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Il voto per la Regione dimostra che i partiti sono contenitori vuoti: contano i candidati

Le preferenze passate sotto la lente delle “conoscenze” e delle “relazioni”, perchè le urne hanno dimostrato che, più che i partiti, sono i politici (e la loro rete di relazione) a fare la differenza. Vale a Termoli come a Campobasso, a Venafro come a Riccia e a San Martino.

I più votati a Campobasso città sono stati 3 degli attuali consiglieri di Palazzo San Giorgio, a Termoli il più votato è stato l’attuale vicesindaco Ferrazzano. A Isernia invece, città capoluogo di provincia, il più votato è stato Roberto Di Baggio, sottosegretario Toma uscente.

CAMPIONI DI PREFERENZA DI CAMPOBASSO SONO 3 CONSIGLIERI COMUNALI

I più gettonati a Campobasso sono stati i consiglieri Pd, in opposizione al Governo Gravina, Giose Trivisonno con 932 e Alessandra Salvatore con 928. Segue Massimo Sabusco della Lega che ha ottenuto quasi 900 preferenze e che, come anche la Salvatore, entrerà in Consiglio regionale. Il quarto più votato nel capoluogo è stato Gianluca Cefaratti, consigliere regionale uscente e riconfermato, in lizza con Il Molise che Vogliamo. A seguire buone affermazioni personali dell’avvocato Fabio Cofelice (724 voti con Noi Moderati), l’ex presidente del Consiglio regionale Salvatore Micone che, candidato con Fratelli d’Italia, è con oltre 4700 voti (di cui 702 presi a Campobasso) in regione il campione assoluto di preferenze.

Elly Schlein

Oltre 600 voti a Campobasso anche per l’ex assessore ai Trasporti, veterano del Consiglio regionale, Quintino Pallante, e Micaela Fanelli, originaria di Riccia. Per l’esponente dem i voti ottenuti a Campobasso sono stati 630, molti di più del suo ‘collega’, nonché segretario di partito, Vittorino Facciolla che nel capoluogo ha totalizzato 160 preferenze. 602 voti anche per il medico Felice Di Donato, che però – candidato con Progresso Molise, lista che non ha superato il quorum – non vedrà aprirsi le porte di Palazzo D’Aimmo. Appena 522 voti poi per l’assessore all’Ambiente Simone Cretella, candidato con il M5S e molto lontano dall’ottenere il seggio.

IL VICESINDACO DI TERMOLI FERRAZZANO SUPER VOTATO IN CITTÀ 

A Termoli invece, la città del sindaco-vincitore Francesco Roberti, i candidati erano diversi ma nessuno ce l’ha fatta ad ottenere l’ambito posto in Consiglio. Ma i più votati chi sono stati? Il primo è il vicesindaco Enzo Ferrazzano che, candidato coi Popolari – lista che ha ottenuto un solo seggio mentre il secondo, che sarebbe stato proprio di Ferrazzano, andrà al candidato sconfitto Gravina – ha ottenuto ben 1.222 voti. Il vicesindaco, assessore ai Lavori Pubblici nella Giunta Roberti, non entrerà dunque in Consiglio regionale ma si troverà presumibilmente a fare il sindaco fino a nuove elezioni, previste per la primavera 2024. Il secondo più votato in città è stato l’ex primario del Pronto Soccorso, attualmente primario al Cardarelli, Nicola Rocchia. Ben 920 voti per lui che di fatto ha trainato la lista della Lega, in cui era candidato, che è risultato il primo partito in città. La Lega infatti ha ottenuto a livello complessivo il 6% ma a Termoli la percentuale sale addirittura al 14.24, sbaragliando tutte le altre.

vincenzo ferrazzano

BUONA AFFERMAZIONE DI LAURA VENITTELLI (PD) – Sul podio dei più votati a Termoli infine un esponente del Pd, l’avvocato Laura Venittelli, ex parlamentare, che ha ottenuto 677 preferenze. Volendo continuare la classifica, la quarta più votata è stata l’assessore al Sociale Silvana Ciciola (462 voti con FdI). Candidato con Forza Italia, che in città ha avuto poco più dell’11%, campione di preferenze è stato il dottor Gianfranco Cammilleri. Più votato nel M5S, e nella top ten, il consigliere comunale Nick Di Michele. Dopo di lui, con quasi 300 voti, il direttore del distretto sanitario di Termoli Giovanni Giorgetta. La sua lista, di chiara espressione patricelliana, in città non ha avuto il seguito che ha avuto in altri territori (su tutti Venafro) ma lui ha portato un buon bottino di voti alla causa.

Nicola rocchia

PRIMI PARTITI: A CAMPOBASSO FRATELLI D’ITALIA, A TERMOLI LA LEGA SALVINI – Diversi, diversissimi, i risultati complessivi dei partiti nelle tre principali cittadine del Molise, peraltro comuni di residenza dei 3 candidati che si sono sfidati per la guida della Regione. A Campobasso il più votato è stato Fratelli d’Italia, il partito che guida il Governo, con il 15.63%. A seguire si è piazzato il Pd con quasi il 14%, terzo invece il M5S (partito dell’Amministrazione e del sindaco Gravina) con poco più del 10% e dunque una percentuale superiore al risultato generale avuto in regione.

A Termoli invece, come detto, il primo partito è risultato quello della Lega, in controtendenza con l’andamento generale (la Lega ha ottenuto per poco il quorum). Oltre il 14% per il partito di Salvini a Termoli ma va detto che tra i candidati in lista c’erano i termolesi Rocchia, Colaci e Fraraccio. Secondo partito a Termoli è stato il Pd che qui ha ottenuto il 14% dei voti, circa 2 punti percentuali in più di quelli avuti a livello complessivo. Candidati autoctoni in questo caso erano Venittelli e Vigilante. Terzo partito a Termoli Fratelli d’Italia che si è fermato al 13.9% (c’erano in lista Ciciola, Cocomazzi e Paduano).

A Isernia invece tutta un’altra storia. Qui il partito più votato è stato Forza Italia con oltre il 23.5%, seguito da Fratelli d’Italia quasi al 20% e poi dalla lista Il Molise che Vogliamo (14%). Solo quarto il primo partito della sinistra, in questo caso il Pd appena sopra il 9%.

roberto di baggio

A ISERNIA PRIMO DI BAGGIO, POI CALENDA E TERZO IORIO – A Isernia, storica roccaforte del centrodestra anche per la decennale presenza di Michele Iorio e la forte influenza di Aldo Patriciello, il primo partito è Forza Italia che vanta anche il candidato più votato in assoluto in città. Si tratta di Roberto di Baggio, ex sottosegretario di Donato Toma, che entra in consiglio regionale nelle quote azzurre. Per lui 960 preferenze. Il secondo degli eletti è invece Raimondo Fabrizio con 820 voti della lista il Molise che Vogliamo. Michele Iorio con Fratelli d’Italia è quarto, quasi alla pari con Filomena Calenda: quest’ultima 694 voti e Iorio 692. I candidati locali della coalizione progressista sono andati decisamente male malgrado il sostegno della Giunta del sindaco Piero Castrataro: 320 preferenze per Lucio Pastore, ex primario del Ps; 212 per Ottavio Balducci del MoVimento 5 Stelle, mentre Emilio Izzo (che è di Isernia e che si è candidato alla carica di governatore con Io non voto I soliti noti) ha messo insieme 183 consensi personali. 150 le preferenze assegnate all’ex Assessore al Turismo Vincenzo Cotugno, candidato con Forza Italia – Berlusconi per il Molise, arrivato quinto nella sua lista.

IL CASO VENAFRO – Storia a sé quella di Venafro, territorio dove Patriciello fa carte e la sinistra ha decisamente poco appeal. Qui Fdi sfiora il 27%, percentuale simile a quella che si riscontra nei sondaggi nazionali; c’è poi Il Molise che Vogliamo (lista Patriciello) con il 21.4%, seguito da Forza Italia a poco più del 12%. In quarta posizione la lista – questa pro Gravina – di Costruire Democrazia e poi a distanza tutte le altre.

A Venafro il vicesindaco Marco Valvona con 949 preferenze porta il partito di Fratelli d’Italia a essere il primo partito cittadino. Qui Cotugno, che pure era sostenuto da una parte degli elettori, si è fermato a 327 voti. È andata meglio la sindaca di Pozzilli Stefania Passarelli (814) e nel centrosinistra Antonio Tedeschi di Costruire Democrazia, che ha riportato 516 voti. Il consigliere comunale del Pd Stefano Buono è stato il più votato nel Pd con 386 voti nella sua Venafro, dove il centrosinistra è andato malissimo e il PD si è fermato sotto il 9% dei consensi. Male però anche Massimiliano Scarabeo, imprenditore e già consigliere regionale proprio di Venafro, che in Fratelli d’Italia ha riportato 2009 voti.

Situazione radicalmente opposta a quella di altri due comuni relativamente grandi del Molise, e cioè Riccia e San Martino in Pensilis, rispettivamente appannaggio di Micaela Fanelli e Vittorino Facciolla.

comizio fanelli decaro

A RICCIA STRAVINCE IL PD DI FANELLI, A SAN MARTINO IL PD DI FACCIOLLA – A Riccia il PD ha superato il 37% e Micaela Fanelli (ex sindaca e consigliera uscente) con 832 preferenze è risultata la più votata. A San Martino in Pensilis addirittura, dove erano candidati sia il segretario regionale Pd Vittorino Facciolla che Francesco Totaro (con la ricomposizione di Articolo 1) il PD ha sfiorato il 61% dei consensi. 978 voti per Facciolla, 329 a Totaro. Molto indietro tutti gli altri partiti, con Fratelli d’Italia che si è fermato al 6,6%, più o meno come il MoVimento 5 Stelle.

I PARTITI SONO CONTENITORI VUOTI, IL CONTENUTO SONO LE RELAZIONI – Il voto per la Regione è stato la dimostrazione, semmai ai molisani occorresse una ulteriore conferma di quello che già si sa, che i partiti intesi come contenitori di ideologie e spinte programmatiche poco o nulla contano in un territorio dove ci si conosce tutti e dove c’è un rapporto pressoché diretto tra elettorato e candidato. Si spiegano secondo lo stesso meccanismo le elezioni di gran parte dei “neo-vecchi eletti” in Consiglio regionale, che possono vantare (più che sulla forza di partiti politici, che cambiano con la facilità di una giacca vedi caso Micone passato dai centristi a Fratelli d’Italia in un battibaleno) su una rete del consenso collaudata e fitta di relazioni clientelari. D’altronde è più o meno la stessa cosa che l’europarlamentare Aldo Patriciello ha avuto modo di raccontare in una intervista pre-voto rilasciata al Fatto Quotidiano che ha fatto molto discutere, quando ha parlato di ‘famiglie’ e ‘relazioni’ ben più importanti delle ideologie. Avendo ragione: è esattamente così.

L’ultima prova arriva da Campomarino dove i due partiti maggiori sono, allo stato attuale, Forza Italia e UDC, quest’ultimo mediamente al di sotto del quorum necessario per poter ambire alla ripartizione dei seggi in consiglio. Il perché è presto detto: in Forza Italia correva l’ex sindaco Gianfranco Camilleri, che ha riportato 539 preferenze, mentre nell’Udc era in corsa un altro ex sindaco, Marcello Catena, che ha riportato ben 569 preferenze. Una guerra interna alla coalizione di centrodestra che non ha nulla a che fare con i partiti: ognuno ha fatto campagna elettorale per se stesso, in forma individuale. Se anche i partiti-contenitori fossero stati diversi, difficilmente il risultato finale sarebbe stato diverso. La prova regina è fornita dal dottor Nicola Rocchia, che ha avuto un ottimo risultato personale pur essendosi candidato con un partito, la Lega, del quale per sua stessa ammissione “non condivido tutto, ma solo qualcosa”.