Sentenza Cassazione su Tedeschi
|Il Pd: “Avevamo ragione, triste pagina”. Duro l’altro ricorrente Scarabeo: “Pressapochismo e giochini di potere smascherati”
Tedeschi non poteva essere ‘cacciato’ dal Consiglio regionale, l’abrogazione della ‘surroga’ (era l’aprile 2020) era illegittima, come ha stabilito oggi, con apposita sentenza, la Corte di Cassazione.
Inevitabili i commenti politici alla notizia del giorno, dal Partito Democratico molisano all’ex consigliere Massimiliano Scarabeo, anche quest’ultimo ‘buttato fuori’ dopo la norma votata dalla maggioranza con il sì dei 5 Stelle. Norma che abolì – in corso di legislatura (questo il punto alla base della decisione della Corte) il meccanismo di sostituzione degli assessori in Aula che era stato introdotto dalla legge elettorale approvata nella precedente legislatura Frattura. Istituto che aveva consentito l’ingresso dei primi dei non eletti ovvero Paola Matteo, Nico Romagnuolo, Antonio Tedeschi e Massimiliano Scarabeo al posto rispettivamente di Vincenzo Cotugno, Roberto Di Baggio, Vincenzo Niro e Nicola Cavaliere, nominati assessori. Ma con l’emendamento allora approvato, e che da subito suscitò clamore e accuse, i quattro consiglieri ‘supplenti’ non sono potuti più rientrare a Palazzo D’Aimmo. Furono, in una parola, estromessi. E iniziò la battaglia legale per alcuni di loro.
Il Pd, con la consigliera regionale Micaela Fanelli, sottolinea l’errore politico – e procedurale – e afferma: “Anche su questa triste pagina, che ha visto quattro consiglieri regionali defenestrati dal Consiglio regionale da Toma, avevamo ragione“.
E ricorda che “Avevamo eccepito in Aula che ogni modifica della legge elettorale avrebbe potuto avere effetto solo dalla legislatura successiva. E oggi la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso di Antonio Tedeschi, ha confermato la validità di questo principio, smentendo e smontando, ancora una volta – l’ennesima – la protervia di Donato Toma e di tutti i consiglieri regionali che hanno avvallato, seppur con motivazioni differenti, la decisione di cacciare dall’Aula quattro colleghi”.
Con un subemendamento – prima firmataria appunto la Fanelli – si precisava appunto che “le modifiche alle leggi elettorali vanno applicate alle legislature successive a quella in corso, onde evitare esposizioni a possibili ricorsi e/o annullamenti alle modifiche”. Come successo.
“Avevamo quindi previsto tutto. Non perché siamo veggenti, non perché abbiamo voluto difendere colleghi consiglieri di altre forze politiche, ma perché nessuno può superare il limite dei principi di diritto. Una decisione illegittima, come oggi sentenzia la Corte, contro la quale mi sono battuta perché la certezza e l’affidamento per gli elettori che erano andati al voto con la vigenza dell’istituto della surroga (cioè la nomina del consigliere come Assessore determinava la sospensione dello stesso da consigliere con il conseguente subentro del consigliere successivamente eletto) non poteva successivamente essere modificata”.
Allora l’altro dem in Consiglio regionale, Vittorino Facciolla, così si espresse: “Con questa operazione Toma ha svilito il Consiglio regionale, mortificato e calpestato chi si è candidato con lui e i molisani che li hanno votati”. E ancora, “altro che quattro poltrone tagliate, è il segno del peggiore degrado della politica”. Mentre i 5S, che votarono sì allo stop dell’istituto della surroga, commentarono: “Finalmente abbiamo tagliato 4 poltrone in Consiglio regionale” e quindi “abbiamo ridotto i costi della politica”. Votò no anche il consigliere Iorio rimarcando che “la legge non può essere piegata a uso e consumo delle necessità del momento”.

Non poteva mancare il commento di Scarabeo, altro escluso dall’assise e anche lui ricorrente ma il cui procedimento è tuttora in corso. “Il vero giudice è il tempo. Apprendo la notizia del giudizio della Suprema Corte sul ricorso presentato dal Consigliere Regionale Antonio Tedeschi, in merito alla sua esclusione dal Consiglio Regionale del Molise a seguito dell’abolizione dell’istituto della surroga. Da quando, tre anni fa, la giustizia ha iniziato a occuparsi, nei vari gradi di giudizio, della questione, c’è stato chi se ne è lavato le mani, chi ancora deve sentenziare e, finalmente chi, nel bene e nel male, ha deciso: l’abrogazione della legge regionale del Molise che istituiva la surroga di un Consigliere Regionale nominato Assessore è incostituzionale.
Così la verità, che fin da subito si è cercato di fare capire ai presuntuosi e soloni Consiglieri votanti, è venuta fuori, sbugiardandoli in tutta la loro presunta sicumera. Una nuova lezione che li ridimensiona, ancor di più, in quel deserto politico e istituzionale, in cui, visto i risultati ottenuti, si sono autoconfinati in questi anni.
Personalmente non mi esprimo nel merito di questa vittoria, dato che il mio ricorso deve ancora essere definito, ma faccio volentieri, e di cuore, gli auguri all’amico Antonio per aver dimostrato da quale parte è la ragione. Certo come sono, di confermare ciò che ho espresso allora sul conto di questi scienziati della politica e dell’istituzione che rappresentano e con i quali mi guarderò bene di averci a che fare.
Voglio sperare che questa sentenza – continua Scarabeo – faccia capire che il pressappochismo e i giochini di potere altro non sono che l’immagine distorta di una verità che prima o poi viene a galla in tutta la sua trasparenza. Questa sentenza non ridà soltanto dignità a chi è stato sbeffeggiato da quattro quaquaraquà, ma rappresenta per questi ultimi, se avessero l’intelligenza di capirla, una vera lezione di vita”.




