Vibac, fronte per evitare i licenziamenti. Sotto accusa il fondatore dell’azienda: “Solo al Ministero può cambiare idea”
Vertice in Comune a Termoli fra sindacalisti e operai con il sindaco Roberti, il senatore Della Porta e il presidente del Cosib Di Pardo per evitare i 126 licenziamenti annunciati
Portare la vicenda Vibac al Ministero delle imprese e del made in Italy nel giro di pochi giorni. Questo l’obiettivo concordato al termine della riunione svolta nel tardo pomeriggio di giovedì 9 marzo nella sala consiliare del Comune di Termoli dove il sindaco Francesco Roberti, affiancato dal presidente del Cosib Roberto Di Pardo e dal senatore Costanzo Della Porta, ha ricevuto i sindacalisti e i dipendenti dello stabilimento che produce nastri adesivi al nucleo industriale termolese, dove nelle scorse settimane l’azienda ha annunciato la procedura per 126 licenziamenti a partire da luglio. Tanti erano presenti in municipio, preoccupati per quello che potrebbe succedere loro. Assente la Regione Molise, che da poche ore è rimasta senza assessore al Lavoro.
Il sindaco si è fatto descrivere nel dettaglio la situazione dai vari sindacalisti intervenuti. Fra loro Massimiliano Recinella della Femca Cisl ha riferito della preoccupazione “anche per altri stabilimenti Vibac in Italia che ci hanno portato allo stato di agitazione” Sulla presunta ristrutturazione degli impianti, cui è legato l’attuale periodo di cassa integrazione straordinaria che va avanti da 15 mesi, Recinella ha aggiunto che “via vai di mezzi pesanti non se ne sono visti e l‘azienda non ci permette di verificare impedendoci l’ingresso in fabbrica”.

Lino Zambianchi della Filctem Cigl ha ribadito che “i lavoratori sono in cassa integrazione straordinaria fino a luglio per una ristrutturazione della quale al momento c’è ben poco. L’azienda va minacciata dal punto di vista sindacale e politico perché intende ridurre i dipendenti e chiudere una linea a Termoli”. Poi ha ricordato come “oltre i 126 licenziamenti annunciati ci sono 50 interinali che sono andati a casa da giugno per volere dell’azienda”.
Durante la discussione il sindaco Francesco Roberti ha tentato di telefonare, davanti a tutti ma senza successo, al proprietario dello stabilimento Vibac Piero Battista. Proprio l’imprenditore, 85 anni, è finito sotto accusa. “Siamo stati partecipi a una riunione del Mise anni fa dove la forte componente della Regione Toscana gli fece cambiare atteggiamento” ha riferito Carlo Scarati della Uiltec. “È un personaggio estremamente ambiguo che ha licenziato figli e nipoti, è un soggetto particolarissimo che può cambiare idea soltanto se a un tavolo ministeriale capisce che può perdere più di quanto sta facendo perdere lui a Termoli”.

L’esponente Cgil Giuseppe Tarantino ha esposto quanto scoperto tramite una visura camerale del 2021 sull’azienda. “Quello che produce a Termoli, lo produce anche a Vinci. Quindi se c’è la crisi per Termoli, dovrebbe esserci anche in Toscana. Ci sono elementi strani e distorti”. Per Tarantino è “necessario chiedere il tavolo ministeriale con tutte le regioni dove la Vibac dovrebbe spiegare un piano industriale credibile. Non possiamo stare dietro a una persona così”.
Inoltre è emersa la preoccupazione di molti per il fatto che l’azienda potrebbe decidere di esternalizzare la produzione in Serbia, dove ha già uno stabilimento in crescita. “Siamo stati noi – hanno detto le Rsu – a far progredire quell’impianto con le nostre trasferte lì”.
“Non si può con una mano prendere finanziamenti dallo Stato italiano e dall’altro delocalizzare all’estero” ha affermato il sindaco Roberti.
Ha in qualche modo tentato di rassicurare i presenti il presidente del Consorzio industriale Roberto Di Pardo. “Se da un lato è giusto essere arrabbiati, ci sono anche due motivi per essere rassicurati. Dalla lettura dei bilanci della Vibac, si evince che l’azienda è solida, non ha indebitamenti. Dall’altra lui non può chiudere Termoli per spostarsi altrove senza informare i tavoli ministeriali”. Poi ha proseguito: “Se questo signore ha deciso di chiudere lo stabilimento parliamo del nulla. Se invece vuole ristrutturare ci sono tutte le possibilità: la zona Zes, l’obiettivo 1, la defiscalizzazione. Cose che in Toscana o in Abruzzo non trova”.
Il senatore Costanzo Della Porta ha assicurato il proprio impegno per portare la vertenza al tavolo ministeriale da subito. “Ho tanti amici in Vibac, me l’hanno sempre descritta come un’azienda solida. È situazione surreale, i periodi di crisi possono essere congiunturali ma arrivati a questo punto qualcosa non torna”.
L’esponente di Fdi si è fatto inviare la documentazione pregressa e ha chiesto di avere anche il verbale del vertice fra sindacati e azienda previsto per oggi pomeriggio 10 marzo.
A quel punto la questione si sposterà verso Roma, visto che Della Porta porterà la questione al ministro Adolfo Urso, mentre tramite Roberti anche l’onorevole Lorenzo Cesa ha assicurato un interessamento per discuterne al Ministero. “Ma abbiamo poco tempo – ha ribadito Tarantino – appena 75 giorni”. Della Porta ha chiesto loro di parlare con una voce sola. “Siamo compatti, nessuno accetterà i licenziamenti“.






