Il politologo D’Alimonte: “In Molise scenario aperto, Regionali test per politica nazionale. Non escludo sorprese”
Le variabili del voto del 25 e 26 giugno analizzate da Roberto D’Alimonte, esperto di sistemi elettorali ed editorialista de Il Sole 24 Ore. “L’accordo tra Pd e M5S e la morte di Silvio Berlusconi giocano un ruolo di test per il piccolo Molise. Il fattore astensionismo? Avrà un ruolo determinante”. Il professore della Luiss ipotizza anche le possibili strade di Forza Italia dopo la morte del Cavaliere.
L’alleanza – per la prima volta in una regione italiana – tra il Pd e il M5S. La morte – improvvisa – di Silvio Berlusconi, che si trascina la domanda delle domande: ora che accadrà? E poi la scelta di un moderato (Gravina) a capo della coalizione dei progressisti, ma anche le dichiarazioni di Giuseppe Conte che esclude un’alleanza organica con il Pd della Schlein. E, soprattutto, il fattore astensionismo, che “giocherà un ruolo essenziale”.
Roberto D’’Alimonte, politologo ed esperto di sistemi elettorali, di una cosa è certo: “Il voto del piccolo Molise rappresenta un test interessante sia per l’accordo nel centrosinistra che per un altro motivo: è il primo test elettorale del post berlusconismo, utile quanto meno per vedere un eventuale effetto emozionale in un senso o nell’altro”.
Nell’analisi di D’Alimonte, originario del Molise (trascorre alcuni periodi dell’anno nel suo comune di origine, Guglionesi), editorialista de “Il Sole 24 ore” e professore ordinario nella facoltà di Scienze Politiche della Luiss dove insegna Sistema Politico Italiano, entrano in campo diversi elementi che lo portano a dire che “l’esito delle elezioni del Molise non è scontato.Sicuramente il centrodestra sembra in vantaggio per lo scenario nazionale che in questo momento premia soprattutto Fratelli d’Italia, ma ci sono diverse variabili che potrebbero riservare sorprese. Non lo escludo”.
C’è l’accordo tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, prima di tutto. “Ed è un aspetto interessante – dichiara D’Alimonte – perché la segreteria del Pd nazionale fa l’accordo con Conte e in Molise il Pd cede al Movimento 5 Stelle il candidato presidente. Questo, al di là del fatto che è passato inosservato per gran parte degli osservatori politici, ha invece valore di test significativo, specialmente in un momento in cui Conte ribadisce che non esiste il campo largo e che di fare una alleanza organica con il Partito Democratico non se ne parla. Tuttavia sembra che questa novità cada nel vuoto alla luce delle dichiarazioni di Conte che respinge l’ipotesi di una alleanza organica tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico”. È la prima incognita del voto guardando nel centrosinistra: sarà premiante? O destabilizzante per l’elettore?
Il fatto che Roberto Gravina sia sostenuto da tutto il partito, apparentemente senza defezioni, e il fatto che la lista del Partito Democratico sia segnata da una forte rivalità interna “che significa anche voti”, precisa D’Alimonte, sono elementi che aprono a scenari inediti per il territorio. D’Alimonte fa i conti: “Il centrosinistra in Molise alle ultime Politiche, tra Pd, 5S e Verdi, come base aveva un quantitativo di voti superiore a quello del centrodestra (all’incirca 47% contro 43%) ma sappiamo che le Regionali sono un’altra cosa eppure non direi che c’è un esito scontato. Inciderà sicuramente la percentuale di astensionisti, quello è il vero dato che fa la differenza”.
Alle Politiche del 2022 ha votato il 57% dei molisani aventi diritto. “È chiaro che se ora si recherà alle urne meno del 50% questo astensionismo andrà a penalizzare il centrosinistra, perché sul piano del reticolo delle clientele e dei rapporti il centrodestra è più forte”.
Avevamo sentito il professor D’Alimonte in occasione delle elezioni Politiche dell’estate 2022 quando aveva preannunciato, alla luce di sondaggi e alleanze, la nettissima vittoria del centrodestra sia alla Camera che al Senato. “Non ho alcun dubbio su questo – aveva detto già ad agosto scorso – e credo che questo pronostico possa essere smentito solo da qualche variabile al momento imprevedibile”. Di variabili non ce ne sono state e il centrodestra ha stravinto le elezioni Politiche che hanno portato Giorgia Meloni a diventare premier. Diverso il caso delle Regionali del 25 e 26 giugno 2023. L’unico sondaggio finora circolato su un campione di mille persone (Tecnè) dà il centrodestra in vantaggio con una forbice compresa tra 5 e 8%.“Non è tantissimo – chiarisce Roberto D’Alimonte – ma direi che nonostante la poca popolarità del governo di Donato Toma e nonostante il fatto che il candidato di centrodestra non stia facendo una campagna elettorale particolarmente attiva, almeno all’apparenza, sarà interessante vedere se la morte di Silvio Berlusconi farà scattare un riflesso emotivo nell’elettorato di centrodestra”. L’esperto non esclude però nemmeno l’ipotesi opposta, cioè il dirottamento di una parte di voti da Forza Italia a Fratelli d’Italia o ad altre liste del centrodestra.
“Un segnale è arrivato oggi (ieri, ndr) nel corso dei funerali che hanno messo in luce il rapporto tra Marta Fascina, deputata azzurra e ultima compagna del Cavaliere, e la famiglia. Seduta in prima fila con i figli, mano nella mano con la primogenita Marina fuori dalla cattedrale. Bisognerà vedere se questo asse tra Marina e Marta riesce a tenere insieme il partito – la riflessione del professor D’Alimonte – ma io ne dubito perché Marina non sembra avere molta voglia di fare politica e tuttavia stare dietro le quinte non funziona quando ci sono le elezioni e bisogna metterci la faccia. Inoltre – aggiunge D’Alimonte – lo zoccolo duro di Forza Italia necessita di una sorta di dinastia: ci vuole Berlusconi o, come dicevo, un Berlusconi per evitare la diaspora e anche per poter mantenere il simbolo”. A queste condizioni, così com’è, è tutto rimesso in discussione. Il secondo scenario è quello che una parte di Forza Italia confluisca in un partito di centrodestra più ampio e più moderato di Fratelli d’Italia. “Marina Berlusconi potrebbe essere tentata da questo accordo anche se sarebbe un paradosso: farebbe quello che ha fatto il padre nel 2008 ma a parti invertite. Allora Berlusconi si prese Alleanza Nazionale, oggi invece sarebbe Fratelli d’Italia, erede di Alleanza Nazionale, a prendersi Forza Italia ma questo richiede che Marina sia d’accordo ad accettare una cosa del genere e d’altronde implica anche che Giorgia Meloni accetti di cambiare il simbolo, forse anche il nome. Insomma, è una grossa scommessa”.
Per il politologo lo scenario più plausibile resta proprio quello della diaspora. “Non ho la sfera di cristallo ma mi sembra la eventualità più probabile”. (Monica Vignale e Roberta Morrone)



