione è sacra: il Comune amministrato eventualmente da un sindaco dello schieramento opposto al mio, se fa le cose fatte bene, ha il diritto di avere l’appoggio della Regione e quindi dell’Assessorato”.
Quindi lei non appartiene alla antipatiche dinamiche che chiamano a corte solo “gli amici degli amici”?
“Decisamente no. E può confermarlo chiunque. Io non ho elargito un solo contributo a pioggia. Ho lavorato con criteri oggettivi, con una commissione che ha operato senza mai alcuna interferenza da parte mia e che quindi ha condotto un lavoro in modo asettico privilegiando i progetti meritevoli”.
Lei era sempre a Campobasso, non è mai mancato agli appuntamenti istituzionali.
“Ho lavorato chiuso in ufficio – e lo rivendico con orgoglio e determinazione – dal lunedì al venerdì. Il sabato e la domenica mi giravo il territorio, laddove era richiesta la mia presenza. E quando non ero in assessorato, ero a Roma. Tutta la mia sfera personale è passata in quart’ordine. Ritenevo, e ritengo tutt’oggi, che il ruolo istituzionale vada onorato con lavoro e impegno. Perché è questo il dovere di un amministratore regionale”.
Ma non pare sia bastato.
“Non sono stato premiato è vero. Evidentemente sono intervenuti altri fattori: ne prendo atto con la serenità di sempre e con la certezza di avere la coscienza pulita per il grande rispetto che ho portato all’istituzione regionale, sia sotto il profilo comportamentale che dell’impegno e della passione”.
Si è già sentito con il Presidente Francesco Roberti?
“Sì. Gli ho fatto gli auguri”.
Adesso che farà Vincenzo Cotugno?
“Torno a fare il mio lavoro in azienda e a dedicarmi alla mia famiglia che ha pagato lo scotto della mia assenza in questi ultimi dieci anni. Tuttavia il mio impegno politico e sociale per il territorio non verrà mai meno ma credo che questo sia il dovere di ogni buon cittadino”.
Per il resto, invece, si dice di solito: il tempo è galantuomo.
“Il tempo è galantuomo. E’ una magra consolazione. Pensi che c’è chi in questo momento sta brindando ancora alla mia mancata elezione. Allora, al di là della galanteria del tempo in cui pure credo, mi spiace una tale pochezza di spirito. Mi scuote una tale mediocrità morale, etica e umana. Devono brindare, certo. Ma lo facciano ai loro successi non alla mia mancata elezione”.
La frattura con Aldo Patriciello è insanabile?
“Io con lui non ho avuta nessuna frattura. Non ho deciso nulla. Ho scelto di fare un percorso coerente e dunque con la consapevolezza e il rigore di mantenere gli impegni presi con gli elettori e che ho mantenuto per cinque anni. Mi spiace, ma io non butto a mare i compagni di viaggio per ordine di nessuno. E forse sì, il tempo è davvero galantuomo”.
La politica, piena di lati oscuri…
“La politica. Ma l’istituzione è altro. E non può essere barattata per interessi personali né per scontri politici. L’ istituzione va oltre le beghe politiche e i personalismi. È sacra, va salvaguardata. Anche contro tutto e tutti e nel pieno rispetto dei cittadini. Io ho cercato di fare soltanto questo. Ne ho pagato lo scotto? Non mi interessa. Rifarei tutto. La correttezza e l’onestà sono fonte di vita e di cultura”.

