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Va in pensione Clipper, lo spartineve comprato dagli emigrati col concerto di Sinatra

Arrivò a Capracotta nel 1950 e fu donato dai capracottesi emigrati negli Stati Uniti memori degli inverni rigidi e della neve che era solita coprire il comune altomolisano. Sarà posizionato in una teca in prossimità della piazza centrale del paese

Lui si chiama Clipper, ed è uno spartineve. Quello che il 16 gennaio 1950 arrivò a Capracotta, su una nave che attraccò al porto di Napoli. Fu donato dai capracottesi emigrati negli Stati Uniti. Loro, consapevoli degli inverni rigidi e della moltissima neve che ogni inverno rendeva difficile la vita nel (loro) comune altomolisano, scelsero di fare un dono utile alla comunità. E per comprare Clipper organizzarono finanche un concerto con Frank Sinatra. Momento che permise di raccogliere i fondi necessari.

Ecco allora che Clipper sbarcò a Napoli, arrivò a Capracotta e dal 1950 fino agli anni ’70 contribuì ad aiutare la popolazione alle prese con bufere e tempeste di neve.

Clipper, adesso, ha compiuto il suo ultimo viaggio. Il 18 maggio sarà posizionato definitivamente nella teca “che abbiamo voluto realizzare per custodirlo come si fa con un gioiello prezioso, a memoria di tutti, soprattutto delle nuove generazioni” racconta il sindaco Candido Paglione ma “la cerimonia ufficiale di inaugurazione della teca ci sarà nel prossimo mese di settembre, in occasione della Festa della Madonna di Loreto, proprio per consentire a tutti, in modo particolare ai capracottesi d’America, di essere presenti a questo importante evento”.

Mentre parla, Candido Paglione, rammenta che di quegli anni, per quanto lui fosse ancora bambino, non riesce a dimenticare le nevicate interminabili e considerevoli. Tant’è che per far fronte a quegli inverni gli emigrati pensarono a Clipper, costruito in Alaska. E sotto la scritta che cita il nome, si legge ‘snow fighter’, combattente della neve: era proprio così. Dotato di tecnologia minima (erano gli anni ’50) ma potente e maestoso, era l’unico mezzo meccanico concepibile per quell’epoca. Capace di abbracciare tutta la carreggiata con un vomere che “per quanto grande – ricorda Paglione – all’arrivo a Capracotta, gli abitanti furono costretti a limarne le ali”.

Poi ricorda quando, liceale – “era il 3 dicembre 1973” – una mattina di inverno, diretto ad Isernia a bordo della A112 di un “professore di educazione fisica del paese” arrivammo in zona Monteforte con Clipper che ci precedeva ma che, a causa della bufera che accumulò quasi quattro metri di neve, improvvisamente rimase bloccato a cavallo della stessa. Erano le 7 della mattina, siamo rientrati a casa alle 8 la sera con l’autista dello spartineve che da solo, con la pala, era riuscito, dopo ore, a liberare quel pezzo di strada per permettere al mezzo il rientro”.

Clipper, mezzo storico che rappresenta la ‘salvezza’ contro le difficoltà dei lunghi inverni è stato conservato per circa quattro anni. Poi l’idea di Candido Paglione: “Dovevamo recuperare un’area degradata del paese, abbiamo deciso di sistemarla (si trova vicino alla piazza principale) e ho condiviso con la giunta e la maggioranza di porre proprio lì, in una teca, lo spartineve che rappresenta Capracotta e i capracottesi emigrati”.

Venerdì – 19 maggio – sarà  sistemato nel posto a lui dedicato, ma la cerimonia ufficiale si terrà a settembre in occasione della festa della Madonna che a Capracotta si tiene ogni tre anni per permettere ai capracottesi emigrati in America di tornare in Molise. E tornano eccome. Attaccati alla loro terra, non mancano mai. “Ora – continua Paglinoe – per la prima volta la festa non si tiene dal 2017 a causa della pandemia e tutto ciò che ne è conseguito. Quest’anno sarà un ritorno stroardinario”. Un omaggio alla storia, alla tradizione e un ringraziamento agli emigrati che hanno permesso a Clipper di aiutare i concittadini che scegliendo di restare hanno accettato la sfida con i rigidi inverni che non mancano mai. Da sempre.