Rocchia (Lega) a Venittelli: “Candidarsi non è uno scandalo. Basta populismo e guerre ideologiche su sanità”
Il dottore (primario del Ps del Cardarelli) fa una sorta di replica alla candidata del Pd Laura Venittelli che ai microfoni di Antonello Barone aveva definito uno scandalo il fatto che dei medici del Servizio sanitario pubblico fossero candidati con la Lega
Candidarsi non è uno scandalo, ma un diritto. Anzi un dovere civico. Perché non c’è nulla di più nobile che occuparsi del bene comune e della collettività.
Per me diventa ancor di più un dovere dopo le esternazioni sulla sanità da parte di candidati che conoscono la materia attraverso la lettura superficiale di qualche delibera regionale, proposta di legge, facendosi di conseguenza una idea del tutto distorta e anni luce lontana dalla realtà.
Il problema della sanità nella nostra regione ha retaggi decennali e conosce motivazioni complesse e contorte che vanno anche oltre i problemi locali.
In primis, c’è la questione della carenza del personale medico che mi vede impegnato costantemente in prima persona, insieme ai dirigenti aziendali, nel tentativo spesso vano di risolverlo. Come tutti sanno, non è affatto limitata al Molise e le cause sono complesse: dalla organizzazione universitaria formativa fino alle conseguenze di un lunghissimo piano di rientro che sta subendo la nostra regione, che per troppo tempo ha visto bloccati i concorsi, con conseguente impossibilità a reintegrare tutti i medici che progressivamente andavano in pensione e quindi con il depauperamento quantitativo e qualitativo delle nostre Unità Operative.
Tali UU.OO. pertanto non rappresenteranno mai motivo di attrazione per i giovani medici e quindi i concorsi vanno spesso deserti… senza soldati non si può fare la guerra e tantomeno vincerla.
Senza poi trascurare le caratteristiche del nostro territorio, costituito da tanti piccoli paesi poco collegati (ciò ha quasi imposto la presenza di numerose strutture ospedaliere, almeno sei, più tre ospedali privati), le questioni legate all’emergenza territoriale e tutte le altre problematiche della Medicina generale.
Se volessimo approfondire tutti i problemi politico sanitari, dovremmo avere ben altri spazi di discussione, ma una cosa è certa: non è criticando a priori e in modo strumentale una proposta di legge che automaticamente si risolvono i succitati problemi.
Pensarlo significa non aver compreso la portata della questione, peraltro è notorio che tutte le regioni adottano modelli organizzativi diversi perché è l’autonomia stessa che prevede che le regioni possano legiferare autonomamente in tema di salute.
Autonomia non significa, comunque, che il ministero competente non abbia ruolo di indirizzo e non ci sia intesa tra Stato e Regione per la definizione dei livelli di prestazione, obiettivi di servizio e delle conseguenti coperture finanziarie.
Sicuramente, chi vive ogni giorno la realtà ospedaliera sa quanto possa essere importante la semplificazione delle procedure, l’accelerazione di alcuni procedimenti, la sburocratizzazione… ma soprattutto chi organizza un servizio ne conosce le risorse, le criticità, le emergenze e i costi.
Una migliore progettazione delle risorse e una spesa più efficace in base alle reali esigenze del territorio e dell’utenza è decisiva.
Per la sanità molisana la sfida è sicuramente complessa, ma non impossibile e solo chi è direttamente a contatto tutti i giorni con tale realtà, così difficile e così delicata, può farsi davvero carico di trovare le giuste soluzioni.
Questo Paese, non solo questa Regione, non può più permettersi di svilire le competenze e di affidare la cura delle criticità a slogan populistici o peggio ancora alla logica dell’uno vale uno…
Abbiamo già perso troppi anni in guerre ideologiche e inutili. La nostra sanità merita ben altro. Nicola Rocchia


